Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
Mer 28 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
Advertisement
  • Il Papa con i membri del Collegio dei prelati uditori del Tribunale Apostolico della Rota Romana

    Il Papa alla Rota Romana: nei giudizi cercare equilibrio tra verità e carità, senza rigidità

    Verità, carità, giustizia. La verità da custodire “con rigore ma senza rigidità”; la carità da esercitare “senza omissione”; la giustizia, frutto dell’equilibrio proprio tra il servizio ad una verità “oggettiva” e le “premure” della carità, senza pericolose relativizzazioni o malintese compassioni – specie nell’ambito delle nullità matrimoniali - e sempre guardando all’orizzonte della salus animarum, la salvezza delle anime, quale “suprema legge nella Chiesa”. Racchiude in queste tre indicazioni, Papa Leone XIV, l’intera attività del Tribunale Apostolico della Rota Romana: verità, carità, giustizia. “Il servizio alla verità nella carità deve risplendere in tutto l’operato dei tribunali ecclesiastici”, dice il Pontefice nel discorso a circa 400 membri del Collegio dei prelati uditori della cosiddetta “Sacra Rota”, ricevuti stamane, 26 gennaio, in udienza in Vaticano in occasione della inaugurazione dell’Anno Giudiziario.

    LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DEL DISCORSO DI LEONE XIV

    Il nesso tra verità della giustizia e virtù della carità

    Citando i predecessori, da Pio XII a Francesco, Leone XIV nel suo discorso - seguito al saluto del decano l'arcivescovo - Alejandro Arellano Cedillo - focalizza l'attenzione sullo “stretto nesso che intercorre tra la verità della giustizia e la virtù della carità”. Non due principi contrapposti, ma “due dimensioni intrinsecamente unite”, assicura. Ed è proprio la “tensione dialettica” tra le istanze della verità oggettiva e la cura della carità ad emergere spesso nell’esercizio giurisdizionale; anzi, delle volte, ravvisa il Papa, si rischia pure “un’eccessiva immedesimazione nelle vicissitudini – spesso travagliate – dei fedeli”. Attenzione, avverte, perché questo può “condurre a una pericolosa relativizzazione della verità”.

    Una malintesa compassione, pur apparentemente mossa da zelo pastorale, rischia di offuscare la necessaria dimensione di accertamento della verità propria dell’ufficio giudiziale

    Studiare e applicare il diritto matrimoniale canonico

    Ciò accade e può accadere nelle cause di nullità matrimoniale, dove, osserva Leone, si potrebbe giungere a “deliberazioni di sapore pastorale prive di un solido fondamento oggettivo, anche in qualunque tipo di procedimento, inficiandone il rigore e l’equità”. In proposito, il Pontefice raccomanda di giudicare infatti “con molta attenzione” l’indole “a prima vista manifesta” del capo di nullità che rende possibile questo tipo di processo. Il procedimento, evidenzia Leone XIV, dovrà essere “dovutamente attuato a confermare l’esistenza della nullità o a determinare la necessità di ricorrere al processo ordinario”.

    È fondamentale che si continui a studiare e applicare il diritto matrimoniale canonico con serietà scientifica e fedeltà al Magistero

    La carità, motore per la giustizia vera

    Parimenti importante, osserva il Papa, è che non ci si limiti ad “un’affermazione fredda e distaccata della verità che non tiene conto di tutto ciò che esige l’amore alle persone, omettendo quelle sollecitudini dettate dal rispetto e dalla misericordia, che devono essere presenti in tutte le fasi di un processo”. “Veritatem facientes in caritate”, è l’indicazione di Leone XIV. Che nel concreto significa non solo “adeguarsi a una verità speculativa” ma “fare la verità”; “una verità che deve illuminare tutto l’agire” e da compiere “nella carità”, che è “il grande motore” per una giustizia vera.

    La verità va cercata, trovata ed espressa nell’“economia” della carità, ma la carità a sua volta va compresa, avvalorata e praticata nella luce della verità

    La Salus animarum

    L’obiettivo è sempre la salus animarum. Così che “il servizio alla verità della giustizia” diventi “contributo d’amore alla salvezza delle anime”. Ed è in questa cornice che si inquadrano tutti gli aspetti dei processi canonici. Anzitutto “l’agire dei vari protagonisti del processo”, afferma il Papa, dev’essere improntato dal “desiderio fattivo” di fare luce sulla sentenza giusta, con “rigorosa onestà intellettuale”, “competenza tecnica” e “una coscienza retta”.

    Lo scopo che accomuna tutti gli operatori nei processi, ciascuno nella fedeltà al proprio ruolo, è la ricerca della verità, che non si riduce all’adempimento professionale, ma è da intendersi come espressione diretta della responsabilità morale

    Oltre le esigenze della sola giustizia

    Bisogna “andare oltre le esigenze della sola giustizia, per servire nella misura del possibile il bene integrale delle persone, senza stravolgere la propria funzione ma esercitandola con pieno senso ecclesiale”, esorta ancora Leone. E auspica che il “servizio alla verità nella carità” dei tribunali ecclesiastici venga apprezzato “da coloro che chiedono il giudizio sulla loro unione matrimoniale”, ma anche “da chi è accusato di aver commesso un delitto canonico, da chi si considera vittima di una grave ingiustizia, da chi rivendica un diritto”.

