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  • Denise Carniel in uno dei suoi viaggi a Lourdes

    Conoscere la diversità e amarla - Conferenza pubblica a Bellinzona

    Diverso da chi? Diverso per chi? Denise Carniel, nostra blogger, nel corso della prossima settimana, più precisamente il 29 settembre alle 20 presso la Sala comunale del Municipio di bellinzona (Piazza Nosedo 5), terrà una conferenza dal titolo Wake up!, con lo scopo di riflettere assieme sulla questione della disabilità. Denise è anche vicepresidente dell'associazione All4All Ticino, che promuove l'iniziativa. Per meglio capire il pensiero di Denise sul tema e darvi qualche anticipazione, ne abbiamo discusso a tu per tu con lei.

    Denise, come nasce l'idea di una conferenza pubblica sul tema?

    "Anzitutto vorrei dire che sono contenta che questo progetto possa finalmente prendere vita; ci lavoro infatti da tre anni. Ho iniziato a parlare di disabilità e diversità a piccoli gruppi, negli ospedali e alle classi scolastiche, ricevendo sempre un ottimo feedback. Le persone di solito si stupiscono dello spazio che durante una conferenza lascio loro. In realtà, il loro parere mi interessa molto. Ora ho voluto alzare l'asticella, proponendo una mia riflessione sulla disabilità ad un pubblico ancora più vasto. Anche questa volta spero che la conferenza frontale possa più che altro trasformarsi in un incontro. Queste occasioni di scambio per me sono un "buttare fuori" per "immergermi" dentro me stessa, in realtà, e capirmi meglio".

    Cos'è fondamentale capire a proposito della disabilità?

    "La disabilità è una condizione unica, che ti richiede più tempo, più testa e più cuore per fare tutto nel quotidiano. È questo senso di unicità che voglio portare avanti, aiutando il pubblico a porsi di fronte ad una domanda fondamentale: di fronte alla malattia, invece di torturarsi chiedendosi perché proprio a me? vorrei che ci si chiedesse perché non a me?. Ci vuole coraggio per dirlo ma è un cambio di prospettiva fondamentale; da qui il titolo della mia conferenza Wake up!. Dobbiamo provare la sensazione che si sente al mattino prima che inizi la giornata: idee nuove che nascono, progetti che prendono forma, qualcosa che scatta.  Mi rivolgerò tanto alle persone curiose sul tema disabilità quanto alle persone che non ne vogliono sentir parlare, che sono anzi le più interessanti per me. Senza pensare che io ti dirò la verità: semplicemente ti fornirò gli strumenti per crearti un'opinione".

    Si fa abbastanza per i disabili oggigiorno?

    "Non si può pensare che la società sia a propria misura. È un'utopia, che rischia di farci rinchiudere nelle nostre case e non uscire più. Ciò non toglie che una società senza barriere sarebbe effettivamente più sana per tutti. Non mi piace però parlare di inclusione, perché essa implica che da qualche parte c'è anche il rischio di "esclusione". Invece, se non escludo nessuno, automaticamente viene a cadere anche l'opzione di un'inclusione. Non è importante costruire una rampa per i disabili, ma partire dall'idea che tu come disabile "puoi uscire di casa"; solo con questo sguardo sul malato riusciamo a vederlo come persona, andando oltre i suoi problemi".

    Ci sono delle figure che ispirano il tuo pensiero?

    "Sì, penso alle biografie di grandi personaggi come Ussein Bolt o Micheal Jordan. Il concetto è che si può fallire ma basta riprovarci. Si cade e ci si rialza e così si progredisce".

    Quanto aiuta la fede nella tua esperienza?

    "La fede è il contatto con una realtà più bella e la fiducia che al mondo ci sia sempre qualcosa di buono; è la speranza di qualcosa di meglio per tutti. Altrimenti la routine diventa mera sopravvivenza e questo non va bene, diventa stancante, logorante. È nel momento in cui la persona smette di credere nella pioggia, che nasce il deserto".

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