Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
Advertisement
  • La pace

    Gabriele Nissim: «È sempre più necessario l’impegno di tutti per una diversa narrazione del conflitto in Medio Oriente»

    di Gabriele Nissin, scrittore e presidente della Fondazione Gariwo

    È tempo di cambiare radicalmente il modo di rapportarci al conflitto in Medio Oriente. In questa guerra ci sono due sconfitti: gli israeliani e i palestinesi, per il terribile e inutile bagno di sangue, ma anche perché ancora oggi non si vedono leader che pongano all’ordine del giorno la necessità della pace e di un compromesso territoriale. Ne aggiungerei però un terzo. Siamo noi spettatori che non siamo stati capaci di svolgere un ruolo propositivo di mediazione. Anzi, anche se non ce ne rendiamo conto, abbiamo introdotto nel dibattito pubblico posizioni estreme contrapposte che, se ci trovassimo su un campo di battaglia, ci porterebbero a prendere le armi gli uni contro gli altri.

    Oggi, pur nella varietà delle posizioni, ci sono due partiti che fanno un tifo unilaterale per una delle parti in causa contro l’altra. Chi denuncia i massacri di Gaza e si erge a difensore dei diritti dei palestinesi, rimuove i pogrom e gli stupri del 7 ottobre assieme alla sorte degli ostaggi e tace sulle politiche di Hamas, degli Hezbollah e dell’Iran, e persino confonde gli ebrei italiani con gli israeliani. Chi, invece, difende il diritto alla sicurezza di Israele rimuove totalmente la volontà annessionistica della destra israeliana che, in modo speculare ad Hamas, sogna lo Stato ebraico dal Giordano al mare e non si pronuncia sulla catastrofe umanitaria di Gaza.

    Non ce ne accorgiamo, ma questa guerra ha effetti negativi su di noi e inquina il nostro modo di pensare. Essere europei significa custodire e diffondere ovunque alcune idee fondamentali: la pace e la non violenza nei rapporti politici, il valore della democrazia e del dialogo, la difesa dei diritti dell’uomo e della sovranità delle nazioni mai a scapito degli altri, il principio della sacralità della vita per ogni essere umano in qualsiasi circostanza si trovi. Ebbene, in questo conflitto questi valori da diffondere sembrano evaporare da un giorno all’altro.

    [....]

    In questo conflitto è venuto a mancare quello che, in termini calcistici, il compianto direttore della Gazzetta Candido Cannavò aveva chiamato “tifo positivo”, cioè quando in una partita di calcio non si tifa per la distruzione dell’altra squadra, ma per l’amicizia e il bel gioco. Invece di tifare per i guerrieri che auspicano la vittoria definitiva sul nemico, ci si dovrebbe schierare con coloro che, all’interno dei campi contrapposti, sono capaci di superare la propria appartenenza e che, guardando alla propria comune umanità, sono capaci di creare amicizie politiche e pratiche di pace e di dialogo; persino prodigandosi per salvare coloro che sono dipinti come nemici. Pensiamo agli arabi israeliani come l’autista Youssef Ziadna, che ha salvato trenta israeliani durante il rave Nova del 7 ottobre, o ai medici israeliani che in tutti questi anni hanno continuato a curare i bambini di Gaza, oppure ai palestinesi e israeliani che vivono nel villaggio di Neve Shalom Wahat al-Salam e che cercano di dimostrare da quarant’anni che la convivenza è una possibilità concreta e fattibile.

    Sono costoro con le proprie esperienze positive che hanno in mano le chiavi della pace e della conciliazione. Per due motivi. Qualsiasi possibile soluzione al conflitto, che sia la costruzione di due Stati amici e non più contrapposti, di una Federazione israeliano-palestinese o persino di un utopico Paese con una cittadinanza comune, non si può basare su una imposizione militare, ma necessita di un lungo lavoro dal basso che crei le condizioni della fiducia reciproca.

    [...]

    Leggi il commento completo pubblicato da "Il Segno" su www.chiesadimilano.it

    News correlate

    Mendrisiotto: raccolti 55mila franchi in parrocchie e gruppi per Gaza

    La cifra è frutto della colletta natalizia proposta dal vicariato. Il ricavato è stato inviato al patriarca latino di Gerusalemme Pizzaballa, insieme ad una lettera di accompagnamento del vescovo Alain. La soddisfazione di don Ministrini che ringrazia. Qui c'è il conto per chi vuole ancora donare.

    Terra Santa, tra ferite e speranza: il racconto di chi è rimasto

    Grazie alla voce di Miryam Bianchi produttrice del Centro Media della Custodia riviviamo i momenti più intensi di questo Natale in Terra Santa. Prosegue anche la Colletta della Diocesi di Lugano per la popolazione locale. Dalle Parrocchie del Mendrisiotto donati oltre 50 mila franchi.

    La Luce della Pace di Betlemme arriva anche in Ticino

    La Luce della Pace di Betlemme è arrivata a Lugano il 14 dicembre, portando anche in Ticino un simbolo di pace e speranza. Diffusa in oltre 30 Paesi, ricorda il vero significato del Natale e sostiene iniziative per persone con disabilità.

    Arriva la luce della Pace a Lugano

    Domenica 14 dicembre alle 17 arriva la Luce proveniente dalla Grotta della natività di Betlemme. L'oratorio e la parrocchia di Lugano propongono diversi momenti durante tutta la giornata per accompagnare il significativo appuntamento che in Svizzera accade per la 33esima volta.

    Il Ticino apre le porte ai bambini feriti di Gaza. Il Papa invia 5mila antibiotici

    Mentre la Confederazione coordina l’arrivo in Svizzera dei bambini feriti nella Striscia di Gaza, il Ticino si prepara ad accoglierne alcuni al San Giovanni di Bellinzona. Intanto Papa Leone XIV invia 5mila antibiotici ai piccoli di Gaza, segno concreto di vicinanza e speranza.

    Il vescovo Alain rilancia l'appello del Papa a pregare per la pace

    De Raemy chiede che la giornata di preghiera di venerdì 27 ottobre indetta dal Papa sia sottolineata nelle celebrazioni in Ticino di quel giorno è che si preghi per la pace anche nelle messe di domenica 29 ottobre

    News più lette