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Sab 31 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Il Papa all'udienza generale: "L'amore rende liberi"

    Il cristiano è chiamato a vivere quell'amore che "rende liberi anche in carcere, anche se deboli e limitati”. Ne ha parlato il Papa all’udienza in piazza San Pietro, affrontando il terzo comandamento, dedicato al giorno del riposo. Il Decalogo “promulgato nel libro dell’Esodo”, precisa il Pontefice, è ripetuto “nel libro del Deuteronomio in modo pressoché identico”, fatta eccezione per questa Terza Parola, che compare prima come riposo per benedire la creazione e poi “commemora la fine della schiavitù”. Si tratta di un giorno in cui “lo schiavo si deve riposare come il padrone, per celebrare la memoria della Pasqua di liberazione”.

    Diversi tipi di schiavitù

    Papa Bergoglio chiarisce che esistono vari “tipi di schiavitù, sia esteriore che interiore”: ci sono, infatti, “le costrizioni esterne come le oppressioni, le vite sequestrate dalla violenza e da altri tipi di ingiustizia”; così come “i blocchi psicologici, i complessi, i limiti caratteriali”. Una serie di realtà esistenziali dalle quali è apparentemente impossibile prendere le distanze. Eppure la storia ci offre esempi di uomini che, pur segnati da forme di oppressione, sono riusciti a conoscere il “riposo della misericordia”: ad esempio, San Massimiliano Kolbe e il Cardinale Van Thuan.

    "La misericordia di Dio ci libera. E quando tu ti incontri con la misericordia di Dio, hai una libertà interiore grande e, anche, sei capace di trasmetterla”.

    Francesco affronta poi la “schiavitù del proprio ego”, una “schiavitù che incatena più di una prigione, più di una crisi di panico”. “L’ego - spiega il Papa- può diventare un aguzzino che tortura l’uomo ovunque sia e gli procura la più profonda oppressione, quella che si chiama ‘peccato’, che non è banale violazione di un codice, ma fallimento dell’esistenza e condizione di schiavi”.

    Invidia, ira, avarizia e altri peccati incatenano l'essere umano

    Innumerevoli sono i peccati che possono incatenare l’essere umano e Papa Francesco li ricorda: così non c’è tregua per il goloso, “perché la gola è l’ipocrisia dello stomaco, che è pieno ma ci fa credere che è vuoto”; “l’ansia del possesso distrugge l’avaro”; “il fuoco dell’ira e il tarlo dell’invidia rovinano le relazioni”.

    “Gli scrittori dicono che l’invidia fa venire giallo il corpo e l’anima, come quando una persona ha l’epatite: diventa gialla. Gli invidiosi hanno gialla l’anima, perché mai possono avere la freschezza della salute dell’anima. L’invidia distrugge”.

    Il “vero schiavo”, dunque, è colui che incapace di amare, e il terzo comandamento per i cristiani è “profezia del Signore Gesù, che spezza la schiavitù interiore del peccato per rendere l’uomo capace di amare”.

    “L’amore vero è la vera libertà: distacca dal possesso, ricostruisce le relazioni, sa accogliere e valorizzare il prossimo, trasforma in dono gioioso ogni fatica e rende capaci di comunione. L’amore rende liberi anche in carcere, anche se deboli e limitati”.

    La memoria liturgica del Santissimo Nome di Maria

    Saludano, infine, i pellegrini di lingua italiana papa Bergoglio ricorda l’odierna memoria liturgica del Santissimo Nome di Maria. Tutti noi cristiani siamo invitati a cogliere nel nome di Maria, il grande progetto che Dio ha avuto su questa creatura eccelsa, e, allo stesso tempo, la risposta d’amore che, da Madre, diede al suo Figlio Gesù, collaborando, senza risparmio, alla sua opera di salvezza”, ha concluso papa Francesco.

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