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  • Dalla Lombardia del Settecento ad oggi, il fascino antico dei presepi di carta

    di Laura Quadri 

    Sagrestano da sette anni a Morbio Inferiore ma anche artista, Giuseppe Bollini ha trovato il modo negli anni di unire fede e attività professionale in un’unica passione: far rivivere l’antica tradizione dei presepi di carta, riuscendo così a riprodurre in miniatura, in anni di lavoro, molte delle più famose natività dipinte e realizzate in Italia e in Europa. Oggi e fino al 30 gennaio, i suoi lavori, su iniziativa in particolare dell’amico Flavio Pozzi, sono esposti alla Casa anziani «Parco San Rocco » proprio a Morbio Inferiore.

    «I primi presepi di carta – ci racconta con entusiasmo – compaiono nell’Italia barocca ma si diffondono in particolare in Lombardia tra Sette e Ottocento. Vi si dedicano pittori sconosciuti come pittori di fama, su committenza dei nobili o di ecclesiastici, da esporre in chiese e palazzi. Citerei, su tutti, Francesco Londonio (1723-1783), i cui lavori si possono ammirare, ad esempio, nella chiesa di S. Francesco a Lodi o di S. Marco a Milano». Un’ arte incontrata da Bollini un po’ per caso, ma poi divenuta una vera e propria missione, ovvero trasmettere tutta la bellezza e l’incanto di una nascita, come quella di Cristo, che avviene nella più totale povertà e spoliazione. Così anche per i suoi presepi Bollini sceglie materiale «povero»: del legno e della carta.

    La visita ai suoi presepi esposti a Morbio Inferiore inizia dallo storico presepe di Gandria, dipinto nell’Ottocento da Giovanni Antonio Vanoni e oggi conservato presso il Museo Civico di Lugano, che l’artista originario di Como si è ritrovato a riprodurre in miniatura nel suo laboratorio su iniziativa della stessa parrocchia: «Mi incuriosì molto la storia soprattutto del suo ritrovamento. Capii subito che poteva essere uno dei miei prossimi soggetti. Iniziai il lavoro che poi ha suscitato interesse anche nei parrocchiani». L’opera è solo una delle centinaia riprodotte in decenni di lavoro.

    A partire da quei piccoli presepi di carta, che negli anni Cinquanta del secolo scorso, si usava ritagliare dai giornali, messi a disposizione dalle redazioni e stampati per chi non poteva permettersi un presepe con le statuine, di gesso o di cartapesta: «Mia zia – ci racconta Bollini – ne era un’appassionata. Fu dunque in un clima di famiglia che ebbe inizio la mia passione. Ma si professionalizzò negli anni Ottanta quando ebbi modo di visitare il “Museo del presepe” a Brembo di Dalmine, allestito dal parroco del luogo negli spazi del locale oratorio, tutt’ora visitabile e davvero bello. In seguito ho anche conosciuto l’Associazione dei presepisti italiani e ho capito che non sarei stato solo nella mia passione ».

    Passione che ha anche una precisa radice nella fede dell’artista: «Se realizzo un presepe in miniatura, è anzitutto perché l’originale mi ha colpito per le sue fattezze e i suoi colori. Ma poi mi affascina molto la storicità di un evento come la natività. Da quel Bambino che nasce vengono stravolti tutti i canoni precedenti, di una divinità che si credeva lontana e insensibile all’uomo. Da questo momento, invece, abbiamo la possibilità di poterla avvicinare con una tranquillità e una serenità nuove», sottolinea. Ma c’è, nonostante tutti i presepi già realizzati, ancora un sogno nel cassetto? «Certamente. L’anno prossimo festeggeremo gli 800 anni del presepe realizzato secondo la tradizione da San Francesco e dai suoi compagni nel 1123. Mi auguro di potergli fare onore con una mia creazione».

    La mostra è fino al 30 gennaio.

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