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    Il congresso dei musulmani del movimento dei focolari

    Il Centro Mariapoli di Tlemcen, in Algeria, ha fatto recentemente da cornice al secondo congresso internazionale dei musulmani del movimento dei focolari. L’incontro, a cui ha preso parte l’arcivescovo emerito di Algeri, Henri Teissier, profondo conoscitore dell’Algeria e dell’islam, ha visto la presenza di un centinaio di persone, fra musulmani e cristiani, provenienti da Giordania, Siria, Libano, Tunisia, Grecia, Francia, Italia, Svizzera, Canada, Burkina Faso, e, naturalmente, Algeria.

    Quattro i temi affrontati: la sofferenza vista alla luce di Dio; l’ispirazione divina sull’unità in Chiara Lubich; le sfide odierne per i musulmani; la costruzione della fraternità universale. Immersi insieme in questa dimensione dell’unità, nata nel contesto cristiano ma accolta come paradigma della fratellanza universale, i partecipanti hanno rivolto lo sguardo alla realtà musulmana. Interessanti approfondimenti sono stati offerti dai professori musulmani Adnane Mokrani, algerino, e Amer Elhafi, giordano, collegato via Skype. Erano presenti anche alcuni focolarini testimoni della prima ora, iniziatori, cinquant’anni fa in Algeria, di quella profonda condivisione che è diventata realtà.

    Maria Voce ha mandato il suo saluto attraverso il co-presidente del movimento, Jesus Moran, il quale non ha mancato di rilevare quanto, dopo un’esperienza come questa, possa crescere la speranza. Si è trattato, infatti, non solo di creare un’atmosfera di armonia, ma addirittura di arrivare a essere “uno”, di vivere la stessa esperienza di Dio, cioè la condivisione di quello che si ha di più profondo. Come ha affermato Jean-Paul Vesco, vescovo di Oran, l’amicizia fondata sulla comunione spirituale è il punto più alto che si può raggiungere nel dialogo fra le religioni. «Insieme» è stato il termine più usato durante il congresso. È parso evidente che l’esperienza maturata in seno al movimento va oltre le forme di dialogo già sperimentate, perché si vive insieme l’ideale dell’unità — secondo il carisma che Dio ha dato a Chiara Lubich — passando attraverso l’accoglienza delle rispettive differenze.

    Tlemcen, «capitale della cultura islamica» nel 2011, ha offerto inoltre ai partecipanti la possibilità di immergersi nella spiritualità e nella tradizione musulmana attraverso la visita al mausoleo del patrono della città, il mistico Sidi Boumediène, seguita dalla visita al museo El Mechouar, palazzo della dinastia zayyanide, e della grande moschea.

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