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Sab 31 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Il Papa all’udienza generale: “Salutiamo Benedetto che ci segue in tv”

    Papa Francesco ha invitato i fedeli presenti in piazza San Pietro ad augurare coralmente «buona Pasqua» «all’amato Papa Benedetto che ci segue in televisione» nel corso dell’udienza generale settimanale. Nella sua catechesi, che ha concluso un ciclo dedicato a riscoprire il significato della messa e dell’Eucaristia, Jorge Mario Bergoglio ha sottolineato che «i cristiani non vanno a messa per fare un compito settimanale e poi si dimenticano», ma, al contrario, «la messa è come il chicco di grano, che poi nella vita ordinaria cresce e matura nelle opere buone».

     

    «Cari fratelli e sorelle, buona Pasqua!», ha esordito il Papa nella prima udienza successiva alla domenica di Pasqua. «Voi vedete che oggi ci sono dei fiori, e i fiori dicono gioia, allegria. In certi posti la Pasqua la si chiama “Pasqua fiorita” perché fiorisce il Cristo risorto il fiore nuovo, fiorisce la nostra giustificazione, fiorisce la santità della Chiesa. Per questo tanti fiori e la nostra gioia, tutta la settimana noi festeggiamo la Pasqua tutta la settimana e per questo ci diamo una volta in più la “buona Pasqua”, diciamolo: “buona Pasqua”. E io vorrei che dessimo la “buona Pasqua”, è stato Vescovo di Roma, all’amato Papa Benedetto che ci segue dalla televisione: “buona Pasqua”, tutti diamo la “buona Pasqua”, e un applauso forte!»

     

    Con la catechesi odierna, ha detto il Papa, «concludiamo il ciclo dedicato alla messa, che è commemorazione ma non come soltanto memoria: si vive di nuovo la passione la risurrezione di Gesù». Affrontando il tema dei riti conclusivi della messa, Francesco ha sottolineato che «mentre la Messa finisce, si apre l’impegno della testimonianza cristiana. I cristiani non vano a messa per fare un compito settimanale e poi si dimenticano, no: i cristiani vanno a messa per partecipare a passione e risurrezione del Signore e poi vivere più come cristiani. Usciamo dalla chiesa per “andare in pace” a portare la benedizione di Dio nelle attività quotidiane, nelle nostre case, negli ambienti di lavoro, tra le occupazioni della città terrena, “glorificando il Signore con la nostra vita”. Ma se noi – ha insistito il Papa argentino – usciamo dalla chiesa chiacchierando, “guarda questo”, “guarda quello”, con lingua lunga… la messa non è entrata nel mio cuore perché non sono capace di vivere con testimonianza cristiana. Ogni volta che vado a messa devo uscire meglio di come sono entrato, con più vita più forza più voglia di dare testimonianza cristiana».

     

    In particolare, «celebriamo l’Eucaristia per imparare a diventare uomini e donne eucaristici. Che cosa vuol dire questo? Significa lasciare agire Cristo nelle nostre opere: che i suoi pensieri siano i nostri pensieri, i suoi sentimenti i nostri, le sue scelte anche le nostre scelte. E questo è santità: fare come ha fatto Cristo è santità cristiana». Seguendo gli scritti di San Paolo, «nella misura in cui mortifichiamo il nostro egoismo», ha spiegato Bergoglio, «cioè facciamo morire ciò che si oppone al Vangelo e all’amore di Gesù, si crea dentro di noi un maggiore spazio per la potenza del suo Spirito. I cristiani sono uomini e donne che si lasciano allargare l’anima con la forza dello Spirito Santo dopo aver ricevuto il corpo e il sangue di Cristo: lasciatevi allargare l’anima – ha esortato il Papa – non queste anime strette chiuse piccole egoistiche, no: grandi con grandi orizzonti, lasciatevi allargare l’anima con la forza dello spirito dopo aver ricevuto il corpo e il sangue di Cristo». I frutti della Messa, ha detto ancora il Papa, «sono destinati a maturare nella vita di ogni giorno. Possiamo dire così, un po’ forzando l’immagine: la messa è come il chicco di grano che poi nella vita ordinaria cresce e matura nelle opere buone, negli atteggiamenti che assomigliano a Gesù».

     

    L’Eucaristia, ha concluso il Papa, «aggiorna la grazia che lo Spirito ci ha donato nel Battesimo e nella Confermazione, affinché sia credibile la nostra testimonianza cristiana», «ci separa dal peccato» e, infine, «impegna nei confronti degli altri specialmente dei poveri, educandoci a passare dalla carne di Cristo alla carne dei fratelli, in cui egli attende di essere da noi riconosciuto, servito, onorato, amato». Per questo, «che la vita nostra sia sempre fiorita così come la Pasqua con i fiori della speranza, della fede, delle opere buone, che noi troviamo sempre la forza di questo nell’Eucaristia e nell’unione con Gesù».

     

    Dopo la catechesi il Papa ha salutato, tra gli altri, i pellegrini provenienti dai diversi paesi del Medio Oriente, sottolineando che «la Chiesa non fa l’Eucaristia, ma è l’Eucaristia che fa la Chiesa, perciò la partecipazione di ogni cristiano alla Divina Celebrazione è una necessità essenziale, affinché possa ottenere dalla fonte dell'amore divino la possibilità di potersi dissetare, oltre che di poter dissetare chi sta vicino. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga dal maligno! E quando la Chiesa celebra l’Eucaristia, fa la santità nostra».

    Iacopo Scaramuzzi - VaticanInsider

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