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  • Adrien Candiard

    «Cosa cerchiamo, se non l'essenziale?». L'incontro sul titolo del Meeting di Rimini

    Il titolo del Meeting è stato spiegato ieri, 21 agosto, dal domenicano Adrien Candiard: «La fede non è un prodotto, né il punto di arrivo di una ricerca, è il suo inizio. Chi guarda con gli occhi di Dio, trova l'essenziale».

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    «Oggigiorno si può fare tutto ma non discutere dell’essenziale oppure possiamo parlarne quanto vogliamo purché non cerchiamo di aver ragione, ne possiamo parlare purché non consideriamo nel nostro essenziale più vero di quello del vicino. Il politeismo dei valori ai tempi di Weber era un dato di fatto e per noi è diventato nelle democrazie pluraliste una questione di diritto, affinché nessun sistema di valore possa mai imporsi», afferma il domenicano. Che posto prende, in un simile contesto, il cristiano? Papa Benedetto XVI, ha osservato Candiard, ha «cercato di ricreare l’universale e riaffermare la possibilità di un terreno comune - la razionalità - per la discussione tra gli uomini, per rimettere la discussione sull’essenziale al centro del dibattito. È lo sforzo che fa anche il Meeting, ma dobbiamo affrontarlo senza illusioni: il pluralismo delle società è dal punto di vista umano insormontabile, ed è questa società che abbiamo evangelizzare». Possibilmente sfuggendo alle tentazioni ricorrenti di «tuffarsi a capofitto nel grande mercato delle idee in cui ciascuno propone a una folla disorientata la propria idea dell’essenziale», ha commentato, ricordando che un Vangelo imposto in chiave competitiva non è Vangelo.

    È a questo punto che si comprende come, per arrivare all’essenziale si debba accogliere lo stile della ricerca: «La fede non è il punto di arrivo e quindi la fine di ogni ricerca. Ma è il principio di una ricerca continua senza la quale è solo una idolatria in più» avverte il religioso. Ricercare, dunque, ma esattamente dove? «Non cerchiamolo nelle definizioni - è l’invito di Candiard - ma prendiamo sul serio il racconto della Creazione» a lanciare sul mondo «lo stesso sguardo del Creatore». Innanzi tutto negli esseri umani. «Guardarli con riconoscenza, gioia, benedizione. Ma questa essenza va cercata. A volte non è affatto evidente», perché il male esiste e non va trattato - il male - con indulgenza, ma l’essenziale è nascosto anche nel peccatore. «Se ogni uomo è immagine di Dio, il peccato gli ha fatto perdere quella somiglianza e la vita cristiana non è solo ritrovarla ma anche cercarla appassionatamente negli altri; finché non abbiamo visto la bontà negli esseri significa che non abbiamo ancora finito di cercarla». Un programma di vita che non ha nulla di sentimentale: il domenicano ha inquadrato al contrario «l’esigenza mistica di lasciare che da ogni incontro nasca una epifania, una manifestazione di Dio. Cercare in ogni persona la presenza di Dio anche se ben nascosta è ciò che fa Gesù: beati i puri di cuore... Il prossimo è il luogo in cui ogni vita cristiana deve radicarsi anche quando è difficile e arido; tuttavia per individuarlo serve un cuore puro capace di vedere nell’altro il Dio vivente, senza perdersi nel secondario» e cercando di «trasformare il mondo un cuore alla volta», ha concluso.

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