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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Foto di archivio

    Il Papa: fidiamoci di Dio, compagno di viaggio che ci dice "non temere, vai avanti"

    Maria, che ha ascoltato l’annuncio dell’angelo Gabriele e ha fatto spazio a Dio abbandonandosi a Lui, che ha accolto “il Verbo nella propria carne” lanciandosi “nella missione più grande che sia stata mai affidata a una donna, a una creatura umana”, si è messa “al servizio" dell'Onnipotente. All’udienza generale tenutasi oggi, 22 gennaio, nell’Aula Paolo VI, riprendendo il ciclo giubilare iniziato il 18 dicembre scorso sul tema “Gesù Cristo nostra speranza”, dopo due riflessioni sulla tutela dei minori, nella seconda catechesi dedicata a “L’infanzia di Gesù”, il Papa approfondisce “L’annuncio a Maria. L’ascolto e la disponibilità” e si sofferma sugli “effetti della potenza trasformante della Parola di Dio” e su tutto quello che la Vergine, chiamata ad essere la madre del Messia, ci insegna.

    Impariamo da Maria, Madre del Salvatore e Madre nostra, a lasciarci aprire l’orecchio dalla divina Parola, ad accoglierla e custodirla, perché trasformi i nostri cuori in tabernacoli della sua presenza, in case ospitali dove crescere la speranza.

    La grazia di Dio in Maria

    Andando a ritroso lungo i secoli, il Papa riflette su quanto è accaduto nel piccolo villaggio di Nazaret, nella Galilea, “alla periferia di Israele, zona di confine con i pagani e le loro contaminazioni”. In questo luogo, all’epoca sconosciuto ai più, “l’angelo reca un messaggio dalla forma e dal contenuto del tutto inauditi, tanto che il cuore di Maria ne viene scosso, turbato”, fa notare il Pontefice, aggiungendo che Gabriele non la saluta con il classico “pace a te”, ma “si rivolge alla Vergine con l’invito ‘rallegrati!’, ‘gioisci!’”, quello stesso usato dai profeti nell’annunciare “la venuta del Messia” e che “Dio rivolge al suo popolo quando finisce l’esilio”.

    Inoltre, Dio chiama Maria con un nome d’amore sconosciuto nella storia biblica: kecharitoméne, che significa «riempita dalla grazia divina». Maria è piena della grazia divina. Questo nome dice che l’amore di Dio ha già da tempo abitato e continua a dimorare nel cuore di Maria. Dice quanto lei sia “graziosa” e soprattutto quanto la grazia di Dio abbia compiuto in lei una cesellatura interiore facendone il suo capolavoro: piena di grazia.

    “Non temere”

    Le parole dell’angelo turbano Maria, che subito viene rassicurata, “Non temere!”. 

    Sempre la presenza del Signore ci dà questa grazia di non temere e così lo dice a Maria: “Non temere!”. “Non temere” dice Dio ad Abramo, a Isacco, a Mosè, nella storia: “Non temere!”. E lo dice anche a noi: “Non temere, vai avanti; Non temere!”. “Padre io ho paura di questo”; “E cosa fai, quando…”; “Mi scusi, padre, le dico la verità: io va dallo strega…”; “Tu vai dalla strega!”; “Eh sì mi faccio leggere le mani…”. Per favore, non temere! Non temere! Non temere! È bello questo. “Io sono il tuo compagno di cammino”.

    A Maria Gabriele annuncia la missione di Cristo, spiega Francesco, che il bambino di cui sarà madre "sarà re ma non alla maniera umana e carnale, ma alla maniera divina, spirituale".

    Il suo nome sarà “Gesù”, che significa “Dio salva”, ricordando a tutti e per sempre che non è l’uomo a salvare, ma solo Dio.

    Fidarsi di Dio

    La giovane Maria, chiamata ad una “maternità assolutamente unica”, “cerca di comprendere, di discernere ciò che sta capitando” e "non cerca fuori ma dentro", conclude il Papa, e "nel profondo del cuore aperto e sensibile, sente l’invito a fidarsi di Dio".

    Il Papa: ho chiamato la parrocchia di Gaza

    Francesco, a fine udienza generale, dice di aver telefonato alla comunità della Sacra Famiglia, tornata alla normalità dopo la tregua avviata domenica.

    Lenticchie con pollo. In un menù così semplice c’è tutta la felicità di un popolo, quello di Gaza, tornato, dopo i massacri, le violenze, la paura e la fame di questi quasi quindici mesi, ad una parvenza di normalità con la tregua di domenica scorsa. Si fa portavoce il Papa di questa contentezza raccontando, al termine dell’udienza generale di oggi, 22 gennaio, in Aula Paolo VI, dell’ultima telefonata con i parrocchiani della Sacra Famiglia di Gaza, assistiti dal parroco, l’argentino padre Gabriel Romanelli, e dal vice parroco, l’egiziano padre Yusuf Asad.

    Ieri ho chiamato – lo faccio tutti i giorni – alla parrocchia di Gaza. Erano contenti, lì dentro ci sono 600 persone tra parrocchia e collegio. E mi hanno detto oggi abbiamo mangiato lenticchie con pollo, eh, una cosa che in questi tempi non erano abituati a fare. Soltanto qualche verdura, qualcosa… Erano contenti

    "Preghiamo per la pace, la guerra sempre una sconfitta"

    Sì, la tregua. Quella che però, come hanno detto in tanti, non è sinonimo di pace. All’udienza, infatti, il Papa ha esortato ancora una volta i fedeli di tutto il mondo a non interrompere le preghiere per Gaza come per tutti gli altri luoghi flagellati da conflitti: dall’Ucraina, al Medio Oriente, al Myanmar.

    Ma preghiamo per Gaza, per la pace lì, in tante parti del mondo. La guerra sempre è una sconfitta, non dimenticatevi. La guerra è una sconfitta. E chi guadagna? I fabbricanti delle armi! Per favore, preghiamo per la pace

    Un pensiero per gli anziani in Ucraina 

    Pensando all’Ucraina, come sempre definita “martoriata” da una guerra che da quasi tre anni non ha visto interruzione e che prosegue con attacchi di droni russi e morti e ferimenti di civili, Papa Francesco chiede – sempre in Aula Paolo VI – un pensiero speciale per la popolazione anziana. Lo fa nel saluto ai pellegrini polacchi che in questi giorni esprimono “una particolare gratitudine” alle nonne e ai nonni celebrandone la festa: “Sia un’occasione per costruire e rafforzare una nuova alleanza tra generazioni”, dice.

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