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    Grecia: Incontro World Student Christian Movements. Per una società rinnovata e accogliente

    «Una straordinaria opportunità per giovani provenienti da ogni parte dell’Europa, di tradizioni cristiane diverse, per incontrarsi e per riflettere insieme su come costruire una società in grado di valorizzare le differenze secondo i valori cristiani»: questo il bilancio conclusivo del convegno ecumenico Humanity Reclaimed: Youth Perspectives on Diversity on Inclusion, che si è tenuto nei giorni scorsi a Salonicco.

    L’incontro, promosso dalla sezione continentale della World Student Christian Movements (Wscf), è stata l’occasione, spiegano gli organizzatori, «per riflettere, discutere e per pregare, in modo da approfondire il significato della diversità e dell’inclusione in Europa alla luce della testimonianza cristiana che deve guidare i giovani nella costruzione di una società nuova».

    Soprattutto, il convegno ha consentito ai partecipanti di valutare, partendo dalla condivisione di esperienze locali, quanto deve essere ancora fatto per superare le barriere che, in tanti luoghi, impediscono l’inclusione delle minoranze nella società. Infatti, nonostante l’impegno delle Chiese, le barriere sembrano moltiplicarsi e impoveriscono la società europea. Una situazione a cui i giovani però non si rassegnano, proponendo nuove politiche, ispirate al Vangelo.

    In questa prospettiva, a Salonicco si è parlato della necessità di approfondire il tema dell’inclusione, del simbolismo delle frontiere come elemento da considerare alla luce dei nuovi equilibri geopolitici in Europa, dell’importanza del ruolo della cultura. Nel convegno, che si è articolato in workshop, conferenze pubbliche e piccoli gruppi di lavoro, ampio spazio è stato dedicato anche alla conoscenza di programmi ecumenici, già attivi, con i quali i cristiani sono concretamente impegnati «nell’integrazione dei rom, dei rifugiati e delle minoranze nelle comunità locali», in modo da offrire degli esempi concreti dai quali partire. In questa prospettiva, particolarmente importante è stato il confronto sugli strumenti necessari per difendere quei diritti essenziali, senza i quali non è possibile «promuovere la riflessione sulla diversità e incrementare l’inclusione degli oppressi e degli emarginati». Ed è emerso che spesso, anche tra i giovani, si stia perdendo il rapporto tra la testimonianza della fede e la dimensione umana della società, attribuendo la responsabilità a fattori esterni, come le scelte politiche delle istituzioni nazionali e continentali. Per la Wscf si tratta di una lettura inaccettabile, dal momento che la perdita di tale rapporto dipende anche dalla carenza di risposte ecumeniche adeguate alle sfide della società europea, come l’accoglienza dei migranti e la condanna della guerra.

    (Osservatore Romano)

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