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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Pellegrini in preghiera a Taizé. (Foto di archivio)

    Taizé: una meta avvincente della fede cristiana e alla portata di pellegrini di ogni età

    di Gioele Anni

    Coraggio e speranza. Sono le parole che frère Alois, il priore di Taizé, la comunità monastica ecumenica in Francia, lascia ai giovani che ripartono per tornare a casa. «Dio vi aspetta nella vostra quotidianità, sta a voi scoprirlo».

    Coraggio di vivere la fede non da soli ma insieme agli altri, di scommettere sulle relazioni invece che rifugiarsi nella solitudine. E speranza perché nel mondo, anche tra tanti problemi, si può vivere una fraternità universale. La comunità ecumenica è attiva dal 1940 e prova a mettere in pratica lo stile dei primi cristiani descritto negli Atti degli Apostoli. «Condividiamo ogni cosa, preghiamo insieme e accogliamo chiunque passi di qui», spiega ancora frére Alois. E di gente, a Taizé, ne passa tanta. In estate si arriva fino a cinquemila persone a settimana, per la gran parte giovani. Nei giorni dopo Pasqua gli ospiti erano circa duemila. Tra loro anche una quindicina di ticinesi, che hanno raggiunto la Francia per fermarsi nel villaggio della Borgogna tra giovedì 13 e domenica 16 aprile.

    Alcuni facevano parte del gruppo ecumenico «Taizé Ticino», guidati da don Rolando Leo e dal pastore Daniele Campoli. Altri invece erano ragazze e ragazzi di Balerna accompagnati dal vicario parrocchiale don Marco Notari. «Sono stato a Taizé già diverse volte», racconta don Marco, «ma ogni viaggio è una sorpresa. Le persone che si incontrano sono uniche, magari diverse dalle nostre aspettative. E la preghiera comune dona sempre una profondità nuova». Ma come si svolge la vita a Taizé? L’intuizione di partenza rimane quella di frère Roger Schutz (1915-2005), il fondatore svizzero (vodese) di fede riformata che durante la Seconda guerra mondiale cominciò a vivere con alcuni amici di varie confessioni cristiane ai margini del piccolo villaggio. Taizé è prima di tutto un luogo dove i cristiani - e anche i credenti di altre religioni, o le persone in ricerca - possono trascorrere del tempo insieme in uno stile di amicizia, condividendo le giornate tra varie attività, la lettura dei testi biblici e la preghiera. Ogni giorno, per tre volte, tutti sono invitati dal suono delle campane a raggiungere la «Chiesa della riconciliazione», che si trova al centro della comunità. Mezz’ora di preghiera semplice ed essenziale ma molto curata, con i celebri canti della comunità ad avvolgere come un mantra i presenti. Nella chiesa non ci sono panche, tutti prendono posto sulla moquette: chi in ginocchio, chi seduto o anche sdraiato. E l’atmosfera creata dal canto corale - o dal silenzio assoluto - di duemila persone lascia un forte impatto. Poi ci sono le introduzioni bibliche guidate dai monaci della comunità, un’ottantina di fratelli laici delle varie confessioni cristiane che hanno professato i voti perpetui di celibato, condivisione dei beni e obbedienza. Con i monaci è possibile parlare sempre, e specialmente al termine della preghiera della sera, quando si fermano in chiesa anche fino a notte inoltrata. Nel pomeriggio si svolgono invece dei seminari di approfondimento su temi sociali, etici o religiosi; e chi vuole può dare una mano nelle pulizie, nell’accoglienza dei nuovi arrivati o in altri piccoli compiti. Prima di ripartire incontriamo Alicia, una donna messicana che è tornata a Taizé dopo venticinque anni. «Ero venuta qui con mia madre per incontrare frère Roger, ora sono commossa nel vedere ancora tanti giovani che si riuniscono in questo luogo. Penso che sia un regalo e un segno che lo spirito di frère Roger continua a vivere con la sua maniera semplice di scoprire nella quotidianità il Dio della vita».

    A «Strada Regina», questa sera alle 18.35 su La1, una puntata di approfondimento.

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