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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Papa Leone XIV

    Leone XIV: sportivo, poliglotta, pastore universale

    di Federico Anzini

    È un sorriso sincero e un’emozione trattenuta a fatica quella che abbiamo visto durante il saluto di Papa Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost, dalla loggia delle benedizioni della Basilica di San Pietro. Un volto forse non molto conosciuto alle nostre latitudini, ma che ora appare sotto una nuova luce.

    A raccontarci chi è davvero il nuovo pontefice è mons. Giovanni Paccosi, vescovo di San Miniato, che lo ha conosciuto da vicino durante gli anni in cui mons. Prevost era vescovo di Chiclayo, in Perù. «Mi sono veramente commosso vedendo la commozione del nuovo Papa all'annuncio», confessa mons. Paccosi. «L’ho conosciuto quando era vescovo a Chiclayo, e ho incontrato una persona con una coscienza universale della Chiesa».

    Questa coscienza nasce da una vita spesa tra i popoli. Nato a Chicago da padre francese e madre spagnola, con radici italiane, Leone XIV ha fin da giovane respirato multiculturalità. Oltre all’inglese, parla fluentemente spagnolo, italiano, francese e portoghese. «Le lingue – afferma Paccosi – le ha nel DNA. È una cosa importante per mantenere un rapporto diretto con le diverse realtà della Chiesa nel mondo».

    Ma non sono solo le parole a definire la sua figura. Mons. Paccosi racconta di un uomo di popolo, «in mezzo alla gente», capace di guidare una diocesi difficile come quella di Chiclayo, «con quasi due milioni di abitanti e un’altissima povertà», creando comunione tra sacerdoti e laici. «Si percepiva questa unità anche da lontano». «Lo vedo come un grande uomo di fede. È stato per dodici anni superiore generale dell’Ordine degli Agostiniani. Conosce le realtà della Chiesa nel mondo intero», conclude mons. Paccosi.

    E poi c’è l’uomo, con le sue passioni. Si racconta che Robert Prevost era affettuosamente chiamato “Father Bob” nella sua Chicago, dove era noto per essere un tifoso della squadra locale di baseball. Inoltre pare che Leone XIV ama anche il tennis, sport che avrebbe voluto praticare più spesso anche durante il suo periodo romano da cardinale. Questa inclinazione sportiva aggiunge un tocco di modernità e vitalità al nuovo Pontefice.

    Nel suo primo discorso, Papa Leone XIV ha lanciato un messaggio forte: pace, unità, dialogo. Un invito a costruire ponti, non muri, tra culture e popoli. E ha salutato con affetto, in spagnolo, la sua ex diocesi di Chiclayo, confermando il suo cuore latinoamericano.

    Anche dalla Svizzera sono giunti segni di vicinanza e speranza. La presidente della Confederazione, Karin Keller-Sutter, ha inviato i suoi «migliori auguri» al nuovo Papa, sottolineando che «il mondo ha bisogno di dialogo, speranza e fiducia» e che «la voce del Papa è importante» in tempi di incertezza.

    Parole condivise anche all’interno della Chiesa elvetica. Mons. Charles Morerod, presidente della Conferenza dei Vescovi Svizzeri, ha definito Leone XIV «una persona gentile, disponibile e semplice», lodando la sua capacità di mediazione tra le diverse anime ecclesiali.

    Dal Ticino, l’Amministratore apostolico della Diocesi di Lugano, mons. Alain de Raemy, ha espresso «grande gioia» per l’elezione del nuovo Pontefice, invitando i fedeli a unirsi in preghiera. «Che il Signore accompagni i suoi passi con saggezza e amore, suscitando fede e unità tra tutti noi», ha scritto nel suo messaggio, ricordando anche il valore spirituale del Giubileo in corso: «Affidiamo con gratitudine il Santo Padre allo Spirito Santo e alla Vergine Maria, affinché lo sostengano con forza e serenità».

    Un pastore che cammina con il popolo, parla la lingua dei fedeli e porta lo spirito del Vangelo in un mondo oggi squassato da guerre e violenza. Preghiamo per la pace. Preghiamo con Pietro e per Pietro. E, confermati da lui nella fede, impariamo ad affidarci a Colui che dalla Croce porta su di sé le ferite dell’umanità. In questo tempo inquieto, le prime parole di Leone XIV ci invitano a non perdere la speranza e a camminare insieme, testimoni di un Vangelo che consola e rinnova.

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