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Mer 28 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Il Papa: si ascolti il gemito della terra e dei poveri

    “Rimarremo pellegrini di speranza”. Nell’ultima delle udienze giubilari del sabato, avviate lo scorso gennaio da Papa Francesco e proposte per lo più due volte al mese, Leone XIV raccomanda ai fedeli di tenere a mente che se il Giubileo sta per concludersi “non finisce però la speranza” che l’Anno Santo ha fatto sbocciare, e dunque il cammino dei credenti prosegue. Il Pontefice arriva in piazza San Pietro poco dopo le 10 e sulla sua jeep bianca saluta quanti sono giunti da diverse parti del mondo che sventolano bandiere e scritte. C’è chi arriva dagli Stati Uniti, dall’Argentina, dalla Spagna; come di consueto, il Papa si ferma a benedire bambini e a parlare con alcuni gruppi.

    Dal sagrato della Basilica vaticana, poi, concludendo oggi, 20 dicembre, gli incontri speciali per i pellegrini venuti a Roma per il Giubileo, il Vescovo di Roma, nella sua catechesi sul tema “Sperare è generare. Maria, speranza nostra”, afferma che “la storia è nelle mani di Dio e di chi spera in Lui” e chiede di avere cura del creato.

    Ascoltare il grido della terra e dei poveri

    La riflessione del Papa prende spunto dalla Lettera ai romani di San Paolo, nella quale l’Apostolo delle genti scrive che “tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi”.  Da qui l’invito “ad ascoltare e a portare in preghiera il grido della terra” e “dei poveri”.

    “Tutta insieme” la creazione è un grido. Ma molti potenti non ascoltano questo grido: la ricchezza della terra è nelle mani di pochi, pochissimi, sempre più concentrata – ingiustamente – nelle mani di chi spesso non vuole ascoltare il gemito della terra e dei poveri. Dio ha destinato a tutti i beni del creato, perché tutti ne partecipino. Il nostro compito è generare, non derubare.

    E se “Dio genera sempre” e “crea ancora”, aggiunge Leone, “noi possiamo generare con Lui, nella speranza”, perché “non c’è solo chi ruba, c’è soprattutto chi genera”.

    La forza di Dio fa nascere

    Con lo sguardo al Natale ormai alle porte, il Papa spiega che in Gesù, “come avevano intuito i profeti, Dio è un grembo di misericordia. L’Onnipotente “genera sempre” e “in Lui non c’è minaccia, ma perdono”, aggiunge, richiamando, ancora le parole di San Paolo ai romani: nella speranza siamo stati salvati.

    La speranza è generativa. Infatti è una virtù teologale, cioè una forza di Dio, e come tale genera, non uccide ma fa nascere e rinascere. Questa è vera forza. Quella che minaccia e uccide non è forza: è prepotenza, è paura aggressiva, è male che non genera niente. La forza di Dio fa nascere.

    Dare corpo e voce a Cristo

    Tale forza di Dio che genera è visibile in Maria, prosegue il Pontefice. “Dio l’ha resa feconda e ci è venuto incontro coi suoi tratti, come ogni figlio somiglia alla madre”, per questo “è Madre di Dio e nostra” e nel Salve Regina la chiamiamo “speranza nostra”. Maria “somiglia al Figlio e il Figlio somiglia a lei” e tutta l’umanità somiglia “a questa Madre che ha dato volto, corpo, voce alla Parola di Dio”. Perché questa stessa umanità può “generare la Parola di Dio quaggiù, trasformare il grido” che ascolta “in un parto”.

    Gesù vuole nascere ancora: possiamo dargli corpo e voce. Ecco il parto che la creazione attende. Sperare è generare. Sperare è vedere che questo mondo diventa il mondo di Dio.

    E nel mondo di Dio gli esseri umani e tutte le creature dimorano “insieme, nella città-giardino, la Gerusalemme nuova”, ricorda, infine, il Pontefice, che invoca “Maria, speranza nostra” affinché “accompagni sempre” il “pellegrinaggio di fede e di speranza” di tutti gli uomini.

    Vaticannews

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