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    Saremo pronti a cambiare dopo la Pandemia?

    di Bernd Nilles*

    Sulla scia della globalizzazione, tutti i settori della vita e dell’economia hanno subito un processo di profonda integrazione. Ciò comporta vantaggi come avere merci che costano poco, l’accesso a prodotti provenienti da tutto il mondo, il contatto con altre culture e la comunicazione senza frontiere. Ma conosciamo da anni anche gli svantaggi: lo sfruttamento della manodopera, la liberalizzazione del commercio mondiale senza alcun riguardo per i diritti umani e l’ambiente e l’aumento della temperatura globale. Anche il coronavirus, grazie a questo mondo globalizzato, si sta diffondendo in modo estremamente rapido in ogni angolo della terra, inizialmente trasportato da viaggiatori e turisti. Cosa impareremo da questa pandemia? Come useremo questa esperienza? Siamo pronti a cambiare?

    In questo momento il mondo si è fermato. Un’insolita quiete ha invaso quasi tutti i nostri luoghi di vita e di lavoro. Allo stesso tempo, l’ansia e l’angoscia si stanno impadronendo di noi: siamo preoccupati per la nostra salute e quella delle persone a noi care, per la sicurezza di disporre di cibo a sufficienza e per i posti di lavoro. Inoltre si verificano situazioni paradossali: la concentrazione di CO₂ e di polveri sottili nell’aria sta diminuendo nettamente in tutto il mondo, salvando vite umane, mentre il coronavirus sta mietendo vittime.

    Le basi della nostra esistenza stanno crollando

    Anche nella cooperazione allo sviluppo ci troviamo di fronte a nuove sfide. Il coronavirus si sta diffondendo in tutti i 14 paesi in cui sono attive le organizzazioni partner di Sacrificio Quaresimale. Nella regione amazzonica, i lavoratori delle compagnie minerarie stanno propagando il virus fra le comunità indigene sprovviste di protezione. Il coprifuoco è imposto ovunque e i sistemi sanitari stanno collassando. Le classi medie e superiori si accaparrano il cibo facendo scorte, mentre i poveri non hanno risparmi per procurarsi i beni di prima necessità. Il settore informale in cui la maggior parte di queste persone lavora, in microimprese o nei mercati, sta crollando e con esso anche la loro fonte di sostentamento. Alcuni regimi sfruttano lo stato di emergenza per adottare misure repressive e limitare la libertà e i diritti umani. Le false notizie si diffondono innescando disordini, caos e violenze.

    Noi intendiamo fronteggiare questa situazione per continuare ad aiutare le popolazioni più svantaggiate. In questo difficile momento, è probabile che a molti non venga in mente di fare un’offerta, impegnati come sono a prendersi cura della propria famiglia. Ma c’è da temere che nelle prossime settimane, quando avremo padroneggiato la prima ondata di coronavirus in Svizzera, un’ondata travolgerà i paesi più poveri del Sud: notizie terribili ci giungeranno da tutto il mondo. Le misure adottate, uguali a quelle diramate da noi, si riveleranno molto meno efficaci a causa delle condizioni diverse: in molti villaggi non c’è acqua, gli ospedali quasi non esistono, la popolazione non dispone di cibo sufficiente e di qualità e l’accesso a beni e servizi di prima necessità non sarà garantito.

    Vegliare al benessere delle persone ovunque nel mondo

    In questa situazione, Sacrificio Quaresimale sta attingendo alla sua esperienza di quasi 60 anni di lavoro al fianco dei gruppi emarginati della popolazione. Faremo tutto il possibile per garantire l’approvvigionamento di cibo per circa due milioni di persone. Sensibilizzeremo e forniremo informazioni in modo che le persone possano proteggersi, si eviti il diffondersi di false notizie e lo scoppio di disordini. E interverremo energicamente qualora qualcuno tentasse di approfittare della crisi legata alla pandemia di coronavirus per violare i diritti umani.

    Aiutarsi a vicenda rafforza e rende una comunità più coesa, compresa la comunità internazionale. Mentre ora temiamo per la salute dei nostri cari e la difficile situazione dovuta al coronavirus è deprimente per tutti noi, Sacrificio Quaresimale continua a sostenere i più poveri in 14 paesi del mondo. Il nostro team di collaboratrici e collaboratori lavora attualmente al proprio domicilio nelle tre regioni linguistiche della Svizzera, restando in contatto al suo interno e con centinaia di organizzazioni partner in tutto il mondo, in modo da poter continuare a svolgere la nostra missione con la solita professionalità e dedizione. La nostra preoccupazione è rivolta tanto alle persone del Sud quanto alle persone qui in Svizzera. Dipendiamo dal suo sostegno: ci aiuti, perché la solidarietà non conosce confini e collega le persone in tutto il mondo.

    * direttore di Sacrificio Quaresimale

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