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  • Migranti a Como (foto d'archivio)

    Anche in Francia corridoi umanitari voluti da protestanti e cattolici. Un’alleanza per i rifugiati

    Sbarca in Francia l’esperienza dei corridoi umanitari nata in Italia: questa mattina, nel palazzo dell’Eliseo, alla presenza del presidente della Repubblica François Hollande, è stato firmato il protocollo d’intesa per la messa in opera del progetto «Operazione di accoglienza solidale di rifugiati provenienti dal Libano».

    L’accordo — fra ministero dell’Interno, ministero degli Affari esteri, Comunità di Sant’Egidio, Federazione protestante, Federazione della mutua assistenza protestante, Conferenza episcopale e Secours catholique - Caritas France — prevede le procedure di identificazione, accoglienza, integrazione e inclusione in Francia, con relativo rilascio di visti umanitari, per cinquecento persone nei prossimi diciotto mesi, dando precedenza agli individui più vulnerabili (famiglie con bambini, donne sole, persone malate o disabili).

    I profughi interessati dal piano sono persone fuggite dalla Siria che hanno trovato rifugio temporaneo in Libano chiedendo protezione internazionale. Alla firma del protocollo erano presenti, assieme a Hollande, il ministro dell’interno Bruno Le Roux, il ministro degli affari esteri Jean-Marc Ayrault, la presidente della Comunità di Sant’Egidio - Francia Valérie Régnier, il presidente della Federazione protestante François Clavairoly, il responsabile della Federazione di mutua assistenza protestante Jean-Michel Hitter, il vescovo vicepresidente della Conferenza episcopale Pascal Delannoy e la presidente di Secours catholique - Caritas France Véronique Fayet.

    Con quest’accordo l’alleanza ecumenica fra i cinque soggetti interessati si rafforza ulteriormente, prendendo decisamente la strada dell’accoglienza dei rifugiati e della loro integrazione sociale. L’obiettivo è promuovere protezione e offrire un’alternativa concreta allo sfruttamento criminoso da parte di trafficanti senza scrupoli, indifferenti ai tragici naufragi nel Mediterraneo. Il progetto è totalmente autofinanziato da Sant’Egidio, federazioni protestanti, episcopato cattolico e Caritas, e si affiderà alla collaudata rete di solidarietà (volontariato, donazioni) presente all’interno della società civile. Lo Stato fornirà il sostegno logistico ma l’alleanza ecumenica si impegna a garantire alloggio, aiuto economico, accompagnamento amministrativo e integrativo.

    Com’è noto, il 15 dicembre 2015 è stato firmato a Roma un analogo protocollo d’intesa fra ministero degli affari esteri, ministero dell’interno, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle chiese evangeliche e Tavola valdese, che ha già consentito finora, grazie ai corridoi umanitari, l’arrivo in Italia di circa settecento migranti fuggiti da Siria e Iraq e rifugiatisi in Libano.

    «A nome della Federazione delle chiese evangeliche in Italia voglio esprimere il più fervido augurio affinché la vostra iniziativa possa raggiungere gli obiettivi prefissati», ha scritto il pastore presidente Luca Maria Negro in un messaggio al suo omologo francese François Clavairoly. «Per la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, che per prima ha sperimentato il modello dei corridoi umanitari, è un risultato di eccezionale importanza perché conferma la sostenibilità di una strategia tesa a garantire protezione umanitaria e a contrastare il traffico umano. Le solide relazioni tra le nostre due federazioni ci permettono di considerare azioni e programmi comuni per promuovere il modello dei corridoi umanitari in altri paesi europei, così da farne un vero e proprio strumento di intervento e di gestione di alcune quote dei flussi migratori verso l’Europa. Proprio per questo — ha concluso Negro — mi permetto di offrire la disponibilità e l’expertise del programma Mediterranean Hope, promosso dalla nostra federazione, a sostegno della vostra iniziativa».

    (Osservatore Romano)

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