Il Giorno della Memoria non è una semplice ricorrenza civile, ma un esame di coscienza per l’umanità intera. Da Leone XIV ai suoi predecessori, la voce dei Successori di Pietro si alza unanime: la fraternità deve prevalere sull'odio.
Il monito di Leone XIV
In un tempo ancora segnato da tensioni e intolleranze, Papa Leone XIV ha scelto la modernità di un post su X per ribadire una posizione millenaria. La Chiesa, scrive il Pontefice, "rimane fedele alla posizione ferma della Dichiarazione Nostra Aetate contro tutte le forme di antisemitismo".
Non si tratta solo di ricordare, ma di agire. Il Papa definisce la memoria come un "sistema immunitario della famiglia umana", necessario per contrastare i linguaggi d'odio e il nazionalismo estremo che rischiano di riaprire gli abissi della storia.
Il "filo rosso" della condanna
La voce di Leone XIV non è isolata, ma si innesta in una tradizione di coraggio. Già nel Natale del 1942, in pieno conflitto mondiale, Pio XII denunciò con forza la sorte di centinaia di migliaia di persone destinate alla morte "solo per ragione di nazionalità o di stirpe".
Benedetto XVI, nel 2008, ricordò come Papa Pacelli agì spesso "in modo segreto e silenzioso" per salvare il maggior numero possibile di ebrei, una missione che gli valse la gratitudine di figure come Golda Meir.
Le ferite della storia
Il cammino della memoria passa inevitabilmente per i luoghi del dolore. San Giovanni Paolo II, nel 1996, ricordò come da Berlino scaturirono gli "inumani progetti dei campi di concentramento". Parole che riecheggiano quelle di Paolo VI, che nel 1971 elevò agli onori degli altari Massimiliano Kolbe, il sacerdote che ad Auschwitz offrì la propria vita per salvare un padre di famiglia, dimostrando che l'amore può vincere anche nell'oscurità più profonda.
La lezione della Shoah
Papa Francesco, durante la storica visita alla sinagoga di Roma nel 2016, ha ricordato i sei milioni di vittime della "più disumana barbarie". Il suo è un invito alla prontezza: "La Shoah ci insegna che occorre sempre massima vigilanza per poter intervenire tempestivamente in difesa della dignità umana".
Una speranza che non tarda
In occasione del Giubileo del 2025, Leone XIV ha affrontato il tema del silenzio di Dio davanti al male. Citando il profeta Abacuc e le riflessioni di Benedetto XVI, il Papa ha rassicurato i fedeli: sebbene il male sembri prevalere, la salvezza ha una "scadenza". Il giusto vivrà per la sua fede, e la memoria di ciò che è stato deve essere il carburante per costruire un futuro di pace.
Celebrare il 27 gennaio significa, per noi cristiani, trasformare il dolore in impegno. La lezione dei Papi è chiara: non basta non dimenticare; occorre tenere gli occhi e il cuore aperti per impedire che l'indifferenza diventi complice di nuovi orrori.