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Ven 30 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Rito antico e polemiche «sempre verdi»

    di Francesco Muratori*

    L'11 febbraio di 10 anni fa Benedetto XVI rinunciò per sempre al Soglio pontificio.
    Ma di quel gesto così all'avanguardia e spiazzante per l'establishment curiale romano non restò in taluni che una contrapposizione ideale e ideologica tra tradizionalisti e progressisti. Il ritirarsi in silenzio del papa emerito Benedetto XVI e la talentuosa eloquenza evocativa e l'empatica fattualità di papa Francesco hanno calmato le divergenze, almeno di facciata. Con la morte del Papa emerito è tornata la fiamma, come se fosse uscita dalla brace sotto la cenere.
    Aizzati dalle parole del segretario personale di Ratzinger, mons. Georg Gänswein che ha dichiarato nei giorni scorsi: «Con il motu proprio Traditionis custodes, papa Francesco ha spezzato il cuore di Benedetto XVI», sono ripartiti i posizionamenti strategici, che rendono, ai fedeli, ancora di più incomprensibile la «Chiesa Vaticana» («Chiesa Vaticana» come se fosse un’entità a sé). Il riferimento di mons. Gänswein è alla decisione di papa Francesco, nel 2021, di circoscrivere e restringere il campo di azione dei modi e dei luoghi in cui celebrare la liturgia secondo il rito antico del messale di Pio V. Era stato infatti Benedetto XVI a ridare vigore alla liturgia antica con lo scopo di riavvicinare le frange più lontane, come i «Lefebvriani».
    Papa Francesco motivò così la sua scelta: «Cresce il rifiuto non solo della riforma liturgica, ma del Concilio Vaticano II, con l’affermazione infondata e insostenibile che abbia tradito la Tradizione e la “vera Chiesa”».
    Che piacciano o che dispiacciano, le disposizioni restrittive di Francesco nascono dalla constatazione da parte sua che il «reciproco arricchimento» fra la forma ordinaria e la forma straordinaria della Messa, auspicato da Benedetto XVI, quando nel 2007 promulgò il Summorum Pontificum che «liberalizzava» la seconda, non c’è stato.
    Nel recente viaggio in Congo e Sudan, papa Francesco, è ritornato sul tema dicendo che: «C'è qualcuno che strumentalizza Benedetto XVI, che fu consultato diverse volte in merito». Polemiche, o meno, strategie o no, a «Strada Regina», questa sera alle 18.35 su RSI LA1, andremo a fondo, anche se può sembrare un argomento tecnico, interno alla Chiesa, per comprendere chi e cosa c'è dietro una liturgia in latino (…e non solo).
    C’è certamente il coinvolgimento di persone, in tutto il mondo, e anche qui in Ticino (mostreremo le immagini di una messa in rito antico con le voci del celebrante e dei fedeli).
    Con Enrico Morresi, giornalista ticinese, memoria storica del Concilio Vaticano II, daremo risposta alla domanda: perché questa liturgia è un problema nella Chiesa? Si tratta certamente di un terreno minato, dove si rischia l’incolumità al minimo movimento: cercare, infatti, di contribuire al discernimento nella Chiesa può causare incidenti. Noi, con approccio giornalistico, abbiamo provato a mettere a tema la questione.

    *conduttore di Strada Regina

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