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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Il Vescovo egiziano Antonios Mina: i copti non hanno bisogno di essere “difesi” dall'esterno

    Dopo le stragi di cristiani copti, in Egitto si riaprono dispute e polemiche anche in seno alla comunità islamica. L'intellettuale Islam Buheiry, noto per le sue posizioni critiche verso il governo e anche verso l'esablishment dell'islam “ufficiale”, è tornato a attaccare anche l'attuale dirigenza dell'Università islamica di al Azhar, accusandola di tollerare all'interno dei propri programmi anche insegnamenti e posizioni che giustificano violenze nei confronti degli “infedeli”. Intanto anche ieri il dottor Abbas Shoman, sotto-segretario di al Azhar, è tornato a ribadire che gli autori delle stragi nelle chiese hanno violato gli insegnamenti dell'islam, agendo con l'intento mirato di “distruggere l'Egitto”.

    Anche Anba Antonios Aziz Mina, Vescovo copto cattolico emerito di Guizeh, considera manipolatorie le mosse di chi fa riferimento alle stragi della domenica delle Palme per fomentare contrapposizioni tra cristiani e musulmnai in Egitto: “Il Paese è compatto” riferisce all'Agenzia Fides Anba Antonios “e tanti musulmani sono addolorati quanto noi: stavolta si vede che le loro non sono parole di circostanza, gli eventi di domenica scorsa li hanno toccati nel profondo”. Il Vescovo emerito di Guizeh racconta che tutta la popolazione manifesta e gratitudine anche per le parole di Papa Francesco, e per la scelta di confermare la prossima visita papale in Egitto. Mentre bolla come strumentali le dichiarazioni di chi, in Occidente, insiste sulla necessità di “difendere” i cristiani in Egitto: “Difenderli contro chi?”, chiede il Vescovo Antonios Mina, e aggiunge: “Se c'era un'oppressione da parte di uno Stato o di un governo, frasi del genere potevano avere senso. Ma adesso è chiaro a tutti che i terroristi fanno stragi per dsatabilizzare il Paese, e mirano proprio a rompere la convivenza tra cristiani e musulmani. Non abbiamo bisogno di essere difesi dall'esterno. Abbiamo solo bisogno di non essere divisi dai nostri fratelli musulmani. Sono loro che possono difenderci, e noi dobbiamo aiutarli e aiutare la polizia a resistere a questi gruppi strani che seminano morte, nascondendosi dietro ideologie pseudo-religiose”. Era stato il Vescovo Antonios Aziz Mina a far notare all'Agenzia Fides che i copti trucidati dai jihadisti dello Stato Islamico in Libia nel febbraio 2015 erano morti pronunciando il nome di Cristo. “Il video che ritrae la loro esecuzione” aveva riferito quella volta Anba Antonios “è stato costruito come un'agghiacciante messinscena cinematografica, con l'intento di spargere terrore. Eppure, in quel prodotto diabolico della finzione e dell'orrore sanguinario, si vede che alcuni dei martiri, nel momento della loro barbara esecuzione, ripetono ‘Signore Gesù Cristo’. Il nome di Gesù è stata l'ultima parola affiorata sulle loro labbra. Come nella passione dei primi martiri, si sono affidati a Colui che poco dopo li avrebbe accolti. E così hanno celebrato la loro vittoria, la vittoria che nessun carnefice potrà loro togliere. Quel nome sussurrato nell'ultimo istante è stato come il sigillo del loro martirio”.

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