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    La realtà haitiana raccontata dai cooperanti ticinesi

    Il 9 settembre 2017, durante una conferenza stampa, il Vescovo di Lugano Mons. Valerio Lazzeri ha annunciato l’apertura della Chiesa ticinese verso la Diocesi haitiana di Anse-à-Veau-Miragoâne per un progetto di cooperazione volto a migliorare l’istruzione scolastica nel territorio dei Nippes. Il Vescovo Valerio Lazzeri ha scelto tre cooperanti, sulla base delle proposte avanzate dalla Conferenza Missionaria della Svizzera Italiana: Nicole Agustoni, Nicola Di Feo e Francisco Fabres inviati dalla nostra Chiesa alla Chiesa haitiana; sul loro blog ufficiale, da quando sono partiti, continua il racconto della realtà di Haiti.

    "Ad Haiti i supermercati sono la strada", raccontano. "La strada polverosa diventa luogo di incontro, di scambio di idee, di commercio, di litigio, di piccolo furto. Il prezzo è sempre in dollari haitiani, moneta che non esiste da tempo. Allora tu cliente che arrivi da un altro mondo, devi prima trasformare l’importo in gourdes (moneta corrente), moltiplicando per 5 e poi in dollari americani (moltiplicando per 69) e poi se proprio vuoi in franchi svizzeri. Come dire: buon esercizio di vecchio calcolo mentale. Qui non si vedono calcolatrici".

    Una cosa che è rimasta molto impressa ai tre cooperanti è la visita alla scuola agricola diocesana di Salagnac, chiusa quasi del tutto, abbandonata e gestita dalla parrocchia. "Nessuno sa dire la vastità di questa fattoria-scuola, quando chiedi gli ettari della struttura ti mostrano con la mano una enorme estensione. All’entrata i locali per le lezioni, la cappella, i dormitori (50 posti), la cucina. Più sotto la stalla e il porcile. La diocesi è proprietaria (ma pochi lo sanno) e ha un contratto con lo Stato per l’invio di studenti universitari in biologia. Ma attualmente questo rapporto non funziona. Alcuni contadini coltivano nella struttura e vendono al mercato di Fonds de Nègres. Interessante in un’immagine si vede un groviglio di rami: è la raccolta dei pois, i fagioli neri, alimento quotidiano degli haitiani. Vengono raccolte le piante e battute con dei bastoni (tipo mazza da golf). Sul pavimento restano i pois, mentre quello che rimane delle piante serve da stallatico. Inutile dire che vedere tanta terra abbandonata e tanti giovani che si perdono giocando a domino sulle strade perché non hanno lavoro, fa immaginare quanto sarebbe magnifico lanciarsi in una bella sfida: formare giovani all’agricoltura e all’allevamento con tecniche migliori di quelle utilizzate ad Haiti. Perché non rendere produttiva la scuola in modo da renderla autosufficiente e lasciare dei margini per chi vi lavora e studia?".

    (red)

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