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  • Andrea Badaracco - alla sinistra - con il figlio Matteo

    Un anno dopo la caduta sul Monte Rosa: come la morte di mio padre mi ha insegnato ad amare di più la vita

    L’estate scorsa, durante una gita sul Monte Rosa con mio padre, siamo precipitati per 300 metri. Io, miracolosamente, sono sopravvissuto. Non ho alcun ricordo del motivo per cui siamo caduti, ma poco importa: sono sempre più convinto che fosse parte di un disegno Divino. Mio padre, ad esempio, era profondamente sensibile alla bellezza del creato: sono certo che sia stato felice di morire in uno dei luoghi che riteneva tra i più belli sulla Terra.

    Non a caso ho detto che sono sopravvissuto miracolosamente. Il ghiacciaio era praticamente verticale per 300 metri, con una lunga fila di rocce che, nella caduta, in qualche modo ho saltato via. Praticamente nessuno poteva vederci, se non un paio di persone in una cresta, in alto, distanti da noi. Fisicamente, ho riportato una clavicola rotta e poco altro. Neurologicamente, ho subito un grave trauma con sanguinamenti cerebrali che mi hanno tenuto in coma per molti giorni. All’inizio le diagnosi erano pessimistiche: avevano detto a mia moglie che probabilmente non sarei stato più lo stesso. Anzi, a dire la verità all’inizio, per errore, le dissero che ero morto. Invece, ora, sono tornato quasi del tutto come prima.

    Il risveglio dal coma è stato un ritorno alla vita profondamente significativo, che ha risvegliato in me un sentimento profondo di gratitudine e affetto verso tutti coloro che avevo intorno. Durante la convalescenza, mentre ri-imparavo a camminare, a muovermi, a mangiare e altre funzioni basilari, sono diventato amico di tutti: fisioterapisti (con alcuni dei quali ora vado ad arrampicare), infermieri, signore delle pulizie. Parlavo con ciascuno di loro, venivo a conoscenza delle loro vite e dei loro problemi, e sentivo un affetto profondo per ciascuno. Questa esperienza mi ha reso ancora più consapevole della precarietà della vita e di quanto sia importante sfruttare ogni momento al massimo. Ogni momento che viviamo è prezioso: un dono. 

    Questo non vuole essere un racconto di tristezza, ma di stupore e meraviglia.  Ho imparato che anche in una situazione così tragica possono fiorire tanti doni inaspettati. Ad esempio, sono nate tante nuove e bellissime amicizie, oppure ho assistito ad aiuti per la mia famiglia che sembravano disegnati su misura per quel momento preciso. Ciò non toglie che il ricordo di mio padre (che era un grande uomo che mi ha insegnato tantissimo) mi faccia piangere e mi riempia di tristezza. Lui era una persona estremamente positiva, tanto che una delle sue frasi cardine era “La realtà é sempre positiva”; era molto attaccato alla vita, cosa che è permeata completamente in me. Infatti, posso dire che il periodo di riabilitazione è stato molto interessante e pieno di sfide positive per me, e che questo incidente mi ha reso un uomo più centrato. Sono per esempio molto più affezionato alla mia famiglia: ogni giorno guardo i miei figli e mia moglie commuovendomi del dono che sono. Anche il mio rapporto con il Signore è cresciuto. Nonostante questa tragedia ci tengo a dire a tutti che la vita è bella e degna di essere vissuta (grande insegnamento di mio padre). 

    Concludo riproponendo il motto che mio padre ha voluto esplicitamente lasciare a noi familiari, e auguro a ciascuno di ricordarlo sempre, specialmente nei momenti bui: “Il Bene vince sempre”. 

    Matteo Badaracco

    Leggi anche: Andrea Badaracco: "Il bene vince sempre". Una certezza sulla quale costruire una vita buona

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