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    Festival della dottrina sociale del 9 e 10 dicembre a Massagno: chiesa e società insieme, a favore di una cultura di pace

    di Cristina Vonzun

    Arriva anche quest’anno in Ticino, puntuale da tre edizioni, il Festival della dottrina sociale, un grande evento che coinvolge la Chiesa in Italia e quella nella Svizzera italiana. L’appuntamento, promosso dalla Rete Laudato si’ della Svizzera italiana, è in programma il 9 e 10 dicembre a Massagno (per gli eventi: vedi sotto). Il tema è attuale e struggente: la pace. Un’utopia in questo mondo? Il Papa nel suo messaggio al Festival dichiara - senza mezzi termini - che è in corso la «terza guerra mondiale» (neppure più «a pezzi»). Del tema e del programma dell’edizione ticinese parliamo con il prof. Markus Krienke della Facoltà di teologia di Lugano, co-organizzatore dell’evento.

    «Siamo in una stagione di grandi conflittualità», ha scritto il Papa nel messaggio al Festival. Prof. Krienke, la fiducia è sparita oggi? Non dovrebbe essere un atteggiamento naturale nell’uomo?

    La fiducia di per sé dovrebbe essere naturale ma nella realtà spesso non lo è. Lo si vede nel periodo post-pandemico. Proprio nell’Enciclica scritta in questo periodo, la «Fratelli tutti», papa Francesco afferma che la caratteristica di questi tempi è un oscuramento delle relazioni che ha come conseguenza la difficoltà a ricostruirle. Se è vero che prima della pandemia le relazioni erano fragili, adesso non c’è solo l’eredità della precedente fragilità, ma anche una vera e propria crisi della fiducia, di cui un primo riscontro evidente - ad esempio - è a livello economico.

    Eppure, il bisogno di relazioni buone, di fiducia c’è. Pensiamo alla recente consultazione sinodale in Ticino, da cui questo anelito emerge forte…

    Infatti, mai come oggi, tutti ci rendiamo conto dell’essenzialità di curare le relazioni. I nostri sistemi liberali, senza una fiducia alla base, non funzionano. La fratellanza, di cui il Papa parla nell’Enciclica, è proprio il contributo che il pensiero sociale della Chiesa - e indirettamente anche il sinodo - può dare al funzionamento della società.

    Nella Svizzera italiana il Festival vuole concretizzare il tema della pace. Avete invitato relatori esperti in campi diversi: la giustizia, la letteratura, l’educazione, il cinema e altri ancora. Costruire la pace è una questione complessa?

    La pace si costruisce insieme, con l’apporto di qualsiasi ambito, professione e realtà sociale. I nostri ospiti non porteranno un’elaborazione teoretica ma un’esperienza pratica. Per questo, le singole unità del programma non sono elaborate come teorie, ma riflessioni che rielaborano esperienze.

    Quali esperienze proponete?

    Non solo quelle di alcune persone che hanno vissuto la guerra (ci saranno infatti dei testimoni), ma anche contenuti pratici: l’esperienza di giuristi confrontati nel loro lavoro con la guerra e la pace, quella di educatori che devono affrontare questa tematica con i giovani, i datori di lavoro che hanno fatto questa esperienza in quelle realtà complesse che sono quelle produttive e industriali, gli scrittori che raccontano questi temi. Tutti cercheranno di rispondere e confrontarsi sulla concreta incidenza del tema «guerra e pace» nella loro realtà. Un insieme di prospettive diverse e concrete che ci auguriamo offrano un contributo reale alla pace.

    Tante voci invitate al Festival vengono dalla Svizzera italiana. Come mai, su un tema che sembrerebbe lontano - noi non siamo infatti un Paese in guerra - avete privilegiato voci locali?

    Lo scopo è di lavorare per una cultura della pace in tutti i luoghi, anche dove apparentemente questa esiste. La pace, infatti, non è mai acquisita una volta per tutte, ma è piuttosto un modo di vivere e pensare che va continuamente alimentato e diffuso. Anche dal Ticino può partire un appello forte alla pace.

    Il Festival prevede anche una visita in alcune scuole per spiegare agli allievi il contributo del pensiero sociale cattolico alla pace. Qual è, in estrema sintesi, il punto di forza di questo pensiero?

    La pace è una realtà senza alternativa. La pace non va costruita accettando la guerra come un mezzo per realizzarla o come un male indispensabile. Queste, semmai, sono argomentazioni politiche, ma la forza della dottrina sociale cattolica è di indicare unicamente la giustizia come mezzo per la pace, ribadendo così che la pace si costruisce grazie alla strada della giustizia. Qui aggiungo che la Chiesa non dice «no» alla legittima difesa, perché la pace in senso cristiano non è il pacifismo, non è una pace a tutti i costi che potrebbe degenerare in un’indifferenza, causa successiva di grosse ingiustizie e forse di una nuova guerra.

