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Ven 30 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • San Michele: sentinella tra Vedeggio e Alto Malcantone

    La parrocchiale di San Michele di Arosio è una perla nascosta ai più, pur essendo in posizione eminente, fra la Valle del Vedeggio e l’Alto Malcantone. Giustamente segnalata dalla guida d’arte “Il Sacro del Ticino”, la chiesa spunta infatti dai boschi malcantonesi ed è visibile da tutti i paesi a corona di Lugano ed è raggiungibile dal piano tramite la tortuosa Penudria, che sale da Gravesano e passa dall’altro santuario locale della Madonna di Cimaronco.

    Da Arosio si scende poi alle parrocchie successive intorno alle sorgenti della Magliasina tra cui Vezio, villaggio che ospita la chiesina di Sassello, da maggio diventata un santuario a tutti gli effetti. L’importanza del luogo è storicamente dimostrata dall’antichità dei ritrovamenti archeologici sotto l’attuale parrocchiale, che parlano di un luogo di culto anteriore all’anno 1000 e citato dai documenti fin dal 1217. Questa costruzione era in origine dotata di un portico, a cui si aggiunsero un coro e un campanile. Lo stesso portico fu poi inglobato nell’edificio, portando la superficie totale del coperto a quella attuale, nel XV secolo. L’insieme fu rialzato circa a metà Seicento, anche se la facciata ha mantenuto la sua impronta romanica. Nel Settecento fu di nuovo aggiunto un portico, certamente per godere della posizione verso sud e avere uno spazio adeguato alla vita comunitaria, soprattutto nei mesi invernali in cui la popolazione maschile, sovente impegnata nell’emigrazione stagionale, tornava e si raccoglieva in questa isola di pace al centro del villaggio a festeggiare la Madonna del Rosario. All’esterno si notano anche il battistero trecentesco e la cupola a bulbo nel 1769 del campanile.

    L’interno della chiesa è coronato da una volta decorata da Bernardino Ferroni del 1906, che ha conservato un bel San Michele Arcangelo risalente al 1647. Quello che colpisce il visitatore è il grande ciclo di affreschi dipinto da Antonio da Tradate nel 1508 e riscoperto nel 1948. Nel coro è da citare il tema dei mesi, chiaro segno dell’importanza della vita agricola per questi villaggi. Su di un lato spiccano un Cristo domenicale, una crocifissione, San Bernardo da Mentone e San Michele, patrono della chiesa; mentre nella prima campata, si nota un affresco ritraente San Francesco al cospetto di papa Innocenzo III e altri frammenti del primo Trecento.

    Una chiesa che testimonia nei secoli la necessità di avere un segno di bellezza e fede.

    Da vedere in zona: le chiese parrocchiali e i santuari citati e, a Cademario, la medievale S. Ambrogio Vecchio e la nuova cappella del Monastero con i mosaici del Rupnik.

    Scopri di più nel libro "Il Sacro del Ticino. Itinerari d'arte e di archiettura", a cura di Salvatore Maria Fares e Stefano Zuffi (Edizioni Skira, 2019)

    Chiara Gerosa

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