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  • Unicef: allarme sul numero dei bambini migranti e rifugiati

    “Un bambino è un bambino - Proteggiamo i bambini in fuga da violenze, abusi e sfruttamento”: è il titolo del nuovo rapporto dell’Unicef. Il numero dei bambini migranti e rifugiati che si sono spostati da soli è quintuplicato dal 2010: tra il 2015 e il 2016, infatti, sono stati registrati 300 mila mila bambini non accompagnati e separati in circa 80 Paesi. Giorgio Saracino ne ha parlato con Paolo Rozera, direttore generale Unicef Italia:

    R. – Questo rapporto che abbiamo pubblicato oggi è molto interessante perché ci dà una dimensione mondiale del fenomeno dei migranti con un focus ovviamente sui bambini, di cui noi ci occupiamo. Il dato principale che emerge è che sono almeno 300 mila i bambini che sono in fuga, da soli, nel 2015 e nel 2016. È un numero che ci deve fare riflettere molto perché 300 mila bambini che hanno lasciato le loro case, i loro Paesi, da soli, non accompagnati, sono ragazzi che hanno sicuramente subito violenze e sfruttamento: spesso violenze sessuali. Quindi sono dei ragazzi a cui è stata tolta una bella fetta della loro adolescenza, e di fronte ai quali la nostra società si deve porre il problema di come recuperarli e di come farli tornare ad una vita normale e degna di essere vissuta.

    D. - Il dato che poi sorprende è che dal 2010 il numero si sia quintuplicato …

    R. - Finché gli adulti continueranno ad alimentare le guerre e la povertà, i minori continueranno a scappare, continueranno ad andarsene. C’è un altro dato interessante insieme a questo: tra il 2015 e il 2016, in totale sono 170 mila – di questi 300 mila – i bambini non accompagnati che hanno richiesto asilo. Il dato che mi preoccupa di più è che nel 2016 rispetto al 2015 sono diminuiti quasi della metà. Questo va letto anche in una mancanza di fiducia verso le istituzioni, e quindi minori che continuano a rimanere in una sorta di clandestinità, di limbo di invisibilità che li mette veramente a rischio di qualsiasi tipo di sfruttamento. Se gli adulti, se i governi, tutti insieme, non si pongono l’obiettivo di ridurre le cause che generano queste fughe, questo fenomeno non farà altro che crescere.

    D. - Il problema è che a volte questi bambini adolescenti per raggiungere le loro famiglie sfuggono anche al controllo delle istituzioni e diventano in qualche modo irreperibili…

    R. - Purtroppo è vero. Abbiamo fatto delle inchieste in Libia dove ci sono circa 36 centri di detenzione. Abbiamo parlato con le mamme – quando sono presenti – e con i minori e tutti ci confermano questo: il 92% di ragazzi hanno subito violenze durante il loro percorso. Per un minore viaggiare senza la protezione di un adulto vuol dire essere esposto a qualsiasi violenza possibile.

    D. - A breve ci sarà il Summit del G7 in Italia. Che cosa chiede l’Unicef ai governi?

    R. - Come Unicef chiediamo al G7 di prendere posizione rispetto ai sei punti su cui si concentra il nostro lavoro: i bambini vanno protetti dallo sfruttamento e dalla violenza; i bambini che fuggono dal loro Paese non possono essere detenuti – questo accade in Paesi non lontani, anche nella nostra Europa -; l’obiettivo di tenere insieme le famiglie; dare accesso sì ai servizi sanitari di base, ma anche all’istruzione, perché questa dà loro la possibilità di pensare ad un futuro possibile; infine promuovere delle misure per combattere la xenofobia la discriminazione. Il G7 è un’ottima occasione per portare queste tematiche alla ribalta.

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