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  • Il clown Pimpa

    La missione di rallegrare i bambini nei contesti di guerra. A "Strada Regina" la storia del clown Pimpa

    di Gioele Anni

    Guerra e pace, dolore e meraviglia. L’attività di Marco Rodari, in arte il «Claun Pimpa», può sembrare una danza di elementi opposti che si attraggono. Un pagliaccio che porta risate lì dove cadono le bombe. Un uomo che torna bambino, ragazze e ragazzi preoccupati che ritrovano la spensieratezza, sorrisi che illuminano i volti corrucciati degli adulti.

    «Il Pimpa» ha 48 anni, vive a Leggiuno – in provincia di Varese, pochi chilometri dal confine svizzero – e da ormai quindici anni è attivo come clown che viaggia nei contesti di guerra per far sorridere i bambini. Una storia nata, come tante, nel volontariato in oratorio: «Al mio paese », racconta Marco Rodari, «ho iniziato a fare l’animatore da adolescente: lì ho scoperto che con i bambini me la cavavo, ero bravo a intrattenerli ». Rodari studia Storia ma continua a fare animazione e inizia a scoprire la figura del pagliaccio. Tra le prime esperienze c’è la clown-terapia negli ospedali: «Far ridere i bambini, soprattutto in quelle situazioni», spiega, «è l’ultimo passo. Prima, con qualche gioco di magia, bisogna riuscire a portarli via per un attimo da ciò che stanno vivendo». Secondi, minuti di stupore e meraviglia che diventano evasione, distrazione, serenità.

    «Il Pimpa» comincia a viaggiare come volontario, dall’Est Europa («Il primo viaggio in Romania») all’Africa («Le zone più povere del mondo»). Pian piano perfeziona le sue tecniche e anche il suo stile, ormai inconfondibile: dei pantaloni con le toppe, una maglietta dalle tinte accese, un cappellino multicolore che ha in cima un’elica e naturalmente il classico naso rosso dei pagliacci. Con sé porta sempre una valigia marrone di forma rettangolare, da cui estrae gli strumenti per realizzare giochi di magia. Davanti ai bambini è un vortice di emozioni: corre e salta, sorride e abbraccia, canta e urla nella lingua dei suoi giovani amici. Nel 2009, una svolta: padre Jorge Hernandez, parroco argentino a Gaza, lo invita a fermarsi qualche mese. È lì che «Il Pimpa » diventa clown di guerra, quasi una vocazione scoperta sul campo. «Il concetto», racconta Rodari, «è in fondo lo stesso degli ospedali: aiutare i bambini ad andarsene via per un attimo dall’inferno che stanno vivendo ». Il pagliaccio, però, aiuta a costruire la pace: «Senza la meraviglia, non si può pensare la pace: solo recuperando lo stupore, i bambini possono pensare a qualcosa di diverso. A un mondo senza la guerra». E la gioia dei piccoli serve anche ai grandi: «Dare un sorriso a un bambino», riassume «Il Pimpa», «vuol dire regalare speranza a un adulto».

    Dopo Gaza, Marco Rodari raggiunge vari teatri di guerra: l’Iraq, la Siria, altri viaggi in Israele e Palestina. E poi, da febbraio 2022, diverse visite in Ucraina. Ormai «Il Pimpa» è conosciuto, solitamente sono associazioni legate alle Chiese cristiane a contattarlo per richiedere il suo intervento. E così il pagliaccio è passato da Aleppo a Baghdad, fino ai bunker di Bakhmut. Quando è in viaggio partecipa a diversi momenti, in base alle condizioni: giochi nelle piazze oppure piccoli incontri nelle case. E punta a creare delle reti che rimangano dopo la sua partenza: a Gaza, per esempio, è attivo un gruppo di clown che operano sul territorio, con la speranza che che questo progetto possa proseguire anche dopo la guerra in corso. Dal 2015, Rodari ha creato l’associazione «Per Far Sorridere il Cielo» che sostiene le sue attività e vari progetti nelle zone di guerra: per saperne di più è possibile visitare il sito internet www.perfarsorridereilcielo. it.

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