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    "L'opportunità della secolarizzazione" per il cristianesimo in Europa

    Interpretare la secolarizzazione come un'opportunità per il cristianesimo. È la chiave di lettura offerta dal professor René Knüsel, sociologo e docente alla Facoltà di Scienze sociali dell'Università di Losanna. Knüsel è intervenuto al simposio organizzato a Berna dalla Conferenza centrale Cattolica romana della Svizzera (RKZ) il, 10 settembre,  attorno alla questione "Come può la Chiesa distinguersi nella diversità contemporanea?".

    Il professore dell'Istituto di Scienze Sociali dell'Università di Losanna è stato intervistato dal collega Pierre Pistoletti di cath-ch per i tre siti catt.ch; kath.ch e cath.ch. Riprendiamo -adattandoli- alcuni temi emersi nell'intervista.

    Chiesa e territorio: un'equivalenza poco redditizia dal punto di vista spirituale ed educativo?

    Il professore parte da una constatazione: la rivoluzione industriale e l'emergere dell'individuo hanno favorito la secolarizzazione delle società occidentali. "Dal diciannovesimo secolo la Chiesa è stata espropriata del suo potere temporale", spiega René Knüsel. Il potere della Chiesa era intrensicamente legato ad un territorio. "Un tempo essere vodese significava essere protestante, ma oggi non è più il caso!".

    Una delle grandi difficoltà attuali delle istituzioni ecclesiali consiste in questo ancoraggio al concreto. "Il nostro rapporto con il territorio è completamente cambiato ma la Chiesa continua a riflettere sul suo impianto territoriale attraverso il sistema di parrocchie e diocesi", osserva Knüsel. L'equivalenza Chiesa - territorio, secondo Knüsel, - in prospettiva spirituale ed educativa - nell'epoca della secolarizzazione va ripensato. "La Chiesa deve riscoprire la capacità di creare una connessione con la realtà sociale, le comunità hanno la responsabilità di lavorare per fondare un legame alla  dimensione umana spirituale, affettiva e sociale".

    Un ruolo da giocare nella società

    "La Chiesa ha un ruolo preponderante da giocare nella società", dice il professore di sociologia dell'Uni di Losanna, "essa è chiamata a fare domande inquietanti sul funzionamento sociale, senza però cercare di risolverle con risposte morali". In tal senso il campo di riflessione è ampio. "La Chiesa è chiamata a dare una parola sulla vita, la morte, la questione del significato dell'esistenza" in un momento in cui questo tipo di riflessione sfugge ai referenti del mondo religioso e finisce nel campo di "istituzioni sociali o uffici di psicologi" . Questo - secondo l'opinione di Knüsel, senza avere la pretesa di voler risolvere tutto con delle risposte morali. Solo così la crisi attuale può diventare un'opportunità da cogliere. Ora, osserva René Knüsel, "continuiamo a voler salvaguardare il territorio e i muri dei luoghi di culto, mentre le chiese si stanno svuotando. In fondo, penso che non sia molto importante che le chiese restino vuote se la comunità però esiste, ed esiste altrove". Per Knüsel la sfida è dunque quella di

    "riscoprire che la comunità è missionaria in ciascuno dei suoi membri".

    La sfida lanciata da Knüsel nell'intervista raccolta dal collega Pistoletti è importante. Questo però non ci fa vedere irrilevanti le strutture ecclesiali che servono la Chiesa e la società in cui essa è inserita. L'auspicio è che anche le strutture siano sempre più permeate di spirito educativo e  missionario e che la comunità ecclesiale sappia ripensare la sua presenza nella società in forme e modi dinamici.

    L'evento a Berna

    René Knüsel ha partecipato oggi,  10 settembre 2018, all'evento intitolato "Supermarché o traiteur? Il dilemma della Chiesa: Soddisfare tutti o adottare un profilo chiaro?" Organizzato dalla RKZ presso il Centro Paul Klee di Berna. Manager, esperti di comunicazione, sociologi e attori teatrali si sono riuniti per riflettere su come la Chiesa possa essere vista nella diversità delle caratteristiche della società contemporanea.

    (fonte: cath.ch/catt.ch)

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