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  • La biblioteca del Convento di Faido

    Biblioteche cappuccine ticinesi, «un patrimonio da valorizzare anche oggi»

    di Laura Quadri

    Verrà presentato giovedì 11 dicembre alle 18 alla Biblioteca Salita dei Frati di Lugano, il saggio (Olschki, 2025) di Laura Luraschi e Luciana Pedroia che cataloga per la prima volta tutti i volumi più antichi, editi prima del Cinquecento, presenti nelle biblioteche cappuccine ticinesi. Sono 112 gli esemplari rinvenuti, frutto di una ricerca a tappeto, svolta sull’arco di molti anni dal Centro di competenza per il Libro antico della Salita dei Frati, nelle biblioteche dei conventi di Lugano, Bigorio, Orselina e Faido. «Abbiamo rinvenuto opere teologiche ed esegetiche dei Padri della Chiesa – racconta Luraschi – come pure di scrittori medievali. Non mancano le varie ristampe delle Sacre Scritture, le raccolte di prediche, le opere di teologia morale, di agiografia, di filosofia e di diritto ».

    Tra i ritrovamenti delle vere e proprie preziosità: «Per la letteratura spirituale medievale, ascetica e mistica, si possono segnalare l’Arbor vitae del francescano Ubertino da Casale, lo Specchio di croce di Domenico Cavalca, la Vita Christi di Ludolfo di Sassonia e il Libro della divina dottrina di Caterina da Siena».

    Le rarità conservate nei conventi ticinesi

    In particolare, «fra le rarità, segnaliamo due opere conservate nella biblioteca di Orselina: i Mirabilia Romae, in un’edizione datata intorno al 1495, unico esemplare conosciuto al mondo; e La vendetta di Cristo, un cantare medievale stampato intorno al 1488 e di cui sono noti solo altri tre esemplari. Va notata anche la particolarità della collezione del Convento di Faido, dove sono conservati alcuni libri già appartenuti al clero secolare della Leventina. Ad esempio, il volume contenente le Sentenze di Pietro Lombardo, edito a Basilea intorno al 1482, che reca interessanti annotazioni manoscritte che saranno illustrate nella presentazione dell’11 dicembre», sottolinea a sua volta Luciana Pedroia.

    Oltre ai volumi, «abbiamo repertoriato 24 incunaboli in forma frammentaria che sono stati trovati nelle legature dei volumi. Si tratta di un campo di indagine nuovo che permette di fare luce sulla circolazione e sull’uso dei primi testi a stampa. Nel volume abbiamo voluto dedicare un apparato iconografico a questi ulteriori ritrovamenti».

    Il valore del censimento per la storia religiosa ticinese

    Ma perché un censimento del genere è importante e cosa apporta alla conoscenza della vita religiosa ticinese? «Un catalogo è lo strumento indispensabile per accedere alla conoscenza di quanto è contenuto in una collezione libraria. In questo caso riguarda un settore ristretto, quello dei libri a stampa più antichi. I Cappuccini hanno acquisito questi libri, li hanno letti, studiati e li hanno conservati per secoli, assicurando anche a noi oggi di poterne fruire. E l’hanno fatto anche in situazioni difficili per la loro stessa esistenza, come è stato durante le soppressioni ecclesiastiche di metà Ottocento», spiega Pedroia.

    Da qui un auspicio: «Ci piacerebbe che il catalogo potesse contribuire anche a mettere l’attenzione su questo aspetto, e quindi sulla necessità di aiutare i Cappuccini, che ora sono ridotti negli effettivi, a conservare e a tramandare la loro testimonianza, spirituale e culturale, che tanti segni ha lasciato sul territorio».

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