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  • Davide De Lorenzi

    Davide de Lorenzi, docente: oggi scuola e famiglia non sono sole

    «Una volta nella scuola non c’erano tutte le figure educative che abbiamo oggi, il docente cercava di arrangiarsi: oggi la situazione è cambiata». Davide de Lorenzi, insegna alle scuole Medie cantonali da 23 anni; dal suo osservatorio ha visto cambiare sia il «pianeta» giovani, sia il ruolo della scuola che oggi «è fondamentale anche per la trasmissione di certi valori e per accompagnare i ragazzi nel loro benessere».

    Prof. De Lorenzi, a scuola quanto riuscite ad intercettare il malessere dei giovani? Dipende, il docente spesso può fare da antenna a certi casi problematici, come anche i consigli di direzione, ma soprattutto i docenti di sostegno che in gran parte hanno una formazione psicologica. Loro sono i primi che intervengono e invitano a confidarsi: il più delle volte in questo primo intervento si percepisce che alle spalle c’è una situazione delicata. Spesso poi sono malesseri risolvibili che fanno parte dell’età, ma è chiaro che quando emerge una situazione di disagio e di sofferenza ci sono delle figure esterne che vengono coinvolte tramite il capo equipe di sostegno psicologico. A questo punto è importante dare un nome al disagio: se emergono disturbi dell’alimentazione, ad esempio, ci sono dei centri specifici; in altri casi vengono coinvolti i servizi sociali e addirittura in certe circostanze la scuola è obbligata a segnalare il caso alle autorità di protezione. Da un disagio si può venire a conoscenza di situazioni familiari difficili. Spesso non è semplice cogliere quello che c’è sotto all’iceberg, ma la scuola e le famiglie non sono sole.

    Come stanno i giovani?

    Oggi i giovani hanno delle capacità che qualche anno fa non avevano e hanno competenze sociali estremamente complesse. Però dall’altra parte sembra che sia stata rubata loro la prima adolescenza. Già alle elementari hanno il cellulare, uno strumento potentissimo e troppo complesso per la loro età. Col Covid, inoltre, qualcosa è cambiato, tanto che alcuni di loro escono meno e fanno una vita sedentaria. Quella giovanile è una realtà complessa; è difficile far fronte alle esigenze di tutti, anche se a scuola cerchiamo di aiutarli a crescere e di dare loro delle risposte e delle possibilità.

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