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  • “Il Papa in Bangladesh vedrà la ricchezza di una Chiesa povera”

    «Lo accoglieremo come un capo spirituale, come un uomo di fede. Papa Francesco ricorda all’intera umanità come la religione sia parte integrante della vita. Sarà un “pellegrino”, come Giovanni Paolo II, che nel 1986 venne in Bangladesh definendosi “pellegrino di pace”. Soprattutto Papa Bergoglio viene a visitare una Chiesa che è una Chiesa povera, una Chiesa dei poveri e per i poveri: questo sarà uno dei significati centrali del suo pellegrinaggio in Asia». Con queste parole il cardinale Patrick D’Rozario, arcivescovo di Dacca , visibilmente raggiante, descrive a Vatican Insider lo spirito che oggi anima la comunità cattolica e l’intera nazione del Bangladesh, dopo l’ufficializzazione del prossimo viaggio asiatico di Papa Francesco.

     

    Come confermato dalla Sala stampa della Santa Sede, il Pontefice compirà un viaggio apostolico in Asia, fermandosi in Myanmar dal 27 al 30 novembre e in Bangladesh dal 30 novembre al 2 dicembre 2017, visitando la città di Dacca . Il cardinale D’Rozario pone l’accento sul tema della povertà, che tiene banco in uno degli Stati più densamente popolati del mondo: in circa 144mila chilometri quadrati vivono oltre 160 milioni di abitanti, il 36% dei quali si trova in condizione di povertà estrema. Il paese, poi, è particolarmente vulnerabile date le cicliche alluvioni che distruggono raccolti, spazzano via interi villaggi, generano epidemie. E i 12 milioni di poveri che vivono nelle regioni costiere del Bangladesh, nota la Banca Mondiale, nell’arco dei prossimi tre decenni saranno ancora più esposti per l’aggravarsi del riscaldamento globale e per i cambiamenti climatici.

     

    Ma «povertà», nota il cardinale, può significare, nella logica paradossale del Vangelo, «ricchezza»: «Noi siamo una Chiesa dei poveri. Ma i poveri non sono solo i poveri di beni materiali ma anche i poveri in spirito. Quella del Bangladesh è, appunto, una piccola comunità che vive le Beatitudini del Vangelo. Il Papa vedrà e apprezzerà la ricchezza di questa povertà. Nel senso evangelico, questa povertà di spirito, che significa umiltà e stretta vicinanza a Dio, è una ricchezza da offrire al mondo».

     

    Anche se animata da questo spirito, la piccola Chiesa bengalese certo non resta ferma o indifferente di fronte alle sfide che la società affronta: emarginazione, sottosviluppo, vulnerabilità ai disastri naturali. In Bangladesh migliaia di ragazzi e giovani non hanno possibilità di frequentare la scuola. Il problema dello sfruttamento dei bambini ha assunto dimensioni allarmanti, mentre la maggior parte delle donne resta completamente analfabeta . D’Rozario aggiunge: «L’opzione per i poveri include la lotta per la giustizia. Grandi questioni come i cambiamenti climatici, il flusso di migranti e rifugiati, il futuro dei giovani sono al cuore dell’azione della Chiesa bengalese e saranno presenti nei messaggi che il Papa offrirà. Certo, sono tutti argomenti da inquadrare in modo positivo, con la prospettiva della speranza, quella che non manca mai nelle parole di Francesco».

     

    Nella cornice delle grandi sfide che il paese affronta, un aspetto particolare tocca la piccola comunità cattolica bengalese: i fedeli costituiscono circa lo 0,3% in una nazione al 90% musulmana. «La presenza del Papa – rimarca il cardinale, che ha ricevuto la porpora proprio da Bergoglio nel 2016 – sarà occasione per approfondire la fede del piccolo gregge della nostra Chiesa, sarà una spinta per la testimonianza del Vangelo della nostra piccola porzione di popolo di Dio. Sono certo che la sua visita avrà un affetto benefico su tutte le nostre comunità».

     

    Senza dimenticare che negli ultimi anni si è fatta più forte nella nazione l’influenza dei gruppi islamisti e radicali con la conseguente sanguinosa scia di atti terroristici, alcuni rivendicati dallo Stato Islamico, che hanno colpito innocenti e lambito anche le istituzioni cristiane. Secondo l’arcivescovo di Dacca, l’antidoto è il ritorno alle radici culturali della nazione: «Per noi cattolici la sfida oggi è vivere da cristiani, in una nazione islamica, come piccola minoranza che è sale, luce e lievito. Vediamo la crescita del radicalismo, ma bisogna ricordare che il nostro paese è stato armonioso e pacifico per secoli. Solo negli ultimi anni piccole minoranze si sono spinte verso idee estremiste. Va detto che questa non è la cultura bengalese. E la violenza che attraversa la società ha una matrice politica, sociale, ideologica, economica, non religiosa. Credo sia importante ritornare ai valori spirituali della nostra cultura, che sono il nostro tesoro, senza cedere al colonialismo ideologico, di varia natura, che vuole fare proseliti in Bangladesh».

    Paolo Affatato

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