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  • Presentata a Lugano la Bibbia di Borso D’Este presente con due rare copie alla Biblioteca diocesana

    Scriveva Antoine de Saint-Exupéry, nel Piccolo principe, che è il tempo che dedichiamo alle cose a impreziosirle. Non può valere detto più verace per la Bibbia di Borso D’Este, antico manufatto rinascimentale, allestito tra il 1455 e il 1461 dal nobile ferrarese per celebrare la propria casata. Non una Bibbia qualsiasi, bensì l’esemplare più costoso mai visto per l’Europa del tempo, miniato dalla prima all’ultima pagina. Predisponendo e monitorando l’operazione, proprio per la sua delicatezza, dall’inizio alla fine, come dimostrano i documenti d’epoca rinvenuti, tra cui il Diario privato di uno dei principali esecutori. Così pare essersi svolta la lunga elaborazione di questa Bibbia, come ha spiegato la prof.ssa Marina Bernasconi, intervenuta il 14 giugno 2022, presso la Biblioteca diocesana sotto la moderazione di Luciana Pedroia, per presentare due rare copie anastatiche possedute dalla Biblioteca del manufatto.

    «Mentre nell’Alto Medioevo – ha spiegato la studiosa – per un’impresa simile si sarebbe fatto ricorso alle abilità e ai mezzi dei monaci, nel Basso Medioevo erano ormai disponibili botteghe in grado di procurare a qualsiasi committente il necessario per eseguire questo tipo di opere. Borso D’Este si rivolge per questo ai cartolai di Bologna, centro editoriale allora fiorente. Necessita un ingente quantità di materiale: 600 fogli per 1'200 pagine in tutto».

    Per il testo si decise di considerare la Bibbia vulgata con le annotazioni di San Girolamo e di riprodurla su due colonne: una difficoltà ulteriore che richiese ai copisti da subito una buona pianificazione pagina per pagina. Quindi, dopo la fase di scrittura vera e propria, ci si occupò delle rubriche. Il copista dava indicazioni al rubricatore per l’esecuzione del compito. Nel 1455 iniziano, infine, i lavori veri e propri sulle miniature: «Borso D’Este riunisce i miniaturisti che, secondo lui, potrebbero essere in grado di svolgere il lavoro: Taddeo Crivelli di Ferrara e Franco dei Russi di Mantova. Fornisce loro anche gli alloggi, in modo da poterli consultare ma anche supervisionare liberamente. Ma prima che inizino chiede loro di lavorare su un fascicolo di prova, quello che oggi conosciamo come fascicolo D, contenente il libro dell’Esodo. Il risultato gli piacque e si stipularono i relativi contratti. Dobbiamo pensare che la miniatura dell’opera rappresentò l’88 per cento del suo costo complessivo, come raramente poteva accadere». 

    L’apparato decorativo viene suddiviso in modo gerarchico, distinguendo le varie lettere da miniare: iniziali semplici, filigranate, ornate, figurate, istoriate, marginali, ognuna di esse eseguita con una tecnica sensibilmente diversa: «Lo stile delle miniature è ascrivibile a un tardo gotico padano, con influssi evidente della pittura di Cosmè Tura, Piero della Francesca, Donatello. Sono commistioni normali per il periodo». Nel 1458 Borso D’Este si accorge che ci sono dei ritardi; per questo fa intervenire altri miniatori: «Il ritmo imposto – spiega la prof.ssa –  è molto rapido: ciascun miniatore doveva consegnare 10 quinterni all’anno per terminare in 6 anni, la durata di esecuzione prevista dal Duca. Il diario privato di Taddeo Crivelli, che ci è pervenuto racconta di quegli anni di lavoro frenetico: per ogni singola miniatura bisognava, con il linguaggio dell’epoca, canvezare, cioè dapprima preparare i colori di fondo, poi ombrare, cioè definire di ogni miniatura i chiaroscuri, poi tirar di nigro; infine, stendere la parte più preziosa, l’oro, che veniva brunito per renderlo più luminoso. Uno dei fascicoli più ricchi, dal punto di vista decorativo, e più complesso, è quello del libro della Genesi; venne eseguito, proprio per la sua complessità, per ultimo». Le storie bibliche seguono il testo sacro, ma  vengono ritratte secondo l’ideale aristocratico della Corte estense, appunto per onorare il committente: «Ritroviamo personaggi vestiti di broccato, abbigliati alla moda di corte. A ciò si aggiungono le rappresentazioni naturalistiche, dato che gli Este erano amanti della caccia», conclude Bernasconi. 

    Martina Bagnoli direttrice delle Gallerie Estensi di Modena ha quindi ripercorso la storia di ricezione dell’opera, fino a giungere alla circolazione delle sue copie, tra cui proprio quelle luganesi: «La cosa curiosa di questa Bibbia è che conosciamo praticamente tutto della sua realizzazione, perché è stata molto ben documentata, dato anche il costo di realizzazione. Borso D’Este non era un mecenate molto prodigo: per tante altre opere aveva speso molto di meno, delle volte obbligando gli artisti a rinunciare al lavoro da svolgere, perché non venivano pagati a dovere. Nel caso della Bibbia volle agire differentemente».  

    La Bibbia, ha spiegato Bagnoli, era tanto preziosa da viaggiare assieme agli Este. «Era un emblema di famiglia. Quando nel periodo napoleonico gli Este lasceranno Modena, la Bibbia andrà con loro. È solo dopo la Prima Guerra mondiale che gli eredi della Casata decidono di venderla. Gli antiquari la notano subito. Finché Giovanni Treccani decide di acquistarla e riportala in Italia. In un clima postbellico l’acquisto viene vissuto come una sorta di risarcimento dell’avvilimento subito per le mani delle nazioni straniere durante la Prima Guerra Mondiale. L’Italia riconquista un pezzo di storia che le era stata sottratta».  

    Per sottolineare l’importanza dell’arrivo, viene predisposta la prima riproduzione anastatica. Se ne rifarà un’altra, sempre promossa da Treccani, nel ’61. Entrambe le anastatiche sono possedute anche dalla Biblioteca diocesana. Nel 2016, infine, le Gallerie estensi decidono di togliere la Bibbia dall’esposizione permanente, e di renderla fruibile in digitale, nella sua digital library. «In questo modo, la Bibbia di Borso D’Este, emblema dapprima di una famiglia aristocratica, esempio poi – durante le due Guerre – di patriottismo, diventa infine, in questo modo, la Bibbia di tutti», ha concluso la Direttrice.

    Leggi anche: Alla Biblioteca diocesana di Lugano sarà presentata la copia di una Bibbia tra le più preziose d’Europa

    Laura Quadri

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