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Ven 30 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Il Papa: conoscere sé stessi per difendersi dalle manipolazioni del diavolo

    Ci siamo noi con le nostre “password” spirituali, le “parole che toccano il cuore perché rimandano a ciò per cui siamo più sensibili”. E c’è il diavolo, il “tentatore”, che “conosce bene queste parole-chiave” e tocca i nervi scoperti, tentandoci, ipnotizzandoci, illudendoci “con l’attrattiva” di carriera, titoli di studio, relazioni. Cose “belle ma illusorie”. Poi c’è Dio, unico a poterci dare “la conferma” del nostro valore: “Ce lo dice ogni giorno dalla croce: è morto per noi, per mostrarci quanto siamo preziosi ai suoi occhi”. Papa Francesco prosegue nell’udienza generale il ciclo di catechesi sul discernimento e in questo primo mercoledì di ottobre, parlando a migliaia di fedeli in Piazza San Pietro, invita a scavare nelle profondità dell’anima per “conoscere sé stessi”. Ciò che ci fa gioire, che ci fa soffrire, che ci fa capitolare.

    Conoscere sé stessi

    “Un buon discernimento richiede anche la conoscenza di sé stessi. Esso infatti coinvolge le nostre facoltà umane: memoria, intelletto, volontà, affetti”, spiega il Papa. “Spesso non sappiamo discernere perché non ci conosciamo abbastanza, e così non sappiamo che cosa veramente vogliamo”. È proprio da questo “dialogo insufficiente tra la vita religiosa e la nostra dimensione umana, cognitiva e affettiva” che nascono “dubbi spirituali e crisi vocazionali”.

    Avete sentito tante volte: “Ma quella persona, perché non sistema la sua vita? Mai ha saputo quello che vuole …”. C’è gente che … E poi sì, la sua vita va così, perché non sa neppure lui quello che vuole. Senza arrivare a quell’estremo, ma anche a noi succede che non sappiamo bene che vogliamo, non ci conosciamo bene.

    La tentazione di mascherarsi

    Il Papa cita in proposito Il grano e la zizzania di Thomas Green, il quale “notava come molte difficoltà sul tema del discernimento rimandano a problemi di altro genere, che vanno riconosciuti ed esplorati”. Così scrive questo “autore di spiritualità”:

    “Sono giunto alla convinzione che l’ostacolo più grande al vero discernimento (e ad una vera crescita nella preghiera) non è la natura intangibile di Dio, ma il fatto che non conosciamo sufficientemente noi stessi, e non vogliamo nemmeno conoscerci per come siamo veramente. Quasi tutti noi ci nascondiamo dietro a una maschera, non solo di fronte agli altri, ma anche quando ci guardiamo allo specchio”.

    “Tutti abbiamo la tentazione di essere mascherati anche davanti a noi stessi”, afferma Francesco. “La dimenticanza della presenza di Dio nella nostra vita va di pari passo con l’ignoranza su noi stessi – ignorare Dio e ignorare noi - , sulle caratteristiche della nostra personalità e sui nostri desideri più profondi”.   

    Disattivare il "pilota automatico"

    Conoscere sé stessi non è difficile, ma è faticoso: implica un paziente lavoro di scavo interiore. Richiede la capacità di fermarsi, di “disattivare il pilota automatico”, per acquistare consapevolezza sul nostro modo di fare, sui sentimenti che ci abitano, sui pensieri ricorrenti che ci condizionano, spesso a nostra insaputa.

    Richiede anche di “distinguere tra le emozioni e le facoltà spirituali”. “Sento non è lo stesso di sono convintomi sento di non è lo stesso di voglio”, spiega il Pontefice.Così si arriva a “riconoscere che lo sguardo che abbiamo su noi stessi e sulla realtà è talvolta un po’ distorto”. Per il Papa “accorgersi di questo è una grazia”; infatti, “molte volte può accadere che convinzioni errate sulla realtà, basate sulle esperienze del passato, ci influenzano fortemente, limitando la nostra libertà di giocarci per ciò che davvero conta nella nostra vita”.

    Le password spirituali e le manipolazioni del diavolo

    Francesco approfondisce la sua riflessione con una metafora informatica, quella delle password, necessarie per entrare nei programmi dove si trovano informazioni personali. “Anche la vita spirituale ha le sue password: ci sono parole che toccano il cuore perché rimandano a ciò per cui siamo più sensibili”.

    Il tentatore, cioè il diavolo, conosce bene queste parole-chiave, ed è importante che le conosciamo anche noi, per non trovarci là dove non vorremmo. La tentazione non suggerisce necessariamente cose cattive, ma spesso cose disordinate, presentate con una importanza eccessiva. In questo modo ci ipnotizza con l’attrattiva che queste cose suscitano in noi, cose belle ma illusorie, che non possono mantenere quanto promettono, lasciandoci alla fine con un senso di vuoto e di tristezza. Quel senso di vuoto e tristezza è un segnale che abbiamo “preso” una strada che non era giusta, che ci ha disorientato

    “Possono essere, ad esempio, il titolo di studio, la carriera, le relazioni, tutte cose in sé lodevoli, ma verso le quali, se non siamo liberi, rischiamo di nutrire aspettative irreali, come ad esempio la conferma del nostro valore”, ammonisce Papa Francesco. “Tu, per esempio – aggiunge a braccio -, quando pensi a uno studio che stai facendo, tu lo pensi soltanto per promuovere te stesso, per il proprio interesse, o anche per servire la comunità? Lì, si può vedere qual è l’intenzionalità di ognuno di noi”.

    Proteggerci da chi ci manipola

    È da questo fraintendimento che “derivano spesso le sofferenze più grandi, perché nessuna di quelle cose può essere la garanzia della nostra dignità”, osserva il Vescovo di Roma. “Per questo – dice - è importante conoscersi, conoscere le password del nostro cuore, ciò a cui siamo più sensibili, per proteggerci da chi si presenta con parole suadenti per manipolarci, ma anche per riconoscere ciò che è davvero importante per noi, distinguendolo dalle mode del momento o da slogan appariscenti e superficiali”.

    Tante volte quello che si dice in un programma in televisione, in qualche pubblicità che si fa, ci tocca il cuore e ci fa andare da quella parte senza libertà. State attenti a quello: sono libero o mi lascio andare ai sentimenti del momento, o alle provocazioni del momento?

    L'esame di coscienza

    Un aiuto è l’esame di coscienza, cioè “la buona abitudine a rileggere con calma quello che capita nella nostra giornata, imparando a notare nelle valutazioni e nelle scelte ciò a cui diamo più importanza, cosa cerchiamo e perché, e cosa alla fine abbiamo trovato”.

    Soprattutto imparando a riconoscere che cosa sazia il cuore. Perché solo il Signore può darci la conferma di quanto valiamo… Non c’è ostacolo o fallimento che possano impedire il suo tenero abbraccio.

    Vatican News

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