"Io non ho davvero la poesia come preghiera. Signore te la offro, perché la sento così vera e voglio deporla sul tuo Altare. Vieni Signore a sentire il suo aroma!
Non amo la poesia con la pietà di chi ne fa roba da usuraio, ma con un pensiero rassicurato mi diletto a raccontartela, anche se a volte con accentuazioni troppo forti!
Non ho mai dissimulato parole per farne oggetto di compiacimento o di gloria personale, anzi non mi sono neppure preoccupata di quel qualcuno che volesse ridicolizzare. Ho la calma e la costanza di correggere, di cancellare o di riscrivere tutto quanto non ti sia gradito.
Mi sento sospesa nel vuoto come fossi appesa a una fragile porta che il vento da un momento all’altro potrebbe portarsi via, con il rischio di essere staccata da questo promemoria di sensi e di indizi, che portano incondizionatamente alle tue tracce.
Ti prego, Signore, fa che io continui ad avere una coscienza critica, malleabile e sincera con me stessa e con gli altri, che io possa farmi carico di quei problemi che derivano da un linguaggio puro e comprensibile, universale ed accessibile! Credo di essere una inquieta viaggiatrice che percorre sempre nuove strade, per cercare di creare esperienze che aggirino l’intelletto per portarlo in uno stato emozionale di profonda conoscenza.
Io credo che attraverso la spiritualità e nelle varie forme di essa ci si possa coinvolgere ad estasi di bene, per un confronto che non ci sia mai a dismisura di una realtà che non si possa fronteggiare; ma con quella bella attitudine di sentirci come soffice polvere su una bilancia, richiestaci su misura e capienza per provare lo spessore o l’angolatura adatta, o per non sentirci miseramente interessati a quella che potrebbe essere la nostra volontà di interlocutore disattento e vertiginosamente impressionante!
Essere buoni e dolci, vuol dire anche prestare l’orecchio a chi non ce là, e la mente, a chi purtroppo talvolta se ne serve malamente".
Maria Cesarano Di Pietro, Bellinzona: poesia inedita scritta nel 1998