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Sab 31 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Papa Francesco e la mitezza: "Quante cose abbiamo distrutto con l’ira?"

    "Beati i miti perché avranno in eredità la terra". E' questa la terza delle otto beatitudini che affronta oggi Papa Francesco nell'Udienza Generale in Aula Paolo VI.

    "Il termine mite qui utilizzato vuol dire letteralmente dolce, mansueto, gentile, privo di violenza. La mitezza si manifesta nei momenti di conflitto, si vede da come si reagisce ad una situazione ostile. Chiunque potrebbe sembrare mite quando tutto è tranquillo, ma come reagisce sotto pressione, se viene attaccato, offeso, aggredito?", spiega Papa Francesco nella catechesi.

    Francesco osserva come nella Scrittura la parola mite indica anche colui che non ha proprietà terriere; e dunque colpisce il fatto che la terza beatitudine dica proprio che i miti “avranno in eredità la terra”.

    "Infatti il possesso della terra è l’ambito tipico del conflitto: si combatte spesso per un territorio, per ottenere l’egemonia su una certa zona. Nelle guerre il più forte prevale e conquista altre terre - commenta il Papa - Ma guardiamo bene il verbo usato per indicare il possesso dei miti: essi non conquistano la terra, la ereditano. Il Popolo di Dio chiama eredità proprio la terra di Israele che è la Terra Promessa. C’è una terra che è il Cielo, cioè la terra verso cui noi camminiamo: i nuovi cieli e la nuova terra verso cui noi andiamo".

    "Allora il mite è colui che eredita il più sublime dei territori. Non è un codardo, un fiacco che si trova una morale di ripiego per restare fuori dai problemi. Tutt’altro! È una persona che ha ricevuto un’eredità e non la vuole disperdere. Il mite non è un accomodante ma è il discepolo di Cristo che ha imparato a difendere ben altra terra. Lui difende la sua pace, difende il suo rapporto con Dio e i suoi doni, custodendo la misericordia, la fraternità, la fiducia, la speranza.", dice con chiarezza il Papa.

    "Le persone miti sono persone misericordiose, fraterne, fiduciose", parla cosi a braccio il Pontefice.

    Francesco a tal proposito parla poi dell'ira: "Qui dobbiamo accennare al peccato dell’ira, un moto violento di cui tutti conosciamo l’impulso. Dobbiamo rovesciare la beatitudine e farci una domanda: quante cose abbiamo distrutto con l’ira? Quante cose abbiamo perso? Un momento di collera può distruggere tante cose; si perde il controllo e non si valuta ciò che veramente è importante, e si può rovinare il rapporto con un fratello, talvolta senza rimedio. La mitezza raduna, l'ira separa".

    Francesco conclude: "Non c’è terra più bella del cuore altrui, non c’è territorio più bello da guadagnare della pace ritrovata con un fratello. Quella è la terra da ereditare!".

    (ACI Stampa)

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