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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Prevost nel 2004 celebrando una S. Messa con l'allora card. Bergoglio in occasione del 1650 anni dalla nascita di S. Agostino.

    Padre Moreno, agostiniano dall'Argentina, sugli anni vissuti a fianco di Prevost in missione

    di Laura Quadri

    È di queste ore l’annuncio dell’uscita di «León de Perú», documentario dei media vaticani sugli anni di missione di Prevost tra Chiclayo, Chulucanas, Callao, Lima, Trujillo, per scoprire la figura del Pontefice agostiniano attraverso le voci e le testimonianze di chi lo ha conosciuto in Perù, presto disponibile in streaming. Giunge tuttavia anche alla nostra redazione da oltreoceano una testimonianza altrettanto importante. Lui, padre Pablo Hernando Moreno è un agostiniano, missionario da 54 anni in Argentina, dove opera nella Prelatura di Cafayate, affidata ormai da decenni all'Ordine di S. Agostino. Si tratta di 48.000 chilometri quadrati e di una popolazione di circa 50.000 abitanti, il lavoro missionario è dunque importante e richiede di affrontare molte sfide. Ma padre Pablo ha potuto sperimentare questa vocazione a fianco di qualcuno di inaspettato: proprio il Papa, conosciuto da vicino quale guida degli Agostiniani e con lui in viaggio per diversi mesi per visitare le comunità agostiniane del Paese.

    Padre Moreno, quali esperienze, di preciso, ha potuto condividere con Prevost?

    Come missionari agostiniani, partecipavamo insieme agli incontri organizzati dall'OALA («Organizzazione Agostiniana Latinoamericana»), promuovendo la fraternità tra tutte le circoscrizioni dell'America Latina, presente in ogni paese del continente tranne il Paraguay. Durante questi incontri si incoraggiava il lavoro dei laici. Ci impegnavamo inoltre a far conoscere tutti gli insegnamenti del Vaticano II, prendendo come punto di riferimento il Documento di Medellín e evidenziando l’importanza dell’attenzione per i poveri. In secondo luogo, ho condiviso gli insegnamenti e le linee di azione trasmesse da Prevost come nostro Priore Generale, dal 2001 al 2013. Ruolo nel quale ha effettuato le cosiddette «visite di rinnovamento» a numerose comunità e in circa quaranta paesi del Sud America, a cui ho preso spesso parte anche io.

    Cosa ricorda di queste visite?

    Ho scoperto un agostiniano desideroso di conoscere non solo la posizione geografica dei vari luoghi, ma anche il servizio di evangelizzazione svolto da ogni religioso e l'opera apostolica che svolgiamo in particolare nelle parrocchie. Mi ricordo che si interessava molto alle missioni nei luoghi più remoti; in tutto stimo che avremo visitato più di cento chiese e cappelle, alcune mensilmente e altre annualmente, la maggior parte in auto e alcune ancora a dorso di mulo. La mia attenzione fu attirata dal computer, un portatile ovviamente, un modello molto particolare, da buon americano, che gli permetteva di prendere appunti in auto, sia sulle caratteristiche del paesaggio, sia su alcuni momenti della vita comunitaria che trovava interessanti per comprendere meglio il lavoro di evangelizzazione. Per me personalmente, sono stati giorni di profonda fraternità. Ho infatti trovato in lui un «fratello», che sapeva dialogare, comprendere e incoraggiare tutti i confratelli a proseguire nel cammino che la Chiesa e l’Ordine ci aveva affidato come servizio. Una caratteristica peculiare era il suo desiderio di giustizia e pace, sia all'interno della sua comunità che nel servizio pastorale di scuole, parrocchie e missioni. Con la sua esperienza di missionario in una zona periferica del Perù, credo che anche oggi custodisca nel cuore questo desiderio di giustizia, affinché ogni persona possa sviluppare tutti i talenti che Dio le ha donato.

    Avrà magari colto anche dei lati più personali del suo carattere…

    È una persona disponibile, umile e aperta al dialogo, che sa mantenere la compostezza per discernere al momento opportuno. Sa ascoltare con attenzione e gentilezza; ti lascia parlare affinché tu possa esprimere tutti i tuoi pensieri. Di solito prende appunti di ciò che ascolta per rispondere in modo appropriato e tempestivo; non ama improvvisare. Inoltre, come ha affermato nel suo primo discorso dalla loggia, sa e vuole costruire ponti, cercando l'unità tra i popoli e, ora, in particolare all'interno della Chiesa, evitando inutili divisioni. Con lo stesso entusiasmo, credo si impegnerà a farlo a livello globale, come ha già espresso, invocando la fine delle guerre tra le nazioni e il raggiungimento di una pace duratura.

    Secondo lei, quanta influenza avranno le sue esperienze in Sud America sul suo magistero?

    Il continente latinoamericano è stato considerato il «continente della speranza» all’interno della Chiesa, e la fede rimane profondamente radicata nel cuore dei fedeli. Ne sono prova le grandi manifestazioni di religiosità popolare che si verificano anno dopo anno in tutte le diocesi dei diversi Paesi. Ad esempio penso ai pellegrinaggi della Repubblica Argentina. Il più grande è quello che si tiene ogni anno per venerare e celebrare la Madonna di Luján, nella provincia di Buenos Aires. Un milione di persone, per lo più giovani, compiono il pellegrinaggio da mezzogiorno del primo sabato di ottobre fino alle prime ore della domenica mattina, per implorare la sua protezione. Sono aspetti che il Papa ha sperimentato in prima persona».

    Quali sfide sarà chiamato ad affrontare, dal suo punto di vista, Papa Leone XIV, nell’immediato futuro?

    Non è facile prevedere il futuro della Chiesa nelle mani di Papa Leone XIV, dato che sta appena prendendo coscienza del nuovo ministero affidatogli. Guardando al nome che ha scelto, Leone XIV, al suo primo discorso in Piazza San Pietro, alla sua prima catechesi e ad alcuni dei suoi primi gesti, possiamo tuttavia intuire alcuni aspetti. Ci ha ricordato, ad esempio, il pensiero di Sant’Agostino: «Con voi sono cristiano e per voi vescovo». Questo sarà il suo primo desiderio: camminare insieme, cardinali, vescovi, sacerdoti, persone consacrate e laici, cercando la pace per l’unica grande famiglia umana. Altre sfide potranno essere l'impegno sociale in difesa della persona umana, dal concepimento fino alla morte naturale, perché creata da Dio; accompagnare la famiglia, come prima cellula della società, affinché rimanga il fondamento e il lievito della nostra società; la difesa e la promozione dei diritti umani, come parte della sua missione salvifica; la cura infine della nostra Casa Comune, seguendo la Laudato Si’».

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