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  • Monastero di Claro

    Religiose nella Diocesi di Lugano: il Sinodo ne rivela un volto inatteso

    Si dice soddisfatta suor Roberta Asnaghi, che ha coordinato la consultazione sinodale per le religiose della Diocesi di Lugano. Soddisfatta per la partecipazione delle comunità in Ticino (14 su 36 coinvolte) e contenta che quanto emerso fa capire il valore della vita religiosa nel tessuto della Svizzera italiana. Le risposte ai questionari sono arrivate da 4 comunità di clausura (Claro, il Carmelo di Locarno Monti, Santa Caterina a Locarno e le clarisse a Cademario) a cui si aggiungono 10 comunità di vita attiva. «Le comunità che non hanno partecipato sono molto piccole e non di lingua italiana, quindi con difficoltà di comprensione riguardo ai questionari», precisa suor Roberta. A lei sottoponiamo alcune domande.

    Suor Roberta, qual è il valore di questa consultazione per la vita religiosa?

    Le consacrate - anche le suore di clausura - sono persone dentro la storia, coscienti del vissuto della gente di oggi, in particolare grazie all’esercizio del servizio dell’ascolto.

    C’è una lettura della realtà sociale che arriva alla Chiesa grazie alla vostra partecipazione al Sinodo?

    Certo, la storia e la realtà di tante persone, i problemi personali, affettivi, le situazioni di famiglie e di unioni diverse, le persone davanti alla malattia, le casistiche di problematiche famigliari di credenti e anche non credenti, di vicini e lontani: tutto questo viene ascoltato dalle consacrate. In questo modo, la partecipazione alla consultazione sinodale evidenzia la nostra presenza nel tessuto ticinese per altri aspetti rispetto a quelli più noti per i quali siamo conosciute, cioè i servizi pratici che svolgiamo.

    Qual è lo stile dell’ascolto delle religiose?

    L’ascolto è un’arte da vivere con il cuore e con la mente, annullandoci per entrare in empatia con l’altro, mettendo tra parentesi i nostri problemi. È un’arte da valorizzare e mettere in pratica tra tutti i cristiani, chiamati ad ascoltare la vita delle persone comuni. Un’arte che risponde -oltretutto- molto bene all’urgenza creatasi da questa pandemia che accresce le distanze.

    Non sono tempi favorevoli all’ascolto però…

    La frenesia della vita di oggi non favorisce l’ascolto, tuttavia le richieste sono tante. Richieste che arrivano soprattutto alle sorelle in clausura ma anche a quelle che operano con gli anziani. C’è stata anche la sottolineatura dell’ascolto interno alle comunità religiose, tra consorelle: ascoltare il fratello che vedo è ascoltare Dio, ci ricorda con altre parole la Scrittura.

    Le religiose in Ticino hanno assunto l’impegno di pregare per il Sinodo. Come vi siete organizzate?

    Tutti i mesi, da settembre, inviamo alle comunità religiose un foglio con le intenzioni di preghiera settimanali. Ogni comunità ha scelto un giorno per pregare, solitamente quando è prevista l’adorazione eucaristica. (c.v.)

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