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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Il Vescovo Alain De Raemy in occasione dell'apertura del Giubileo dei vicariati

    Pasqua, mons. de Raemy: "Dalla croce alla Risurrezione, il dolore del mondo non è vano".

    di mons. Alain de Raemy*

    Dove andremo a finire? La domanda è purtroppo legittima… I tempi sono davvero particolari. Tutto è molto aleatorio e imprevedibile, con tante sofferenze per i più poveri.

    E noi cristiani, nel tempo pasquale, cosa facciamo? Celebriamo la vita! C’è da chiedersi se sia legittimo. Anzitutto va ricordato che con Gesù crocifisso non celebriamo la vita senza aver attraversato l’ingiusta condanna, l’estrema sofferenza e l’omicidio assassino.

    Con Gesù inginocchiato dinanzi ai suoi apostoli, angosciato da solo in un orto, arrestato con violenza e disprezzo, abbandonato da quasi tutti i suoi, condannato e torturato fino alla morte in croce, non siamo al di fuori delle drammatiche realtà di questo mondo. Anzi, ci siamo. Non le negligiamo, le integriamo.

    Guardando la Croce

    Ma la domanda permane: dove andiamo? Ricordiamoci cosa accade sulla croce del Nazareno. Su quel legno non abbiamo un eroe martire o una vittima in più. A cosa servirebbe, del resto, se fosse così? Potrebbe essere un esempio per qualcuno, ma senza cambiare, alla fine, molto.

    La croce, invece, non è la vicenda di un uomo solo. La croce è dove vanno a finire le tragedie del mondo, dal primo uomo fino alla fine dei tempi. Non c’è crimine, colpa, sofferenza o angoscia, nella storia passata, presente o futura, che non vada a finire lì. «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»: non è un grido isolato, è tutto il buio del mondo accumulato.

    Niente va a finire nel nulla

    Anche se noi cristiani non possiamo dire come le cose andranno a finire nei prossimi giorni o nei prossimi anni, sappiamo però che niente va a finire nel nulla. Tutto viene assunto da Dio: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno».

    Nessuna sofferenza è vana. Va a finire sulla croce. In Gesù crocifisso si trova con Dio, e in Dio provoca una scossa e una scarica di infinito amore. Un terremoto nel Cielo che si manifesta sulla terra nella brezza leggera che accarezza i cuori aperti dei poveri, spezzati dal dolore.

    Posso dunque augurarvi una santa Pasqua. Notate che non vi ho detto una felice Pasqua. Perché per tanti non ci sarà né pace né sollievo.

    Ma la Pasqua sarà santa con loro e per loro. Perché la santità di Dio comprende il suo infinito dolore che prepara sempre e di nuovo la strada a un infinito amore.

    Un destino da Risorti

    Dove andremo a finire? Con fede, anche nel buio, osiamo professarlo: nella Risurrezione! Non c’è altra via d’uscita. È l’unico destino dell’universo, della storia e dell’uomo. Ma sempre attraverso la Croce, mistero d’inaudito amore.

    *Amministratore apostolico della Diocesi di Lugano.

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