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  • Mons. De Raemy in Alta Vallemaggia

    Mons. Alain de Raemy in Vallemaggia: "Mi ha molto colpito la solidarietà della gente: c'è chi ha perso tutto eppure aiuta"

    di Laura Quadri

    È un Ticino unito quello che si sta stringendo attorno alla Vallemaggia in queste ore, dopo la tragedia di sabato notte. Unito anche grazie alla collaborazione tra autorità politiche e religiose, fianco a fianco, ciascuno con le sue competenze, per far fronte all’emergenza. Così alla visita della presidente della confederazione Viola Ahmerd, lunedì scorso, era presente anche mons. Alain de Raemy, Amministratore apostolico della Diocesi di Lugano, poi tornato, in forma privata e intrattenendosi in diversi densi colloqui con le persone nelle zone più colpite, a visitare la popolazione anche giovedì scorso, assieme al parroco di Cevio, don Elia Zanolari, alla municipale del comune di Lavizzara Valentina Anzini e al cappellano della Polizia don Davide Bergamasco.

    «Quando ho appreso dei fatti dai media, domenica mattina, il primo pensiero è stato quello di non sapere bene cosa stesse accadendo. Un’incognita che mi ha spinto a programmare il prima possibile la mia visita», racconta mons. de Raemy, ripercorrendo quelle ore drammatiche.

    Dopo le due visite il quadro è ora più chiaro: «L’essere cristiano ti fa vedere nell’altro Cristo che ti sta chiamando. Tanto più in queste situazioni, scopri il Signore presente nell’altro, il Signore in croce. Non credo di aver donato qualcosa di particolare alla popolazione con la mia presenza; piuttosto sono io ad aver ricevuto tanto dalla gente incontrata in questa situazione».

    Il Vescovo ha visitato anche il posto di comando ad Aurigeno, da dove partono gli aiuti: «Da una parte, davanti a tutte quelle case, a quegli edifici, a quelle strade rovinate dal fango e dai detriti, mi ha colpito la violenza della natura che si scatena, che ti sorprende e che tanto distrugge. Ma dall’altra, è la reazione delle persone ad avermi impressionato: i primi gesti, spontanei, per salvaguardare la vita di ciascuno, non programmati, e poi l’intervento dei soccorritori, la loro dedizione. Un aiuto eroico dell’uno per l’altro, l’esserci di ciascuno per tutti».

    Mentre nella popolazione mons. de Raemy constata «l’incontro impressionante tra generazioni, il giovane che aiuta l’anziano o chi ha perduto tutto che aiuta comunque il proprio prossimo e, viceversa, chi è stato meno colpito che si mette a disposizione di chi è prostrato dalla tragedia». Il vescovo cita il caso di una famiglia in Val Lavizzara, incontrata due giorni fa: «Mi hanno raccontato che ogni gesto compiuto in quella terribile notte è stato come un miracolo dietro l’altro, che li ha portati a salvarsi. Ma la cosa più grande è stato l’aiuto che li ha poi subito raggiunti, una decina di persone, ciascuno venuto lì con un mezzo, pale, trattori, scavatori, per liberare la loro casa dai detriti. Questa solidarietà spontanea, sorta senza neanche aver chiesto aiuto ma per intuito, mi impressiona molto. Intuitivamente, in molte situazioni diverse, la gente ha subito saputo trovare il gesto giusto e i tempi per aiutare. Vi vedo la straordinaria potenzialità dell’amore che abbiamo in noi, per la nostra vita e quella degli altri».

    La Diocesi, come comunicato in queste ore, ha fatto un’importante donazione di 20'000 franchi e ha indetto una colletta speciale, a cui sono invitati a partecipare tutti i fedeli e le comunità parrocchiali: «Ho voluto che la colletta fosse programmata tra due domeniche, così da poterla annunciare sin da domani. Agli albi parrocchiali vorrei inoltre fosse affisso il codice QR per donare, così che sia il più semplice possibile farlo. È un gesto che è importante fare ora, senza dimenticare il sostegno che dovremo continuare a dimostrare anche in futuro!», conclude mons. de Raemy.

    Leggi anche Don Elia Zanolari, parroco di Cevio: «La mia priorità ora è la gente» (catt.ch)

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