«Serve una reazione forte e serve ora» - Simonetta Sommaruga:
«Il Consiglio federale ha deciso oggi di dichiarare da mezzanotte al 19
aprile la situazione straordinaria in tutta la Svizzera in modo da
uniformare le misure». «È importante perché dobbiamo rallentare il virus
nell’interesse di tutti noi, giovani e anziani». «È un appello del
Consiglio federale a tutta la popolazione svizzera: prendete sul serio
queste misure. Non vi lasciamo da soli. Faremo di tutto per occuparci di
voi e della vostra salute. Così come ci occuperemo dell’economia».
«Serve una reazione forte e serve ora». «Nessuno è immune a questa
crisi».«State a casa, la situazione peggiorerà» - Alain Berset:
«Ci siamo sentiti con i cantoni con cui collaboriamo perché loro sono
essenziali nel gestire la lotta al coronavirus». «Abbiamo analizzato le
prime misure attuate venerdì e abbiamo constatato che non erano
sufficienti, né venivano applicate in maniera uniforme, è quindi stato
deciso di inasprirle. Lo abbiamo fatto per proteggere la popolazione, in
particolar modo i gruppi più vulnerabili che ricordo sono gli over 65 e
coloro che soffrono di malattie pregresse. A loro dico: state a casa».A
restare chiusi in tutta la Svizzera a partire dalla mezzanotte,
continua Berset, saranno, proprio come in Ticino: ristoranti, bar,
discoteche, palestre, musei, cinema, parchi, stazioni sciistiche,
commerci, parrucchieri, estetisti, studi di tatuaggio, night club,
biblioteche, così come le scuole. Esclusi i negozi che vendono prodotti
di prima necessità come gli alimentari, ma anche macellerie e
panetterie, farmacie, banche, poste e simili.«Il
Consiglio federale si appella alla responsabilità di ogni individuo e
invita le aziende a ricorrere al lavoro ridotto. Tenere le distanze può
salvare vite», continua Berset. «La situazione nell’immediato
peggiorerà, ma poi migliorerà».«Gli svizzeri all’estero rientrino a casa» - Karin Keller-Sutter:
«Come sapete sono stati reintrodotti i controlli alla frontiera con
l’Italia, oggi la misura viene estesa anche a Germania, Francia e
Austria, così come agli aeroporti». «I confederati attualmente
all’estero sono invitate a rientrare in Svizzera». «I richiedenti
l’asilo che non rappresentano pericolo particolare vengono trattati come
gli altri, se arrivano per esempio dall’Italia devono presentare lì la
domanda».«L’esercito è presente» - Viola Amherd:
«Il Consiglio federale ha deciso che l’esercito sosterrà con 8.000
unità la lotta al coronavirus in primis il settore sanitario (come ad
esempio per il trasporto di pazienti, disinfezione dei letti, cucina,
lavanderia, pulizia) ma anche quello logistico (per costruire per
esempio infrastrutture temporanee per la distribuzione di viveri dove
quelle attuali non bastassero più) e la sicurezza (compreso il sostegno
delle guardie di confine)». Questo provvedimento resterà in vigore fino
alla fine di giugno. «La mobilitazione dell’esercito che mettiamo in
campo non si era vista dalla Seconda Guerra Mondiale».L’approvvigionamento di prodotti alimentari e medicine
verrà sempre garantito, hanno ribadito a più riprese sia la presidente
Sommaruga sia il ministro della Salute Berset. L’importante è continuare
a rispettare le distanze sociali e le norme di igiene.Rispondendo ad una domanda della stampa, il capo della Divisione malattie trasmissibili Daniel Koch ha ricordato che le mascherine
sono importanti soprattutto per le persone già contagiate e per il
personale sanitario che è fondamentale non si ammali. Riguardo invece ai
posti disponibili nelle cure intensive, Viola Amherd ha risposto che una lista c’è ma è dinamica quindi non c’è un numero specifico.Come devono fare le migliaia di attività intaccate da queste misure? Come faranno a non fallire?, viene chiesto ancora dai giornalisti presenti. Alla domanda risponde Berset che ricorda che il Consiglio federale ha preso sul serio la situazione e la priorità è la salute della popolazione ma pensa anche alle conseguenze, come è stato anticipato con i primi provvedimenti annunciati venerdì a sostegno dell’ambito commerciale. «Non vuol dire che tutto si ferma». «Ci sono strumenti come il lavoro ridotto, come le fideiussioni, ma anche altre soluzioni che stiamo ancora elaborando, che devono essere soppesate. Stiamo lavorando a pieno regime per farlo», ha continuato la direttrice della SECO Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch.
Corriere del Ticino