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    Sbocciano tre scuole e un pozzo grazie alla fondazione "Nuovo fiore" solidale

    L’Etiopia è una meta ormai quasi abituale per mons. Pier Giacomo Grampa. C’è già stato così tante volte che fatica a ricordare quante: dodici? Quindici? Non importa. L’importante è tornarci tutte le volte che serve, per portare avanti quel «Nuovo fiore in Africa» che dal 2011, ormai, ha fatto sbocciare scuole, ospedali e pozzi in molte zone del Paese e non solo, e di cui mons. Grampa è membro del consiglio di fondazione.

    Ad accompagnarlo in questo viaggio, da cui sono rientrati il 28 agosto, dopo dieci giorni trascorsi in terra africana, i due segretari della fondazione Alessandro Puccia e Michele Stopper, la volontaria Alessia Ghezzi e don Fabrice, sacerdote congolese che studia alla Facoltà di Teologia e che aiuta nella parrocchia di Carona-Carabbia. Avrebbe dovuto far parte del gruppo anche Riccardo Braglia, il presidente della fondazione «Nuovo fiore», che però per un imprevisto ha dovuto rinunciare. Questa volta, la prima tappa del viaggio è stata il Madagascar, dove è stata inaugurata la prima scuola costruita grazie al sostegno del «Nuovo fiore». Il gruppo ha dapprima fatto scalo ad Addis Abeba, per poi proseguire per Antananarive, la capitale del Madagascar. Il giorno dopo sono partiti – sulle dissestate strade malgasce – per la diocesi di Ambatondrazaka, retta da un ex allievo della facoltà di teologia di Lugano: mons. Jean de Dieu Raoelison. La sua è una delle ultime diocesi costituite: la prima retta da un vescovo locale. Per la prima volta in terra malgascia, mons. Grampa è rimasto colpito da questa terra rossa impregnata di laterite che tinge di rosso anche i fiumi e con cui si fabbricano i mattoni per costruire solide case, e dalle numerosissime risaie, che producono l’alimento base della popolazione. Mons. Grampa e il suo gruppo, hanno anticipato di alcuni giorni la visita in Madagascar di papa Francesco. Come si stava preparando il Paese per accogliere il papa, abbiamo voluto sapere. «L’attesa era palpabile», racconta mons. Grampa. «C’era un gran fermento di preparativi: da parte della autorità civili c’era la corsa alla sistemazione di molte strade, mentre accanto alla cattedrale di Antananarive, su un colle, troneggiava già una grande statua della Madonna alta una quindicina di metri, realizzata in materiale acrilico». A testimonianza del clima di grande attesa che vige nella capitale, mons. Grampa è stato anche protagonista di un simpatico episodio: alcune donne, vedendolo camminare per strada, hanno cominciato a gridare: «il Papa, il Papa!», suscitando non poco clamore. Poi, il viaggio è proseguito alla volta dell’Etiopia, che mons. Grampa definisce come un Paese «curioso, interessante ed intrigante ». Nonostante i cattolici non rappresentino in Etiopia che l’1% della popolazione, il Paese ha una quantità elevata di opere educative e sanitarie, costruite e gestite dai cattolici. A portare i nostri viaggiatori in Etiopia, questa volta era l’inaugurazione di due scuole e quella di un pozzo. Numerosi altri progetti sono attualmente in costruzione, in Etiopia ma anche in Sud Sudan, Congo Brazzaville e Gabon, supportati dalla fondazione con circa 1 milione di franchi all’anno.

    Corinne Zaugg

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