    Il Festival nella Svizzera italiana tiene aperto lo sguardo anche alle grandi questioni internazionali: ci saranno dei testimoni diretti della guerra, ci sarà il documentario di Piero Badaloni sulle risorse idriche del globo. Perché le aperture mondiali sono indispensabili?

    La dinamica specifica del Festival della dottrina sociale è questa: connettere il territorio, la nostra realtà della Svizzera italiana con la dimensione globale delle domande, perché ognuno, nella propria realtà, ha il compito di realizzare una dimensione della pace mondiale.

    A Massagno, venerdì 9 e sabato10 dicembre tanti incontri e un film

    Venerdì 9 dicembre inizia a Massagno presso il Cinema Lux, con il titolo «La pace in un mondo di guerra: temi, tesi, testimonianze», la terza edizione del Festival della Dottrina sociale nella Svizzera italiana. Il Festival, che è un evento pubblico, gratuito e soprattutto aperto a tutti indipendentemente dalla propria fede, origine e convinzione politica, intende riflettere sull'importanza della pace oggi. Dopo i saluti istituzionali alle 18.30, di Giovanni Bruschetti, sindaco di Massagno, del Consigliere di Stato Christian Vitta e del vescovo Alain de Raemy, ci sarà un input biblico del prof. Ernesto Borghi (ABSI). Successivamente prenderà la parola Piero Badaloni, giornalista, già Presidente della Regione Lazio e autore del film documentario «La Grande Sete» prodotto da Land Comunicazioni in collaborazione con l’organizzazione di volontariato «Ho avuto sete», che verrà proiettato in sala alle 19.30, a cui seguirà una tavola rotonda condotta e moderata dal prof. Krienke (Rete Laudato si’) con: Piero Badaloni, il prof. Paolo Bernasconi, Membro onorario CICR, Monica Piffaretti, giornalista e scrittrice, Bianca Maria Martellini Bianchi, Co-Presidente della Federazione delle Associazioni Femminili Ticinesi Plus (FAFTPlus) e Andrea Ballestrazzi, co-fondatore di «Ho avuto sete», organizzazione co-produttrice del film. Sabato 10 dicembre, in occasione della Giornata mondiale dei diritti umani, gli incontri si svolgono con ritrovo alle 8.30 presso l'Aula Magna delle Scuole elementari di Massagno. Dopo il video-messaggio del Papa in occasione del Festival, il programma prevede: alle 9.30 la voce dei testimoni di guerra, con la giornalista Maria Acqua Simi e i rappresentanti delle Comunità afghana, eritrea e curda; alle 10.30 voci da un mondo di pace e di guerra, con il prof. Krienke e diversi partecipanti, sia in presenza che in collegamento da diversi continenti e con Alexander Widmer, della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), Daria Lepori («Azione Quaresimale») e don Giuseppe Zhang, della casa di spiritualità «Monte Fiolo»; tra i partecipanti in remoto padre Bernardo Cervellera, missionario del PIME. Alle 11.30 la «voce degli Autori», con Andrea Bertagni che dialoga con il vignettista e grafico Lulo Tognola e le scrittrici Olimpia De Girolamo e Stella N'Djoku; alle 14.10 la «voce del diritto internazionale», con Peter Schiesser che converserà con Dick Marty e la prof. Cecilia Sanna; alle 15.10 la «voce degli imprenditori», con Vieri Parmantier, di UCIT, che animerà una interessante discussione sulle conseguenze della guerra sull'economia locale e di esportazione a cui parteciperanno Samuele Lombardini, Rosy Falcone e Carlo Fontana. Alle 16.10 la «voce dei docenti e della scuola»: «È possibile educare alla pace e alla nonviolenza?». Con Elena Bernasconi-Tabellini, formatrice certificata dal Centro Internazionale di Comunicazione Nonviolenta, Giovanni Cianni, docente di diritto presso l’Istituto Elvetico, don Marco Dania, docente SE, Anna Grandi, già dirigente scolastica, per l’Unione cattolica femminile ticinese, Candice Mondada, docente SM e presidente di «Empa-ti», Paolo Scascighini, vicerettore del Collegio Papio, Cristina Vonzun, docente SMS. In conclusione, ci sarà una tavola rotonda sul tema «Quale speranza per la pace in un mondo di guerra?» con Dick Marty (già Magistrato), Olimpia De Girolamo (scrittrice), Daria Lepori (Azione Quaresimale) e Elena Bernasconi-Tabellini.

    Per il programma completo e tutte le informazioni per le iscrizioni

    Gli organizzatori

    Il Festival della dottrina sociale è organizzato nella Svizzera italiana dalla Rete Laudato si’, una realtà nata nel 2020, a 5 anni dalla pubblicazione dell’omonima enciclica del Papa . La Rete riunisce una quindicina di associazioni della Svizzera italiana ispirate ai principi evangelici. Il loro scopo è coordinare idee e sforzi a favore di uno sviluppo sostenibile e integrale, ancorandoli nella realtà locale.

    Ascoltare anche la trasmissione RSI Rete Uno "Millevoci" dedicata a questa iniziativa: Costruire la Pace

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