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Ven 30 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Il sacro nel Ticino: testimonianze barocche in Val di Blenio

    Fra le Tre Valli ambrosiane, quella di Blenio è certamente la più ricca di testimonianze del Sei e Settecento, dato che molte delle chiese originariamente romaniche furono sostituite da nuovi, solenni edifici capaci di accogliere popolazioni piuttosto numerose. In particolare, furono gli emigranti stagionali e permanenti a Milano e altrove, a raccogliere tramite gruppi organizzati di benefattori, somme notevoli, come testimoniano le chiese, recentemente restaurate, di Semione, di Leontica o di Aquila. A questi fenomeni storici dobbiamo anche l’oratorio dedicato a Sant’Antonio da Padova, in Castro. Nel piccolo villaggio posto sulla riva destra del Brenno, a metà Valle, la popolazione dell’epoca (a fine Seicento), volle avere un luogo di culto centrale rispetto all’abitato, dato che la parrocchiale di San Giorgio era posta a un chilometro di distanza. Ad aiutare gli abitanti del paese fu Carlo Antonio Biucchi, che con Davide Genucchi, volle dare inizio, nel 1713, a una confraternita dedicata al Suffragio dei morti (Buona Morte), incaricata anche di ampliare e decorare l’oratorio dedicato a Sant’Antonio (tuttora festeggiato in giugno). Il grande successo dell’iniziativa permise di raccogliere rapidamente i mezzi necessari per i lavori di costruzione e decorazione dell’oratorio, caratterizzato da una facciata piuttosto ricercata grazie alle linee sinuose nel coronamento. Entrando, colpisce la decorazione firmata dal figlio del fondatore, Carlo Martino Biucchi, che proprio a Castro ha lasciato il suo capolavoro. Come detto, il nucleo originale dell’oratorio, costituito dall’attuale coro, fu ingrandito da un’aula voltata a botte, a cui seguì anche una successiva sacrestia. Il pittore Biucchi affrescò la parete a fianco della porta d’ingresso, l’arco trionfale, le pareti laterali, la volta e la lunetta di fondo, dando il meglio di sé con la migliore pittura illusionistica tipica dell’epoca. Particolarmente belli sono i dipinti di quattro miracoli del santo patavino: il miracolo della mula, quello della gamba risanata, la predica ai pesci e la liberazione dell’ossesso (con, a fianco, le quattro virtù cardinali). A completare l’opera furono poi il francescano Innocenzo Biucchi (forse un parente), per la parete di fondo del coro, e Pietro Silva, autore dei medaglioni della navata. Più tardivi furono gli interventi di Tommaso Calgari (1880) e di Costantino Lomazzi (1918).

    Cosa vedere in zona: la recentemente restaurata chiesa parrocchiale dedicata a San Giorgio, riedificata negli anni 1867-1868, in veste neoclassica, che ospita anche, in controfacciata una copia seicentesca dell’Ultima cena di Leonardo. In territorio della vicina Prugiasco, resta imperdibile la chiesa di Sant’Ambrogio vecchio di Negrentino.

    Chiara Gerosa

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