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  • A Moncucco di Lugano i festeggiamenti per i 125 anni di presenza delle suore

    di Laura Quadri

    Un anniversario per ricordarci che prendersi cura, ogni giorno e con costanza, di chi ci circonda e soprattutto di chi soffre, è possibile. Alla Clinica Moncucco, questa presenza attenta e amorevole è garantita da 125 anni a questa parte dalle Suore Infermiere dell’Addolorata. Per festeggiare il traguardo, oltre agli eventi previsti oggi, è stata allestita negli spazi della cappella ospedaliera, la mostra «Mi prendo cura», con i dipinti di Rinaldo Invernizzi, artista e parrocchiano di Castagnola, in cammino verso il diaconato.

    Dal buio alla luce

    «La prima cosa che ho voluto fare quando don Sergio Carettoni, cappellano della Clinica e Suor Roberta Asnaghi mi hanno chiesto di realizzarla – racconta – è stato quello di andare nelle camere dei malati e osservare la loro quotidianità. Le suore mi hanno poi chiesto esplicitamente che nei quadri si ritraessero i gesti che curano: mani che stringono, accarezzano. Mentre a don Sergio devo una delle idee per la disposizione dei colori: in basso, nel dipinto, deve esserci il buio, quel buio che a volte nella malattia ti toglie la voglia di alzarti. Inoltre ho scelto di lavorare con pochi colori fortemente simbolici come per esempio l’oro che rimanda all’eternità e dunque alla risurrezione. È perlopiù collocato nelle parti alte del quadro: è quando il malato alza lo sguardo e decide di alzarsi, ma anche nei piedi del malato, per mostrare il germe di eternità che già alberga in lui».

    Un altro elemento che notiamo nei dipinti è la presenza del tipico letto ospedaliero dalla spalliera in metallo e il triangolo, chiamato in gergo «potenza». «Sono simboli, per l’appunto, potenti: al triangolo si aggrappa il paziente allettato per rialzarsi e può essere visto al contempo come un’allusione alla Trinità».

    Un altro simbolo importante, scelto da Invernizzi, è quello del cuore, «che è simbolo prediletto nella spiritualità delle suore e della loro fondatrice, che si rifà alla spiritualità di S. Francesco di Sales».

    Per l’occasione Invernizzi ha fatto anche realizzare un cuore in vetro di Murano che verrà esposto accanto ai quadri.

    L’elemento del cuore ricorda l’opera di assistenza ai malati, ma è anche un modo per ricordare lo spirito iniziale, quando il 24 giugno 1900, tre Suore comasche accompagnate dalla Madre Giuseppina Pozzi arrivarono a Lugano portando con sé il carisma della Beata Giovannina Franchi, loro fondatrice: curare gli infermi ma «con gran cuore». Da allora, per 125 anni, le suore hanno offerto assistenza spirituale e corporale ai malati, agli anziani e ai bisognosi, alle persone sole e ai poveri. «Sono passati 125 anni da quando abbiamo iniziato la nostra missione a Lugano, poi anche alla casa Ricordone (asilo dei ciechi) e dal 1962 al 2008 alla Clinica S. Rocco: un tempo lungo, fatto di passi silenziosi e mani operose, di preghiera nascosta e gesti di un amore concreto. In ogni stanza d’ospedale, in ogni casa visitata, in ogni volto curato, il carisma di Madre Giovannina Franchi ha preso vita e vive ancora oggi», ci testimoniano.

    I festeggiamenti

    Questo importante traguardo sarà ricordato domani con alcuni momenti speciali: alle 9 l’inaugurazione della mostra; a seguire la Lectio storica: «L’arrivo a Lugano delle Suore Infermiere dell’Addolorata di Como: la memoria di donne operose con una storia feconda di carità» di don Carlo Cattaneo, archivista diocesano. Alle 10.30 la S. Messa presieduta dal card. Oscar Cantoni. Correda la mostra un bel catalogo, con gli interventi di don Giacomo Cardinali, Vice Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, Mara Hofmann e Liliane Tami, assieme all’imprimatur dato dalla Pontifica Accademia per la Vita.

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