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  • In Cattedrale a Lugano le ordinazioni sacerdotali. L'intervista ai Rettori dei seminari di Lugano e Melano

    di Laura Quadri

    Verranno ordinati oggi in Cattedrale, alle 9.30, da mons. Alain de Raemy, quattro nuovi sacerdoti, provenienti dai due Seminari presenti sul nostro territorio, il Seminario diocesano, con sede a Lugano, e il Seminario Redemptoris Mater a Melano. Sono proprio i loro due rettori – don Claudio Mottini per il primo e don Mario Trulio per il secondo – ad aver accompagnato, lungo il cammino di questi anni, i candidati. Per don Mottini, che lascerà a settembre il compito di rettore ricoperto dal 2017, è l’occasione per un bilancio: «Per me guidare il Seminario è stata una bella sfida personale», ci confida. «Avevo diretto il Seminario minore, quando ancora esisteva presso il Collegio di Breganzona, dal ’79 all’86, ma gran parte della mia vita si è svolta in parrocchia. Penso sia questo che ho potuto portare in Seminario: un taglio più pastorale».

    Una formazione a 360 gradi

    La formazione in seminario, spiega il Rettore, «segue attualmente la Ratio Fundamentalis Institutionis sacerdotalis aggiornata da Papa Francesco nel 2016. I seminaristi frequentano per cinque anni la Facoltà di teologia a Lugano. Al contempo vivono certi periodi nelle parrocchie, a fianco di parroci e laici impegnati che possano condividere la loro esperienza con il candidato. Infine, non meno importante è la formazione interna con uno psicologo e il padre spirituale. Si lavora sulla formazione integrale, umana, psicologica e spirituale, tenuto conto che ogni ambito non è un cassetto chiuso ma comunicante con l’altro».

    Le nuove direttive aggiornate

    In questo ambito, «abbiamo accolto le direttive dei Vescovi svizzeri, emanate quest’anno, che prevedono un test psicologico all’entrata in Seminario. È un test utile anche per proseguire con il candidato che viene ammesso, perché dà una prima ampia indicazione sugli ambiti su cui si può lavorare». Dal 2018, inoltre, «si svolge anche un week-end assieme al Seminario Redemptoris Mater, in collaborazione con la Fondazione della Svizzera italiana per l’Aiuto, il Sostegno e la Protezione dell’Infanzia (ASPI) sul tema della prevenzione agli abusi».

    Donne formatrici

    Ma i formatori da chi sono formati? Don Mottini porta la sua esperienza nell’ambito del Collegamento Educatori Seminari Lombardi, associazione che raduna i formatori delle 10 diocesi lombarde. La prossima formazione si terrà a inizio luglio e sarà data da una religiosa, che accompagnerà i tanti formatori nell’approfondimento del loro compito. «Un bell’esempio delle competenze che oggi le donne, laiche o consacrate, possono offrire anche nel campo della formazione dei formatori e dei seminaristi», commenta don Mottini.

    Il sacerdote oggi: le vere sfide

    Infine esprime un suo importante pensiero: «Oggi il compito non è difendere la fede come una roccaforte, bensì assumere quello stile profetico, tante volte indicato da Francesco, di “avviare cammini”, stando in mezzo alla gente. Io posso davvero dire di aver ricevuto più formazione dall’esempio della gente – ammalati, giovani, genitori – che dal resto. Il Signore ha fatto questo: tra la folla, “vedeva”. Gesù “vide”, nel tempio strapieno, una vedova che aveva donato uno spicciolo. Anche oggi portare il Vangelo alla gente è saper avere lo sguardo di Gesù. Il sacerdote dovrebbe ringraziare ogni giorno per gli incontri fatti. Il primo altare del prete è il cuore; le offerte da portare Dio sono le gioie e le speranze, le fatiche e le attese, tutta la vita delle persone incontrate».

    L’importanza delle relazioni

    Un pensiero condiviso anche da don Trulio: «Mi viene alla mente un proverbio africano che dice che per crescere un figlio ci vuole tutto il villaggio. Questo significa che sin dalla formazione è importante la relazione, con tutti: giovani, famiglie, anziani. Questa comunità, diventa comunità di vita che ti aiuta a crescere nella fede, che ti accompagna per tutta la vita e che ti sarà vicino nelle vicende belle o tristi che accompagnano tutti. È il concetto di “integrazione”, a cui teniamo molto, come sviluppo psicologico della persona. Tutti i candidati vengono da una comunità neocatecumenale Parrocchiale e poi in Svizzera hanno la loro comunità in Ticino che sarà la loro comunità per tutta la vita. Oggi come allora, la gente continua a chiedersi se Dio esiste o non esiste o, ad esempio se Dio ha vinto la morte. Ma se qualcuno fa l’incontro con Gesù Risorto, allora questa sarà la sua forza e sapremo amare come Lui ci ha amato. Questo auguro ai nuovi sacerdoti: Dio è Fedele e il Suo Amore è per sempre; che possano dunque amare gli altri come Dio ha amato loro».

    Per le biografie e le testimonianze complete dei quattro nuovi sacerdoti, don Hugo Mota Almeida, don Filippo Pascolini, don Niccolò Curci e don Fabio delli Carri, si veda l’articolo, scritto in occasione del conferimento del loro Diaconato: Niccolò, Fabio, Filippo e Hugo: le storie dei nuovi diaconi · CATT

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