    I processi canonici devono ispirare quella fiducia che proviene dalla serietà professionale, dal lavoro intenso e premuroso, dalla dedizione convinta a ciò che può e deve essere percepito come una vera vocazione professionale

    Agire secondo deontologia

    Il Papa domanda pure “un retto e tempestivo esercizio delle funzioni processuali”, perché “è un cammino che incide sulle coscienze e sulle vite”. “Tutti gli operatori di giustizia devono agire secondo una deontologia, che va studiata e praticata con cura”. In questo senso, “uno stile ispirato alla deontologia” deve permeare il lavoro degli avvocati quando “assistono i fedeli nella difesa dei loro diritti, tutelando gli interessi di parte senza mai oltrepassare quanto in coscienza si ritiene giusto e conforme alla legge”.

    I promotori di giustizia e i difensori del vincolo sono cardini nell’amministrazione della giustizia, chiamati per la loro missione a tutelare il bene pubblico. Un approccio meramente burocratico in un ruolo di tale importanza recherebbe un pregiudizio evidente alla ricerca della verità

    I giudici, operatori di pace

    Una parola, da parte del Papa, anche ai giudici, “chiamati alla grave responsabilità di determinare il giusto, che è il vero”: “Giustizia e pace mirano al bene di ciascuno e di tutti, per questo esigono ordine e verità. Quando una è minacciata, entrambe vacillano; quando si offende la giustizia, si mette a repentaglio anche la pace”. In questo senso il giudice diventa “operatore di pace” che contribuisce a “consolidare l’unità della Chiesa”.

    Il contraddittorio, strumento indispensabile per verità e giustizia

    Infine, un cenno al tema del contraddittorio nel processo giudiziale che, di per sé, non è “una tensione tra interessi contrastanti”, bensì “strumento indispensabile” per discernere verità e giustizia in un caso. Il contradittorio “è un metodo dialogico per l’accertamento del vero”.

    L’esperienza giuridica maturata testimonia il ruolo imprescindibile del contraddittorio e l’importanza decisiva della fase istruttoria

    Il giudice, mantenendo “indipendenza” e “imparzialità”, dovrà quindi “dirimere la controversia secondo gli elementi e gli argomenti emersi nel processo”.

    Non osservare questi basilari principi di giustizia – e favorire una disparità ingiustificata nella trattazione di situazioni simili – è una notevole lesione al profilo giuridico della comunione ecclesiale

    fonte: vaticannews

    News correlate

    Leone XIV: La Parola è una "Stella Polare" contro il buio della storia

    Tra teologia e cronaca: il Papa invita a riscoprire la Parola di Dio come forza dinamica per la Chiesa. Al centro dell’udienza anche il fermo monito contro l’antisemitismo e la vicinanza al Mozambico, travolto da inondazioni e colera. Un richiamo alla responsabilità.

    Oltre il ricordo della Shoah: il "Mai Più" dei Papi contro l’Antisemitismo

    In occasione del Giorno della Memoria, Papa Leone XIV riafferma la ferma condanna della Chiesa verso ogni forma di antisemitismo. Un lungo filo rosso lega il magistero dei Pontefici, da Pio XII a Francesco, in un richiamo costante alla vigilanza affinché l’orrore della Shoah non si ripeta mai più.

    Il Papa: divisioni nella Chiesa rendono opaco il volto di Dio, una sola voce per la fede

    Celebrando il 25 gennaio nella Basilica ostiense i secondi Vespri nella solennità della conversione di San Paolo, Leone XIV ricorda che la missione dei cristiani di oggi è annunciare Cristo e avere fiducia in lui.

    Il Papa ai media cattolici: ricercare la verità da offrire anche a chi non crede

    In un messaggio letto a Lourdes in occasione delle Giornate di san Francesco di Sales, Leone XIV esorta i comunicatori cattolici a “tornare alle ragioni del cuore, alla centralità delle buone relazioni e alla capacità di avvicinarsi agli altri, senza escludere nessuno”.

    Il Papa: per conoscere Dio dobbiamo accogliere "l'umanità integrale" di Gesù

    All’udienza generale, Leone XIV prosegue la riflessione sulla Costituzione conciliare "Dei Verbum" invitando a guardare a Cristo non come “canale di trasmissione” di concetti intellettuali, ma attraverso la sua sensibilità e le sue percezioni della realtà.

    Giornata del malato, Leone XIV: l'amore non è passivo, si prende cura dell'altro

    Papa Leone XIV, nel messaggio per la 34.ma Giornata Mondiale del Malato (11 febbraio), critica la "cultura della fretta" e invita a farsi prossimi con compassione. Un richiamo alla solidarietà che in Ticino unirà spiritualità e impegno civile, verso la Giornata Svizzera del 1° marzo.

    News più lette