In questa terza e ultima tappa descriveremo il percorso della Via Alpina che ci conduce dal Vallese centrale alla celebre abbazia dei canonici regolari. En marche!
Saint Léonard-Sion
La prima tappa in questa zona è piuttosto breve. Da Saint Léonard attraversiamo di nuovo sull’altro versante della valle, tra vigneti e coltivazioni diverse. Il Rodano è quasi minaccioso in questi giorni, il clima davvero torrido. Da Bramois raggiungiamo l’eremo di Longeborgne. Clima, profumi e rumori ci portano in Provenza, tra grilli e lavanda. L’eremo, aggrappato alle rocce all’interno di una gola, si presenta come un luogo davvero di pace. Qui vive ancora oggi un’eremita. All’interno della cappella sono moltissimi ex voto per grazia ricevuta (si tratta della più grande collezione del Vallese ). E ancora oggi, qui vengono spesso le coppie senza figli, per chiedere la grazia di riceverne. Il Cammino prosegue poi verso la parte sud di Sion, attraversando alcune zone agricole. Siamo sempre accompagnati dal vento, che aiuta a sopportare le temperature eccessive. In città incontriamo la statua di santa Caterina, patrona del Vallese, in una delle piazze principali. Visitiamo la cattedrale con il bel trittico gotico, la chiesa di Saint Théodule, santo patrono dei vignaioli e infine la chiesa fortificata di Valère, del XI secolo, che domina la città dall’alto. Contiene un organo gotico che è considerato il più antico organo ancora «suonabile» al mondo.
Sion-Saillon
Le prossime tappe si svolgono in gran parte sui terrazzamenti vignati, appena al di sopra dei villaggi in pianura. La salita dalla città ci porta verso il tranquillo laghetto di Mont d’Orge per poi sfiorare il pianoro di Savièse, immerso totalmente nelle vigne. La zona è a dir poco meravigliosa, si resta a bocca aperta davanti alla vastità del panorama che si estende fino a Martigny e che ripaga pienamente dalle salite. Il percorso scende poi verso la pianura del Rodano permettendo comunque di evitare strade trafficate o parti industriali. Arriviamo a Ardon Magnot, dove visitiamo brevemente la parrocchiale, per poi proseguire, attraverso l’uva ancora acerba, fino a Saint-Pierre-de-Clages, dove vale la pena fermarsi a visitare la chiesa romanica costruita alla fine del X secolo e ammirare il suo campanile ottogonale. Il cammino continua lungo il Rodano e poi sale di nuovo fino a una cappella a Saillon. Interessante l’atmosfera del villaggio di Saillon situato su uno sperone roccioso.
Saillon-Martigny
Dalla torre di Saillon la strada è segnata: oggi la meta è Martigny, capoluogo del Basso Vallese. Passiamo da Mazembroz, dove si trova una piccola cappella dedicata a San Gottardo e poi ci dirigiamo, nel silenzio del villaggio, attraverso una strada asfaltata e dei vigneti, verso Châtaignier e Fully. Il percorso ci porta a fare diversi saliscendi più o meno piacevoli e a incontrare, da Sion in avanti, molti alberi da frutto, come le celebri albicocche vallesane. E’ importante avere sempre un occhio vigile, poiché le deviazioni a volte non sono segnalate. Tra la lavanda e le numerosissime cantine, si giunge a Fully e alla Belle Usine, una centrale elettrica convertita in centro culturale. Il paese è molto vivace e la parrocchiale dedicata a Saint Symphorien è fra le più vaste del Cantone. Percorriamo poi l’ultimo tratto attraverso splendidi anfiteatri vignati e, traversato il ponte in località di Branson, possiamo scoprire una delle regioni botaniche più interessanti dell’intera Svizzera, che ospita specie rare come dei cactus e delle lucertole verde-blu. Risalendo la Dranse arriviamo infine a Martigny.
Martigny-Saint-Maurice
Martigny, città romana e prima sede vescovile del Vallese, ci offre un patrimonio archeologico che vale la pena visitare. La cittadina è vivace. La percorriamo, ci fermiamo a vedere la parrocchiale e poi ci dirigiamo verso il quartiere di La Bâtiaz, dove si trovano una cappella e una grande torre che domina la città dall’alto. La valle poi inizia a restringersi. Camminiamo al margine della pianura sul fianco sinistro, guardando i numerosi frutteti intorno. Alla nostra destra la montagna presenta grandi superfici rocciose. Giungiamo poi all’entrata delle gole del Trient a Vernayaz, che visitiamo in poco più di 15 minuti. Vale la pena fermarsi ad ascoltare il rumore dell’impeto dell’acqua. Passiamo Evionnaz e la cappella di Vérolliez e seguendo qualche vitrail giungiamo al punto finale del nostro percorso: l’abbazia di Saint-Maurice, che conserva le reliquie di San Maurizio, uno dei martiri più famosi della storia, vittima delle persecuzioni di Diocleziano. È impressionante sapere che questo luogo è ricco di ben 1505 anni di vita religiosa continua. Un segno dell’immortalità della fede.
Per non concludere…
Al termine del nostro percorso, da Disentis a Saint-Maurice, siamo consapevoli che questi articoli non possono riassumere le esperienze accumulate in questi giorni. Il Cammino non si ferma qui: da Saint-Maurice si può continuare verso Losanna, e poi verso Ginevra e… Santiago. O ritornare a Martigny e intraprendere la via Francigena verso Roma. Il nostro Paese, come nel passato, si conferma «Via delle Genti». Ma non solo come «passaggio», in attesa del domani. Ma come luogo di riscoperta di un «oggi», occasione per un cammino che fa emergere la consapevolezza che la natura, l’arte dell’uomo, le testimonianze di fede, sono segni di una Presenza che ci invita a metterci in gioco, affidarci e partire, con e verso di Lui.
Chiara Gerosa