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  • Haiti: povertà e miseria nelle strade. Foto di archivio

    Da Haiti la voce dei missionari ticinesi: "Siamo chiusi in casa, fuori dilagano violenza e povertà"

    di Cristina Vonzun

    Ad Haiti dilagano violenza e povertà. La nazione è allo sbando, la popolazione in balìa di gruppi criminali, scarseggiano i generi alimentari, le scuole sono chiuse ormai dalle vacanze di Natale. Lo dicono le agenzie stampa, lo confermano i missionari della Diocesi di Lugano nel Paese, Nadia e Sandro Agustoni. Nei giorni scorsi sono state rapite a scopo di estorsione da una delle 300 gang locali, sei suore della Congregazione di Sant'Anna. In vista delle attese ma assolutamente non certe votazioni politiche del 7 febbraio prossimo, il primo ministro del Paese, Ariel Hanry, ha auspicato l'intervento di una forza internazionale di pace sotto l'egida dell'Onu. Intanto dall’isola caraibica Nadia e Sandro Agustoni, impegnati nel progetto di cooperazione allo sviluppo a favore del miglioramento della qualità dell’educazione nelle scuole cattoliche della diocesi di Anse-à-Veau e Miragoâne, nel dipartimento dei Nippes, un’ora e mezzo di macchina appena dal luogo del rapimento delle suore, in pochi ed efficaci flash ci fanno capire la situazione: “Il vescovo di Anse-à-Veau Mirogoâne, mons. Dumas ha scritto una lettera per far sentire la vicinanza della comunità ecclesiale alle religiose rapite. Nel testo, esprimendosi al plurale, ha proposto uno scambio ai rapitori”. Un gesto di solidarietà quello del presule. All’agenzia Sir mons. Dumas ha dichiarato che la Chiesa locale non ha il denaro per pagare il riscatto delle religiose (3 milioni di euro) e se l’avesse questo andrebbe ai poveri. Il vescovo ha dichiarato anche che un prete francese e una suora di Madre Teresa di Calcutta sarebbero disposti ad accompagnarlo, nel caso i rapitori accettassero lo scambio. Gli Agustoni, nel frattempo, ci confermano la situazione drammatica: “Nelle Nippes tutto è bloccato, i negozi sono vuoti. Siamo ancora stupiti che ci sia connessione internet. Noi siamo a casa, cerchiamo di limitare gli spostamenti perché il carburante scarseggia; dobbiamo essere parsimoniosi anche nell’uso del gas in cucina. Le scuole sono chiuse perché la forte opposizione al primo ministro non permette nessuna attività. Il 7 di febbraio dovrebbero esserci le dimissioni del primo ministro attuale, ma lui non le ha mai confermate e parla piuttosto di elezioni”. È un ex commissario di polizia, incarcerato negli Stati Uniti per traffici vari e ora rientrato ad Haiti a guidare l’opposizione al primo ministro. Un’opposizione violenta, che paralizza il Paese. La vita di Nadia e Sandro in questi giorni si svolge in casa. Sandro e Nadia preparano i piani di lezione che scambiano con i colleghi via internet e organizzano incontri per gruppi ristretti di 7 o 8 ragazzi proponendo loro, in casa, attività sulla pace e la non violenza. “Non si può fare scuola online perché le famiglie non hanno alcun mezzo per connettersi”, spiega Sandro. “Per ora ciò che ci consente di restare è che a casa nostra abbiamo internet. Dovessero interrompere le connessioni, come un anno e mezzo fa quando siamo stati evacuati a Santo Domingo, dovremmo andarcene nuovamente”. È un’esperienza coraggiosa quella dei missionari della diocesi di Lugano anche se si avverte nella loro voce la fatica e il disappunto per una situazione politica locale apparentemente senza via d’uscita. Nei prossimi giorni vedremo se e come ci saranno degli sviluppi. Nel frattempo, il previsto viaggio dal Ticino di due membri della Conferenza missionaria della Svizzera italiana verso l’isola è stato rinviato alla primavera.

    Haiti: leggi anche l’intervista al vescovo Dumas

    Haiti: il blog del progetto educativo portato avanti dai missionari della diocesi di Lugano in collaborazione con la diocesi haitiana di Anse-à-Veau Mirogoâne

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