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    La FTL ricorda il cardinal Scheffczyk a cento anni dalla nascita

    Da giovane si oppose al nazionalsocialismo e fu esule di guerra. In età anziana fu tra i primi a diventare cardinale per meriti negli studi teologici. Tra questi eventi si snoda la vita di monsignor Leo Scheffczyk, figura di grande rilievo nel pensiero cristiano del ‘900.

    Nato nel 1920 in Alta Slesia, regione all’epoca tedesca e oggi polacca, Scheffczyk è morto nel 2005. Nel centesimo anniversario della nascita, a lui è dedicato un corso della settimana intensiva alla Facoltà Teologica di Lugano: il simposio Fede ed Esperienza. In dialogo con Leo Scheffczyk è in programma dal 14 al 18 settembre.

    Don Manfred Hauke, professore di Dogmatica alla FTL e organizzatore del convegno con il professor Richard Schenk, è stato guidato da Scheffczyk nel dottorato all’Università di Monaco di Baviera. «La sua giovinezza», racconta Hauke, fu segnata dall’impegno nei movimenti giovanili cattolici. Scheffczyk fece parte di “Nuova Germania”, un gruppo che si opponeva al regime nazista, e ne fu responsabile per l’Alta Slesia. Fu interrogato dalla Gestapo e anche costretto ad alcuni giorni di carcere domiciliare». Nel 1938 entra in seminario ma interrompe gli studi per andare al fronte, poi al termine della guerra deve riparare in Baviera. Terra fertile per gli studi teologici (patria, non a caso, di Joseph Ratzinger), qui Scheffczyk sarà ordinato sacerdote e poi diventerà docente di Dogmatica nel 1965. Proprio Benedetto XVI ne riconobbe la statura, affermando che aveva una «cultura fuori dal comune»: «Ed era una cultura allo stesso momento storica e sistematica», sottolinea Hauke. «Studiò la storiografia cattolica tra illuminismo e romanticismo, poi approfondì il Medioevo a partire dai testi di epoca carolingia sulla figura di Maria: aveva la capacità di attualizzare le sue ricerche nei dibattiti contemporanei, perché le radici di molte discussioni vanno ricercate nei secoli passati».

    Anche il rapporto tra scienze naturali, filosofia e fede fu argomento di studio. Monsignor Scheffczyk rimaneva tuttavia un maestro umile e attento ai suoi studenti: «Quando facevo il dottorato», ricorda Hauke, «capitava di discutere insieme. Era sempre accessibile e prestava attenzione alle nostre domande. Sapeva analizzare questioni difficili guardando a tutte le sfumature, ascoltava anche i punti di vista più divergenti, ma poi non faceva sconti nel proporre la dottrina cattolica in modo rigoroso». Scheffczyk fu tra i primi docenti della Facoltà teologica luganese, chiamato dal vescovo Eugenio Corecco nel 1992 per un corso sulla Creazione. Nei mesi scorsi è stata pubblicata la versione italiana della grande Dogmatica in otto volumi scritta insieme all’allievo Anton Ziegenaus. La mole dei suoi lavori valse a Scheffczyk la berretta da cardinale, conferita nel 2001 da papa Giovanni Paolo II. Il simposio della FTL permetterà di andare al cuore del suo pensiero, che Hauke riassume in una battuta: «Monsignor Scheffczyk testimoniava in fondo la gioia di essere cattolico. Desiderava vedere la pienezza di Dio, ed era convinto che il disegno di salvezza fosse presente nello svolgersi della storia così come nella vita di ogni donna e ogni uomo di tutti i tempi».

    Gioele Anni

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