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  • Repubblica Democratica del Congo, dalla strada ad una nuova vita

    Se non avesse avuto in dono la pazienza, padre Eric Meert non avrebbe mai fatto il missionario. Sì, perché il reinserimento in famiglia dei bambini di strada è un processo lungo e faticoso che richiede il coinvolgimento del soggetto più debole (il bambino) e un dialogo costante con i genitori. A Lubumbashi ogni giorno sono molti i bambini e i ragazzi che chiedono aiuto alla rete, dedicata alla madre di don Bosco e dal 2001 coordinata da padre Eric, delle Oeuvres Maman Marguerite: creata nel 1994, ospita 13 centri e case di accoglienza. Da una parte si porta avanti una pedagogia orientata al ritorno in famiglia, dall’altra si fornisce una scolarizzazione per i più piccoli e una formazione artigianale e professionale per i più grandi (riparazioni di scarpe, saldature…).

     

    «Ogni anno accogliamo tra i 500 e i 600 bambini e ne riportiamo in famiglia 250. Un centinaio sono collocati nelle nostre strutture per l’accoglienza e la scolarizzazione. Stiamo solo cercando di trasmettere umanità partendo dal rispetto per ogni singola storia. Si comincia semplicemente con un “ciao”. Vogliamo che ognuno, poco a poco, riesca a costruire, con l’aiuto degli educatori e con il sostegno dell’assistente sociale, un’immagine positiva di se stesso». La conversione del cuore è sempre possibile. «Una situazione non è mai irreversibile, ogni uomo può cambiare. Con delle condizioni favorevoli sia il bambino sia la famiglia possono cambiare il modo di vedere l’altro». Le ricadute sono dietro l’angolo. «Devono sperimentare che ci sono altre persone che li amano. Maria è sempre pronta a mettersi in ascolto così come don Bosco che cerca sempre delle vocazioni. Attraverso le parole e le azioni cerchiamo di trasmette l’amore di Gesù. E i bambini sanno che in ogni momento possono bussare alla sua porta».

     

    La Repubblica Democratica del Congo vive una fase molto difficile a livello politico, economico e sociale. Teoricamente le elezioni dovrebbero essere programmate entro la fine del 2017, ma l’inaffidabilità e la sete di potere del presidente Kabila sono ormai fatti assodati: tutto può succedere. «L’opposizione è arrabbiata e il popolo è stanco. A questo si aggiunge la crisi sociale. Numerose famiglie vivono nella miseria e faticano ad arrivare a fine mese». Il mercato illegale è fiorente così come la corruzione che, insieme alla violenza, contraddistingue in negativo il Paese. Proseguono gli scontri nella regione del Kivu con gruppi armati che spadroneggiano da più di 20 anni. La gente è costretta a scappare.

     

    Il salesiano Meert è responsabile della Bakanja-ville, una casa di prima accoglienza per bambini e giovani. Accanto alla pazienza c’è un’altra virtù tipicamente «missionaria» che non può essere dimenticata: la speranza, la «capacità di non disperare mai. Nella nostra missione è indispensabile». È necessario anche saper perdonare. «Vediamo bambini che trovano il coraggio di chiedere perdono e genitori pronti a chiedere perdono per i loro figli». La missione ha fatto crescere padre Meert. «I ragazzi mi insegnano cosa significa sopravvivere grazie alla creatività. Loro sono in grado di sopportare il peso dell’esclusione senza perdere l’umorismo e la gioia».

     

    Chi inizia il percorso riceve un’istruzione e pasti gratuiti grazie anche alla onlus Missioni Don Bosco. Gli accordi con il Ministero degli Affari Sociali non si tramutano in aiuti: «Siamo limitati dalla mancanza di fondi». I progetti sul tavolo di padre Eric (sottolinea che è un lavoro di squadra) non mancano. Il primo (“Samu-social”) consiste nell’incontrare i bambini di notte là dove dormono, anche se questo ha creato non poche difficoltà con gli addetti alla sicurezza («ci servirebbe un veicolo più riconoscibile»). Il secondo è un programma radiofonico per supportare, una volta alla settimana con un gruppo di psicologi, i genitori nel loro compito educativo.

     

    «Non comprendono i comportamenti dei figli e cercano i rimedi nella stregoneria. Ci piacerebbe far parlare anche i bambini: molti hanno subito dei traumi (violenza familiare, abusi sessuali…) e quindi hanno bisogno di un intervento specializzato». Ancora una volta esce l’immagine di una Chiesa protagonista in Africa che continua a seminare anche in terreni resi aridi dalle vicende storiche e dalle attuali condizioni socio-politiche. «Papa Francesco ci chiede di andare oltre i confini e i limiti della nostra società. Vogliamo farci vicini ai nostri fratelli e porgere dei gesti di misericordia. Attraverso semplici atti di affetto diamo un nuovo futuro in cui possono sperare di avere una nuova vita».

    Luciano Zanardini - VaticanInsider

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