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  • Assistenza spirituale negli ospedali

    Dalla valle di Blenio e da Claro storie di chi ha scelto di formarsi come assistente pastorale nella cura

    Le domande esistenziali di sempre davanti alla malattia cronica, alla sofferenza dovuta al degrado fisico nell’anzianità, al fine vita, quale spazio di ascolto spirituale trovano oggi, in Ticino? In tempo di Covid qualcuno si è posto la domanda, successivamente raccolta ed elaborata grazie ad un team che con il vescovo Alain ha posto le basi per lo sviluppo, con degli esperti, di un percorso formativo per assistenti spirituali in ambito sanitario, oggi diventato CAS. Un  certificato universitario all’USI, promosso dalla Facoltà di teologia di Lugano (FTL) in collaborazione con la Diocesi, con quattro aree disciplinari.

    A febbraio inizia la seconda edizione (vedi box, iscrizioni entro il 19 dicembre). Al primo anno si sono iscritti in trentaquattro.  Luca Turlon di Ponto Valentino, sposato, padre di due figli, di professione venditore, ma pure diacono permanente in valle di Blenio e Lara Allegri di Claro, infermiera, attiva nell’assistenza alle persone anziane, nel contesto delle cure palliative e delle demenze, sono due degli attuali corsisti.

    Diacono in valle di Blenio

    Luca visita a domicilio malati e anziani ai quali porta la Comunione, poi va all’ospedale di Acquarossa a trovare i pazienti che ne fanno richiesta. «In queste visite non sai mai cosa ti trovi ad affrontare, ci sono sempre l’emozione e il timore di non essere in grado. Questo corso – soprattutto nella parte pratica – mi è di grande aiuto. Ho imparato un’attitudine: osservare la persona, guardarla, starle accanto». Luca racconta alcuni casi recenti. «Ho accompagnato un’anziana che ha fatto esplicita richiesta di avermi accanto nel tempo ultimo della sua vita. Alla benedizione dell’urna ho ringraziato per essere stato introdotto da questa persona a questo percorso, per me nuovo: è stata un’esperienza di amore e di condivisione che custodisco nel cuore». Da un’altra persona oggi deceduta, Luca si recava in settimana a portare l’Eucaristia. Quando il quadro sanitario è peggiorato, ha aumentato la frequenza delle visite. «Andavo ogni giorno. Ho sperimentato l’esperienza del dolore dell’altro, che è sia fisico che morale. Si cresce, si matura. Soffri con l’altro ma riesci anche a condividere con lui i momenti lieti. Soprattutto impari se e quando parlare e tacere». Luca è sicuro che nel suo servizio di diacono permanente questa formazione risponde ad un bisogno. «“Ma racomandi Luca, vegn a mo’ a trovam”», (“Mi raccomando, Luca, vieni ancora a trovarmi”) mi dicono quando esco dalle case che visito».

    Infermiera attiva su più fronti

    Lara Allegri valuta la formazione dalla prospettiva di infermiera. «Ho capito l’importanza di un approccio di questo tipo quando ho collaborato con i consulenti spirituali laici nel servizio di cure palliative specialistiche. Le persone che lì si incontrano pongono forti domande sul senso della vita, della malattia e sul tempo che resta. I consulenti spirituali effettuavano interventi con validi risultati, in termine di qualità della vita, sia a favore delle persone malate che delle famiglie». Ma come vive una infermiera il percorso formativo del CAS? «Ho affrontato le aree di formazione pastorale, spirituale e di etica cattolica del corso con uno sguardo un po’ critico inizialmente, poiché nella mia funzione professionale sono chiamata ad erogare assistenza in modo imparziale sul piano religioso, rispettando ogni credo e convinzione personale.  I contenuti del corso mi hanno aiutata ad ampliare la mia visione, spronandomi ad approfondire il tema e aiutandomi a capire come integrarlo nella mia pratica. Il confronto fra l’etica laica e quella cattolica è stato un valido spunto di riflessione ulteriore».
    Lara Allegri condivide con Luca Turlon la necessità in Ticino di figure di questo tipo. «La gente ha bisogno di affrontare determinati temi con chi ha le competenze per poter ascoltare. Non si tratta, infatti, di fronte alla sofferenza cronica, alla diagnosi infausta, alla disabilità, di dare delle risposte, ma di ascoltare l’altro, capire di cosa ha bisogno ed essergli accanto, aiutandolo ad accogliere e a trovare un senso in quanto sta vivendo. C’è anche bisogno di parlare della morte, di nominarla. Capita spesso che questi temi siano evitati, banalizzati. Il punto di vista cattolico dà poi la possibilità di condividere la preghiera o di richiedere un sacramento, tenendo presente che questi aspetti sono parte di un cammino condiviso», conclude Lara Allegri.

    Entro il 19 dicembre 2025 le iscrizioni al CAS

    È in procinto di partire la seconda edizione della formazione interdisciplinare in Assistenza spirituale in ambito sanitario. Il CAS all'USI promosso dalla Facoltà di teologia con la Diocesi di Lugano inizierà il 25 febbraio 2026 e prevede due semestri con lezioni il mercoledì in prima serata e il sabato mattina. Quattro sono i moduli: area pastorale, spirituale, teologica; area antropologica e bioetica; area del prendersi cura sanitario; area psico-relazionale. Il CAS si rivolge a persone con comprovata formazione professionale sanitaria e/o pastorale, oppure con una formazione universitaria specialistica (Master o titolo equivalente). L’ammissione è subordinata alla verifica dei requisiti e alla disponibilità dei posti. Candidati con altri curricoli possono sottoporre la loro documentazione alla valutazione del comitato preposto.

    Maggiori info: pastorale.sanitaria.ftl@usi.ch e ftl.usi.ch/it

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