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  • Il gruppo di donne promotrici del

    Dieci donne per la Diocesi di Lugano: "Eccoci, manda noi!"

    di Laura Quadri

    «Eccoci, manda noi!» si legge sul frontespizio di un dossier che una decina di donne ha consegnato personalmente nelle mani di mons. De Raemy in occasione della Giornata internazionale della donna. Al suo interno vi sono i loro nomi con recapiti e le loro relative competenze che spaziano dall’insegnamento al giornalismo, dall’ambito sanitario a quello giuridico e oltre. Un gesto simbolico per porre l’attenzione sul fatto che sono ancora troppo poche le donne che rivestono posti di responsabilità all’interno della Chiesa e con cui le donne hanno voluto comunicare alla diocesi che anche qui vi sono donne preparate che potrebbero dare un importante contributo se fossero «viste» e riconosciute.

    Ne parliamo con Chiara Valsangiacomo, oggi in pensione e che si è occupata per molti anni dell’insegnamento della religione nelle scuole medie, specializzandosi poi con il tempo nella didattica per gli allievi delle Scuole speciali. Oggi sente come sua vocazione quella di farsi «prossima» di persone in difficoltà o, come dice lei, che vivono sulla «soglia». Da qui anche il desiderio di aderire al progetto e di dire il suo sì, perché se «formalmente l’idea del dossier è nata dalla voglia di rendere possibile e attuabile una maggiore responsabilità delle donne nella Chiesa locale, l’ispirazione di fondo viene dall’invito del Papa stesso che ha chiesto di studiare criteri e modalità nuove affinché le donne si sentano pienamente partecipi nella vita sociale ed ecclesiale. I passi avanti compiuti ci hanno spinte a realizzare un piccolo strumento che segni la nostra volontà di metterci a disposizione» ci racconta.

    Una possibilità di confronto

    «Personalmente ho aderito a questo gruppo di donne, nato all’interno dell’Unione femminile cattolica ticinese (UFCT), perché mi permetteva di avvicinare una questione che finora era stata per me solo un’intuizione; sentivo di avere bisogno di uno spazio in cui riflettere sulla posizione e sul contributo della donna nella Chiesa, posizione che percepivo di secondo piano e contributo ancora da scoprire pienamente. L’incontro con le illuminanti riflessioni di molte teologhe mi ha aperto dei mondi».

    Nuove forze a disposizione

    Scorgiamo nelle sue parole attesa e voglia di mettersi in gioco: «Ci aspettiamo di essere in futuro interpellate dal vescovo laddove si tratti di scegliere dei candidati per delle nuove iniziative, nuove associazioni, ad esempio e che si pensi a guardare al mondo femminile, alle competenze messe a disposizione, anche qui in Ticino». E sottolinea: «È un’iniziativa anche un po’ provocatoria: è da tempo che si parla della presenza e riscoperta femminile nella Chiesa: vogliamo dire che ci siamo, mostrare delle risorse che forse non sono ancora state viste e la provocazione è quella di osare, di fare il passo e di dire: “Chiamateci”».

    Un’esperienza sinodale

    A spingere queste donne a mettersi in gioco è anche l’esperienza del Sinodo: «Il progetto ha sicuramente una radice sinodale molto forte. Il Sinodo ha infatti messo al centro una Chiesa che attualizzi sempre di più l’essere Popolo di Dio, quindi non più verticistica ma con un gran vissuto di partecipazione. La nostra speranza è che il nostro “book” in futuro continui ad ampliarsi e che ai nostri nomi se ne aggiungano presto molti altri e che tante altre donne si sentano interpellate dalla nostra iniziativa. L’invito, quindi, si rivolge a qualsiasi donna che senta il desiderio di partecipare attivamente alla vita della Chiesa e sia interessata ad aderire a una riflessione sul suo ruolo. Invitiamo anche chi lo desidera a venirci a conoscere durante una delle nostre iniziative, in particolare gli incontri previsti per la primavera a Lugano e che abbiamo intitolato “Piccola Scuola di Vite risvegliate di donne e uomini” (vedi box). Sono momenti in cui ci troviamo, cerchiamo di formarci e di aiutarci ad aprire il nostro sguardo sulla vita ecclesiale».

    In ascolto della società

    Incontri che vorrebbero poi sfociare in ulteriori iniziative: «Stiamo lavorando per creare uno spazio di ascolto per persone che desiderino parlare a cuore aperto del loro vissuto. Le donne spesso hanno alle spalle esperienze di fatiche, di difficoltà, di rinunce che possono essere campo fertile per l’ascolto sincero. Così il nostro compito vorrebbe essere quello di offrire momento di ascolto non giudicante. È un progetto su cui stiamo lavorando concretamente e che ci rafforza. Per questo è importante proseguire: per poter essere donne che oltre a “risvegliare” loro stesse “risveglino” anche la società».

    Domani a «Chiese in Diretta», alle 8.30 su Rete Uno, un approfondimento.

    I prossimi incontri con l’Unione femminile

    Il progetto della «Piccola Scuola per vite risvegliate di donne e uomini», prevede diversi momenti di incontro, sempre il sabato mattina al Centro pastorale S. Giuseppe a Lugano dalle 9.30 alle 12: il 15 marzo con Paola Bignardi, «La fuga delle quarantenni: a qualcuno importa?»; il 12 aprile, con Patrizia Cattaneo e Valentina Anzini, «Donne e sinodo. Novità?!»; il 10 maggio con Irma Bertocco, «La Parola di Dio ribalta comprensioni e chiede aperture. Il Cantico dei Cantici» e infine in data da definire, con Cristina Arcidiacono, «Femminile e maschile. Ripensare i linguaggi e decostruire gli stereotipi». Info: ufct@unionefemminile.ch.

    Nella foto il gruppo promotore. Da sinistra: Maddalena Ermotti, Rita Bertoldo, Brigita Songailaité, Angjellushe Stafa, Patrizia Cattaneo, Corinne Zaugg, Chiara Valsangiacomo, Emma Gabriele, Gracemarie Bricalli.

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