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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Mons. Mieczysław Mokrzycki

    Prima Lugano, poi Roma: l'arcivescovo di Leopoli, mons. Mokrzyski in visita al Papa

    Dopo essere stato ospite, nei giorni scorsi, della Facoltà di Teologia e dell'Oratorio di Lugano, su iniziativa di "Aiuto alla Chiesa che Soffre" (ACN), in occasione della "Red Week" - la settimana commemorativa di preghiera per i cristiani discriminati e perseguitati in tutto il mondo - l'arcivescovo di Leopoli, mons. Mieczyslaw Mokrzyski è giunto in queste ore a Roma per incontrare papa Francesco,  raccontando il dolore e le difficoltà della popolazione ucraina a quasi nove mesi dall’inizio del conflitto con la Russia. Sull'incontro si è soffermata Vaticannews:

    Eccellenza, è stato un momento importante quello di condivisione con il Papa del dolore personale, ma anche di tutta la popolazione ucraina che da 9 mesi quasi si trova in guerra ...

    Sì, è stato il mio primo incontro con il Papa durante la guerra e voglio soprattutto ringraziare il Santo Padre per la sua vicinanza spirituale, per la preghiera di ogni giorno, e per i tanti interventi che lui fa verso l'Ucraina, le sue parole contro la guerra, le sue invocazioni a tutto il mondo di pregare, di essere solidali. Lo ringrazio soprattutto anche per l’aiuto materiale che non ci ha mai fatto mancare attraverso i quattro viaggi dell’Elemosiniere, il cardinale Konrad Krajewski, quello dell’arcivescovo Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati, e del nunzio. Il Santo Padre è molto vicino ai vescovi, ai sacerdoti. Ci ha detto che ci porta sempre nel cuore, che gli dispiace che la guerra ancora non finisca e che cerca sempre di ricordare a tutto il mondo che la pace arriverà presto.

    Egli ha anche espresso il desiderio di venire a Kiev, ma anche a Mosca.

    Eccellenza, ci aiuti a capire bene qual è la situazione oggi in Ucraina. Le cronache parlano di un recupero di quei territori che erano stati invasi, ma qual è la condizione dei civili?

    E’ una situazione molto triste, perché tutti sono coinvolti nella guerra, che provoca tanta distruzione, tanto dolore. Molti, tra soldati e civili, perdono e perderanno la vita, tanti altri rimangono invalidi. Molti sono senza tetto a causa della distruzione delle case. Fortunatamente non manca per momento il cibo. La situazione alimentare è difficilissima laddove ci sono bombardamenti e il conflitto infuria, ma, grazie all’aiuto di tutta Europa e anche di altri Paesi, noi riusciamo a portare cibo dove c’è bisogno. Noi siamo molto grati per questa solidarietà.

    Come la Chiesa locale sta rispondendo ai bisogni delle persone, soprattutto nelle zone di guerra?

    La Chiesa cattolica opera sempre attraverso due strade: annunziare il Vangelo, ma anche attraverso la carità. Io sono molto sorpreso dei nostri sacerdoti in Ucraina che si impegnano in modo eroico, nessuno si risparmia, lavorano giorno e notte. Raccolgono tanti volontari per fare del bene a coloro che hanno bisogno. Accogliamo nei nostri centri pastorali e nelle diocesi tanti profughi che sono fuggiti per salvare la vita soprattutto dei loro cari, dei bambini. E stiamo vicino anche alle persone anziane, ai malati.

    L'intervista completa su VaticanNews.

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