Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
Ven 30 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
Advertisement
  • Il Papa: l'ira è origine di guerre e violenze, ma c'è anche "una santa indignazione"

    Non sempre le passioni sono un male, "sta a noi, con l’aiuto dello Spirito Santo, trovare la loro giusta misura", sta a noi "educarle bene perché si volgano al bene".  Al termine della catechesi all'udienza generale di oggi, dopo aver parlato del vizio dell'ira e del suo potere "distruttivo", Papa Francesco afferma che esiste anche "una santa indignazione", come quella che è necessario provare davanti ad una ingiustizia. 

    Guarda il video su YouTube

    L'ira è un vizio dilagante

    "E' un vizio che non lascia tregua", afferma il Papa in Aula Paolo VI, parlando dell'ira e proseguendo così la serie di approfondimenti sui vizi e le virtù iniziato nell'udienza di mercoledì 27 dicembre scorso. Spesso l'ira, infatti, non si rivolge solo contro chi secondo noi ha sbagliato nei nostri confronti, ma anche contro il primo che ci capita a tiro. E Francesco fa un esempio:

    Ci sono uomini che trattengono l’ira sul posto di lavoro, dimostrandosi calmi e compassati, ma che una volta a casa diventano insopportabili per moglie e figli. L’ira è un vizio dilagante: è capace di togliere il sonno e di farci macchinare in continuazione nella mente, senza riuscire a trovare uno sbarramento ai ragionamenti e ai pensieri.

    Arrivare presto alla riconciliazione

    L'ira, prosegue Francesco, "è un vizio distruttivo dei rapporti umani", e dimostra l'incapacità di accettare chi è diverso da noi o pensa in maniera diversa, provoca rabbia e risentimento che finisce con il coinvolgere non solo alcuni comportamenti, ma l'intera persona che abbiamo davanti. E' un vizio che toglie la lucidità e che spesso non si attenua con il passare del tempo. Per questo è importante, sostiene il Papa, cercare subito di affrontare il problema e di arrivare alla riconciliazione:

    Se durante il giorno può nascere qualche equivoco, e due persone possono non comprendersi più, percependosi improvvisamente lontane, la notte non va consegnata al diavolo. Il vizio ci terrebbe svegli al buio, a rimuginare le nostre ragioni e gli sbagli inqualificabili che non sono mai nostri e sempre dell’altro. È così: quando una persona è sotto l’ira, sempre, sempre dice che il problema è dell’altro. Mai è capace di riconoscere i propri difetti, le proprie mancanze.

    Esercitarsi nell'arte del perdono

    Gesù nella preghiera del "Padre nostro" parla di "debitori" che dobbiamo perdonare, osserva Papa Francesco, ma certamente tutti noi lo siamo verso qualcuno che non abbiamo amato sempre come avremmo dovuto.

    Siamo tutti peccatori, tutti, e tutti abbiamo i conti in rosso: non dimenticare questo. Siamo debitori, abbiamo i conti in rosso, e perciò tutti abbiamo bisogno di imparare a perdonare per essere perdonati. Gli uomini non stanno insieme se non si esercitano anche nell’arte del perdono, per quanto questo sia umanamente possibile. Ciò che contrasta l’ira è la benevolenza, la larghezza di cuore, la mansuetudine, la pazienza.

    Esiste "una santa indignazione"

    Se l'ira è un vizio terribile perché è "all'origine di guerre e di violenze", sottolinea ancora il Pontefice, non sempre siamo responsabili del suo insorgere dentro di noi, lo siamo però del suo sviluppo. Inoltre, prosegue, è un sentimento che non sempre va negato:

    E qualche volta è bene che l’ira si sfoghi nella giusta maniera. Se una persona non si arrabbiasse mai, se una persona non si indignasse davanti a un’ingiustizia, se davanti all’oppressione di un debole non sentisse fremere qualcosa nelle sue viscere, allora vorrebbe dire che quella persona non è umana, e tantomeno cristiana.

    Francesco indica Gesù che il Vangelo descrive a volte indignato, ma che "non ha mai risposto al male con il male". "Sta a noi, con l’aiuto dello Spirito Santo, - conclude - trovare la giusta misura delle passioni", sta a noi "educarle bene perché si volgano al bene e non al male".

    Vatican News

    News correlate

    Francesco: dovunque ci siamo persi, Dio viene sempre a cercarci

    Nella catechesi preparata per l’udienza generale, il Papa riflette sulla parabola del figlio prodigo. Il Pontefice sottolinea come entrambi i fratelli siano perduti, seppur per motivi diversi. Il padre, invece, “lascia sempre la porta aperta” a tutti e due, così come fa Dio.

    Il Papa: l'amore di Dio è gratuito, dare agli altri libera il cuore

    Nella quarta catechesi su “La vita di Gesù. Gli incontri”, Francesco si sofferma sulla figura dell’uomo ricco del Vangelo di Marco. Questo tale è come se si fosse “costruito una nave di lusso” ma fosse “rimasto nel porto”, spiega il Pontefice.

    Il Papa: Gesù Risorto scende negli inferi di oggi di guerre e dolore degli innocenti

    Nella terza catechesi su “La vita di Gesù. Gli incontri", Francesco riflette sulla personalità di Zaccheo. Cristo lo incontra a Gerico, "città situata sotto il livello del mare" dove Gesù vuole andare a cercare chi si sente perduto.

    Il Papa: anche se la nostra storia appare "rovinata", con Dio possiamo ricominciare

    Nella seconda catechesi dedicata a “La vita di Gesù. Gli incontri", Francesco si sofferma sul colloquio fra Cristo e la samaritana. “Gesù ci attende e si fa trovare proprio quando pensiamo che per noi non ci sia più speranza” e ci aiuta “a rileggere in modo nuovo” la nostra “storia”.

    Il Papa: lo Spirito incoraggia ad affrontare ciò che fa paura, così possiamo essere liberati

    Pubblicata la catechesi dell’udienza generale che il Papa avrebbe dovuto tenere oggi, 19 marzo, in Aula Paolo VI, annullata a causa del protrarsi del ricovero al Policlinico Gemelli. Nel testo, Francesco si sofferma sull’incontro di Gesù con Nicodemo.

    Francesco: “fiutare” la presenza di Dio nella piccolezza

    Pubblicata la catechesi dell’udienza generale che il Papa avrebbe dovuto tenere oggi in Aula Paolo VI. Nel testo, il Pontefice sviluppa una riflessione sulla presentazione di Gesù al Tempio e invita a essere come Simeone e Anna, “pellegrini di speranza” con occhi limpidi capaci di vedere oltre le apparenze.

    News più lette