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    Mons. Morerod: il Presidente del SAPEC, Jacques Nouffer, gli dà fiducia

    "Fin che non avrò la prova che non abbia rispettato le leggi e le prescrizioni consapevolmente, gli darò fiducia”. Questa la posizione ufficiale di Jacques Nouffer, presidente del Gruppo di  sostegno alle persone abusate da personalità religiose (Sapec), attivo soprattutto nella Svizzera francese, in risposta alle accuse mosse negli scorsi giorni al Vescovo di Losanna, Ginevra e Friborgo, mons. Charles Morerod, che è tra i vescovi attualmente indagati da Roma, a seguito delle denunce giunte al Dicastero per la Dottrina della Fede riguardanti presunte dissimulazioni di abuso da parte di alcuni vescovi svizzeri. L’inchiesta, lo ricordiamo, è stata affidata da Roma a mons. Joseph Bonnemain, vescovo di Coira e già responsabile di alcune indagini in seno alla Conferenza dei Vescovi svizzeri.

    La dichiarazione del Presidente del SAPEC è parte di una lunga intervista rilasciata alla rivista Le Courrier lo scorso 18 settembre. Nell’intervista Nouffer giudica anche l’atteggiamento generale della Chiesa svizzera, accusando una mancanza di trasparenza e troppa lentezza nell'indagine e nella presa a carico dei casi. Critica altresì il rallentamento delle indagini, dovuto al fatto che il nunzio apostolico, mons. Martin Krebs, rifiuti l’accesso agli archivi della Nunziatura a Berna. “Nel corso dei decenni, le autorità della Chiesa cattolica hanno nascosto i loro crimini, sostenuto gli aggressori, protetto la reputazione della loro istituzione a detrimento delle vittime ridotte invece al silenzio. Oggi il Papa e i cardinali pretendono di voler fare chiarezza, ma continuano a rifiutare l’accesso agli Archivi della Nunziatura e del Vaticano. Ci manipolano!”, denuncia con severità Nouffer.

    Tuattavia a proposito di mons. Morerod il giudizio è più positivo. “Noi del SAPEC collaboriamo con lui da quasi dieci anni. Si è sempre mostrato disponibile a rispondere alle domande delle vittime e a collaborare con la società civile e con la polizia. Ha tuttavia un lato naif che potrebbe far pensare che sia stato manipolato”. Per contro, colui da cui sono partite le accuse, l'ex vicario generale della Diocesi di Losanna, Ginevra e Friborgo, Nicolas Betticher, sottolinea Nouffer, non è ben visto dalle associazioni che riuniscono le vittime. “Se c’è qualcuno che non ha fatto ciò che doveva, è lui! Per me si tratta semplicemente di un gran manipolatore”. Così anche Marie-Jo Aeby, vice presidente SAPEC, durante il programma della RTS “Mise au Point", sempre nella puntata del 17 settembre. “È un modo per salvarsi la pelle. Per le vittime, posso solo dire che è una cosa ignobile!”.

    Il riferimento è al caso Frochaux, già parroco della Cattedrale di Friborgo, per il quale è stato messo in causa nello specifico Morerod. Prima del 2020, Morerod dice di non aver mai saputo degli abusi commessi dal prelato su un giovane ragazzo di 17 anni, negli anni Novanta in Vallese. Betticher afferma per contro di averlo informato sin dal 2011. Il conduttore della trasmissione ha intanto ricordato che già nel 2001 era avvenuto un confronto tra la vittima e il sacerdote, presso la Curia friborghese. La vittima si era presentata con l’amica Adrienne Cuany. Erano presenti mons. Rémy Berchier, all’epoca vicario generale e Betticher stesso quale segretario. Ma su quest’ultimo la stessa Cuany, intervistata, è chiara : «È una persona che agisce davvero in cattiva fede, capace di manipolazione. Oggi è lui a chiedere che il Vaticano faccia chiarezza. Non è troppo tardi?”.

    Betticher, interpellato su queste accuse, riconosce pubblicamente di aver commesso degli errori, soprattutto durante quel colloquio. “Ero molto scioccato, non ero mai stato messo a confronto con casi di abuso, fu un episodio che mi segnò profondamente. Avrei potuto essere più coraggioso, dire qualcosa di più durante l’incontro. Certamente questo è vero”.

    cath.ch/adattamento red

    Vedi anche la posizione di mons. Morerod: Il vescovo Morerod sulla gestione di casi di abusi: «Se constatassi di aver fatto grossi errori sarebbe meglio lasciare» (catt.ch)

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